Creato da nina.monamour il 11/06/2010
 

Il Diavolo in Corpo

Di tutto e di piu'.....

 

 

Bocciatura ed espulsione immediata..

Post n°8719 pubblicato il 17 Giugno 2019 da nina.monamour





L'altro giorno, al termine delle lezioni in un Istituto di Viareggio, è successo un fatto di una gravità estrema. Una gatta, da mesi adottata dalla scuola e abitualmente accudita da tutto il personale scolastico e dagli studenti, è stata fatta volare giù dal secondo piano dell'edificio, in quello che sembra un gioco scriteriato ma si configura a tutti gli effetti come un reato ( 544 ter c.p) e che va in ogni caso contro ogni convinzione etica e civica di tutti coloro che gravitano intorno a questa scuola; docenti, dirigenza, collaboratori, segreteria, ragazzi e famiglie che, nelle sue rappresentanze (Collegio Docenti e Consiglio di Istituto), condannano senza appello questo gesto inqualificabile, incivile e violento.

Per lo stesso motivo il Consiglio d'Istituto, a partire dalla componente dei Rappresentanti eletti dagli studenti, chiede a ciascuno la massima collaborazione perché vengano alla luce informazioni certe, ed un'assunzione di responsabilità che permetta di risalire al o ai responsabili in maniera che siano sanzionati nella maniera più opportuna.

L'Istituto è determinato nel fare chiarezza sull'accaduto, al punto che, nonostante sia terminata l'attività didattica, se non fossero atti dovuti e obbligatori si era pensato anche di sospendere gli scrutini delle classi.

 
La gatta  è stata portata d'urgenza in un gabinetto veterinario da una docente, non ha ossa rotte ma una febbre molto alta con respiro affannato, sembra come conseguenza dello spavento.

Questo è il risultato di un'educazione scellerata di genitori idioti che crescono figli viziati; questi (se possiamo chiamarli criminali, non so se è riduttivo) hanno la segatura al posto del cervello e credono di avere il mondo nelle loro mani ma la realtà non è questa. Il problema è che poi questi dementi in un futuro non troppo lontano, andranno pure al voto.

 
 
 

L'arte di rappresentare i vizi e le virtù degli italiani...

Post n°8718 pubblicato il 15 Giugno 2019 da nina.monamour

 

 

Nasceva il 15 Giugno del 1920 Alberto Sordi un artista che, con i suoi 190 film ha raccontato l'Italia come nessuno ha mai saputo fare. Meglio di chiunque altro ha saputo interpretare pregi e difetti, vizi e virtù, drammi e contraddizioni, debolezze e disincanto di questo nostro Paese.

Ne è stato di volta in volta, vedovo, vigile, vitellone, detenuto, magistrato, mafioso, borghese, marchese, americano, medico, soldato, emigrante, seduttore, tassinaro e chissà quanti altri. Un simbolo, Albertone, che lascia nel cuore di tutti gli italiani e dei romani in particolare, un vuoto pressochè incolmabile

Regista, comico, cantante, doppiatore, compositore, sceneggiatore e, naturalmente, attore, Alberto Sordi si è sempre messo in gioco per poter offrire il proprio contributo nel mondo del cinema e, in generale, dello spettacolo.
Un amore viscerale che è stato largamente ricambiato dal pubblico italiano che ancora oggi continua ad apprezzare i suoi film e ridere alle sue battute che sono diventate dei cult della commedia all’italiana.

Per Alberto Sordi, figlio di un professore di musica e di una maestra, quella di esibirsi è sempre stata quasi un’esigenza e le sue prime performance risalgono addirittura agli spettacoli di marionette allestiti durante la scuola elementare.

Una "palestra" che negli anni seguenti è tornata utile al comico romano che ha “prestato” la sua voce ad Oliver Hardy, proprio che quell’Ollio che con Stanlio nel 1939 dava vita al celebre duo comico americano.

 


Per nulla orientato al "buonismo" Alberto Sordi è riuscito a portare sullo schermo personaggi “negativi" ma molto realistici e spesso orientati esclusivamente ad ottenere benefici e privilegi individuali. Quello che deriva da molti film è un atteggiamento inflessibile e arrogante con i deboli o i disagiati ma umile e accondiscendente con i potenti. Un’interpretazione sempre educata che non sfocia mai in comportamenti offensivi o volgari.

Brillante nelle interpretazioni individuali così come in “coppia” con altri colleghi anche più giovani, è sempre stato capace di realizzare delle scene indimenticabili. Professionista e professionale, infatti, l’attore non ha mai abusato della propria notorietà presentandosi come leale collega e stimato mentore.
La ribalta del cinema ha aperto ad “Albertone”, così come viene ancora ricordato dagli amici, le porte della televisione italiana; sarcastico e buono il conduttore è riuscito a dare prova della sua capacità comunicativa anche attraverso il piccolo schermo conquistando, dopo ogni sua performance, un ottimo share.

Resteranno dentro di noi i suoi personaggi, ora buffi, ora drammatici, spesso divertenti, a volte amari, così simili a noi, non solo romani, ma italiani tutti

Buon Compleanno Alberto..

 

 

 
 
 

Il mantra del problema culturale..

Post n°8717 pubblicato il 14 Giugno 2019 da nina.monamour

 

 

La rimozione di un massacro, quello delle donne, che non si ferma, non arretra, non finisce. Di fronte ad una strage inesauribile, che registra, tra l’altro, di anno in anno, l’abbassamento dell’età delle vittime, è ora di pretendere che le leggi vengano applicate davvero soprattutto in una società violenta, quella in cui viviamo, in cui il senso del possesso è amplificato anche dal “controllo” dei social.

Una denuncia per stalking non basta più, le aggravanti dei futili motivi, dell’essere consangunei, della particolare ferocia con cui vengono spesso compiuti questi omicidi, sono ormai troppo poca cosa in un’aula di giustizia.

Serve una legge "vera" contro il femminicidio, parola brutta, sgradevole anche da pronunciare, sicuramente sbagliata da un punto di vista giudiziario, "un omicidio è un omicidio e basta", è il refrain nelle aule di giustizia. Sarebbe così in un Paese in cui la violenza di genere fosse un problema serio, un Paese in cui, ad una donna che si rivolge ad un Commissariato di Polizia o ai Carabinieri perché il compagno la prende a sberle, non dovesse capitare di sentirsi rispondere "Signora, se ne torni a casa e prepari un bella cena a suo marito".

Antonietta Gargiulo, la donna di Cisterna sopravvissuta alla morte delle sue figlie ad opera del marito Carabiniere, aveva parlato, aveva avvertito di quell’uomo violento. Eppure, dopo la commozione, il pianto, i funerali, gli speciali in tv, la "rimozione" è intervenuta ancora una volta. In qualsiasi altra "categoria", ci vogliamo chiamare così?, si fosse verificata una mattanza di oltre cento persone l’anno, il problema avrebbe assunto i connotati di "caso nazionale".

Se uccidessero cento Metalmeccanici l’anno, cento Professori l’anno, cento Giornalisti, cento Netturbini, non parleremmo di allarme? Eppure 114 donne l’anno non bastano. E non bastano, tristemente, per il semplice fatto di essere donne in questo Paese.

I numeri della violenza servono solo ai pallottolieri dell’Istat o alle classifiche pubblicate sui giornali. Nel 2018 in Italia sono state uccise 114 donne (il 77,2 per cento nell’ambito familiare) e il 2019 non promette un trend diverso. Numeri che si vanno a ripescare ad ogni 8 marzo, ad ogni 25 novembre (Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne) ma poi, nel quotidiano, regna sempre l’assuefazione alla violenza, anticamera della rimozione.

Soprattutto quella verbale, ne è un esempio, l’irrilevanza che viene data alla declinazione al femminile degli incarichi delle donne, osteggiata anche da chi con le parole ci lavora. A partire dai Giornalisti che con troppa superficialità scrivono ancora "raptus di follia" di un padre-marito-compagno omicida il quale magari s’è portato l’alcol da casa per dar fuoco alla donna della sua vita, o che "la separazione è stata causa della violenza" quando è stata la violenza la causa della separazione.

Per non parlare del fatto che intitolare una strada ad una donna sia ancora una notizia, delle quote rosa in politica o delle teorie gender a scuola. Il mantra del "problema culturale" l’abbiamo introiettato, ma poi sono le stesse istituzioni culturali (salvo rare e magnifiche eccezioni) a girarsi dall’altra parte. Per quanto tempo ancora dovremo aver "paura" di affrontare un problema ormai enorme?

Ogni due giorni e mezzo viene uccisa una donna in Italia e con lei se ne va un pezzo di società, un pezzo di Paese, un pezzo di futuro, e il futuro di una ragazza di vent’anni non è negoziabile “per rimozione”.


 
 
 

La colpa è..

Post n°8716 pubblicato il 12 Giugno 2019 da nina.monamour

 

 

Cenerentola, Biancaneve e i sette nani, La Bella e la Bestia, La bella addormentata nel bosco, La Sirenetta, sono tra le favole più amate non solo dalle bambine, ma anche dalle ragazze, se non addirittura dalle donne che in esse si rispecchiano, magari proprio nei momenti più difficili, sperando che la loro vita abbia lo stesso felice epilogo.

Purtroppo il "E tutti vissero felici e contenti" non è appannaggio di tutte, questa cosa l'ho capita bene e consapevole del fatto che le idilliache storie d'amore narrate nelle favole non esistono e incentivata dalla mia povera nonna che in continuazione mi ripeteva di darmi da fare, vi darò una mia "interpretazione".

Le cinque favole sopra menzionate le citerò seguendo un punto di vista completamente diverso, le principesse orfane, bellissime, che sconfiggono la matrigna grazie all'aiuto di bestioline varie e, in omaggio, ricevono anche un principe sono solo stereotipi, mere stupidaggini! 

Dato che l'ennesimo appuntamento è andato a farsi friggere e non ho intenzione di aspettare l'amore della mia vita affacciata alla finestra come Raperonzolo, approfitterò della serata libera per raccontarvi la mia versione di alcune delle favole più famose della nostra infanzia e dimostrarvi così che è... ...sì....tutta colpa di Walt Disney.

La prima favola passata sotto la lente di ingrandimento è Biancaneve, in assoluto la mia preferita, la graziosa Biancaneve è una ragazza ingrata nei confronti dei nani ed una "testa gloriosa" in quanto non segue le raccomandazioni dei suoi piccoli amici, mentre la Regina ha "la fissazione dell'aspetto fisico".




La seconda favola passata in rassegna è "La bella addormentata nel bosco" dove le fate diventano una stilista, una pasticciera e una modella (il tono è sempre, ovviamente, sarcastico).

Segue Cenerentola, la ragazza orfana (chi perde i genitori nelle favole di Walt Disney acquista punti) con lo stesso piede di Barbie e un topo per amico.



Nella versione de "La Bella e la Bestia", la Bestia è un ragazzo un tantino sfigato e Belle una che se la tira. Infine, "La Sirenetta", l'ultima favola, è la dimostrazione che il mare non è pieno di pesci, infatti la protagonista trova l'amore sulla terra ferma!

Che ne pensate?!


 
 
 

Tra gioie e dolori

Post n°8715 pubblicato il 10 Giugno 2019 da nina.monamour

 

 

Stasera voglio parlarvi di un romanzo, dal titolo "Caffè amaro" della scrittrice siciliana Simonetta Agnello Hornby pubblicato da Feltrinelli, si racconta della Sicilia durante il fascismo attraverso la storia di una famiglia, tra gioie e dolori nella prima metà del Novecento, la storia di una scelta, dolorosa ma necessaria per salvare gli altri più che se stessi e poi, ancora, le speranze e l’amore, il razzismo e il regime, gli italiani e gli ebrei e soprattutto il sesso.

Su uno sfondo storico accuratamente ricercato, viene alla luce un nuovo concetto di famiglia che annienta il matrimonio visto nella sua dimensione più ancestrale e su cui si basa lo stato. Una visione del rapporto di coppia strettamente laica che in merito evidenzia i limiti della nostra costituzione.

Secondo me, noi degli stati occidentali stiamo sbagliando tutto sui rapporti sessuali, perché partiamo da una premessa secondo cui lo stato è basato sul matrimonio. Ho un grande senso della famiglia, ma non del matrimonio e la religione in questo non c'entra. La nostra costituzione lo dice, in Inghilterra non è così perché non c’è la costituzione; il matrimonio era fondamentale in epoca pre-industriale, cioè nel Seicento e nel concetto dei clan e di appartenenza.

Oggi facciamo figli per l’istinto più profondo che abbiamo e come assistenza alla vecchiaia, il matrimonio era l’assistenza sociale e c'era il concetto di fedeltà. Ora che abbiamo introdotto il divorzio e che queste unioni sono pro-tempore, non possiamo negarlo.

Nei paesi più avanzati il matrimonio finisce con un divorzio, c’è un’unione fino a quando voglio e mi conviene, dobbiamo accettare i cambiamenti. Io farei le unioni civili come le uniche in qualunque stato laico, non basate sul sesso che porta alla procreazione, ma sulla volontà di essere uniti civilmente. Trovo inaccettabile il concetto che due persone dello stesso sesso o di sesso diverso possano vivere insieme e suggellare i diritti e i doveri davanti allo stato solo se basato su un rapporto sessuale.

Due zitelle o due scapoli che non si piacciono sessualmente o due cugini non possono farlo, ma perché? Per il matrimonio il non sesso è un motivo di annullamento ma questo toglie una grande ricchezza al popolo nelle adozioni.


 
 
 
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