(puntate precedenti: 1 - 2) Continua la saga dei tre autoctoni ed un non-autoctono in un soleggiato weekend palermitano... I nostri eroi, oltre ad essersi sistemati (e contusi) al bed & breakfast, aver mangiato pesante, visitato la tomba (sgrat) del barbiere non tanto ignoto e fatte robe varie ed eventuali, decidono di prendersi una pausa zeppa di pettegolez...ehm, chiacchiere al bar.... giusto il tempo per venire sedotti, ipnotizzati nonchè notevolmente ispirati dalla figura principe dell'intero weekend... Eravamo quattro amici al bar (cit.) La tappa pomeridiana in un noto bar ha fatto si che si potesse osservare la fauna locale. E' bellissimo vedere quanta gente, così diversa, ti passi accanto ogni giorno senza che tu te ne accorga... Ognuna con le sue storie, ognuna con i suoi pensieri e le sue esperienze. E' stato così che, davanti ai nostri occhi curiosi, son passati diversi casi umani: - il club del bridge... Formato da un gruppetto di anziane (sulla settantina andante) ma alquanto arzille signore, era caratterizzato da armi improprie alle mani (certi anelli che pure Mr. T si sognava, un arsenale di pietre aguzze che ti cambiavano i connotati solo a guardarle, figurati dopo un colpo...), pelle cadente (e limitiamoci alla pelle), occhiali da sole modello TV al plasma 42 pollici (a confronto Sandra Mondaini porta le lenti a contatto) ma, soprattutto, discorsi sui massimi sistemi: i giovani che si vestono con le mutande di fuori, il cibo, chi è morto delle rispettive famiglie, ancora i giovani con le mutande di fuori, i piccioni, ancora i defunti, i mondiali di calcio (!), ancora i giovani ed infine di nuovo i piccioni, dopo un loro assalto al tavolo per cuccarsi le patatine. - il tavolo degli etici... Argomento unico: come tradire il proprio partner, tanto chissenefrega... - il fusto e il fustino... Il primo, classico adone biondo con una terza di reggiseno tanto erano sviluppati i suoi pettorali, viene bollato come "uomo della mia vita" da una delle autoctone presenti al nostro tavolo, sebbene fosse opinione comune che fosse... vabbè, ci siamo capiti... Il fustino prende così campo, diventando in modo coatto "Il secondo uomo della sua vita", nonostante il sobrio completo marroncino, i 45 kg totali di peso, la settantina d'anni e gli occhiali molto simili a quelli di ogni appartenente del suddetto club del bridge, pur non essendo da sole. - la donna dai sandali miracolosi... Al grido di "voglio quei sandali", i maschietti del gruppo si girano verso la persona portatrice sana di sandali desiderati ma, strano, non riescono a vederli. Per uno strano effetto fisico-biologico, infatti, un pò come accade quando si pongono vicini poli uguali di due calamite, gli occhi toccavano la zona dei piedi della figliola per una frazione di secondo, rimbalzando quasi immediatamente sui suoi polpacci e, ehm, il resto, ma soprattutto i polpacci. Sebbene fossero "da terzino" (cit.), infatti, per qualche strano motivo attiravano l'attenzione ben più delle scarpe, al punto da portare all'esclamazione stupita "Ah, portava le scarpe? Non me ne sono accorto". - Celebrità... Ad un tavolo di distanza, è stata segnalata la presenza del noto prete protagonista di "Uccelli di rovo", Padre Ralph. Faccia, camicia bianca con colletto particolare e tutto il resto (un completo bianco) erano uguali. E persino il titolo della storia era rispettato grazie alla presenza dei piccioni che avrebbero voluto tanto benedirlo con un ricordino dei loro, tanto era candido. A due tavoli di distanza, invece, è stata scovata la versione femminile di Mango. Orpo, era proprio uguale... Il che ha portato a qualche momento di imbarazzo, visto che più mi giravo a guardarla, invitato dagli altri, più quella credeva chissà che, osservando il nostro tavolo con sospetto. E' vero, la casistica umana che ci è passata davanti potrebbe continuare, ma -diciamo la verità- nessuna delle centinaia di persone che son transitate da là nel giro di quelle due ore si è anche lontanamente avvicinata, in quanto a stile, classe, abilità, fascino e chi più ne ha, più ne metta (o se le inventi) a... Il pianista (?) sull'oceano (senza salvagente, possibilmente) ...una leggenda... ma che dico leggenda, ad un mito... ma che dico mio, ad un tizio apparso dal nulla come sempre fa, al punto da sospettare viva in una botola nascosta da qualche parte, presumibilmente sotto il suo pianoforte. Il maestro (musicalmente parlando) si presenta, come al solito, col suo metro e basta di altezza... con i suoi occhiali da sole perennemente alzati sulla crapa, che fanno tanto figo... con i suoi occhi ridotti a due fessure ma svegli, ma così svegli, ma produrre uno strano "zzzzz..." udibile a cinque metri di distanza... con la sua peluria diffusa (urgh)... col suo maglioncino sulle spalle (nonostante i 35°C) legato all'altezza del collo, come si faceva vent'anni fa... ma soprattutto con i suo gadget che, via via, avrebbe tirato fuori. E si sperava che questo processo di apparizione mistica avrebbe riguardato solo i gadget e non altro, anche se dopo sarebbero sorti molti dubbi al riguardo... Dopo essere apparso agli occhi del pubblico, senza guardare nessuno, si siede comodo e comincia a scaldarsi. Plim... Plom... ...scaldarsi... Plim... Plom... ...scaldarsi... Plim... Plom... ...scaldarsi... ...ma non si scalda le dita, no... si scalda i muscoli del collo, vista la sua mania ad imitare il Ray Charles dei bei tempi, guardando in alto con sguardo sognatore, dondolando la testa a sinistra e a destra, come a dire "uhm, cosa dovevo comprare al supermercato?" Finito il riscaldamento, ecco iniziare a suonare davvero. E non sarebbe nemmeno tanto male, se si ricordasse più di cinque o sei battute di ogni canzone, al punto da non riuscire a completarne manco una. Dalle sue leggendarie dita ecco così prodotti dei medley assolutamente random, fatti magari dall'inizio di Moon River, seguiti da venti secondi di My Way, cinque di tarantella, otto di un pezzo di Marylin Manson, per poi chiudere il tutto con l'Ave Maria... ma, no, non quella di Schubert. Un'ode ad un altro tipo di maria, che spiegherebbe di certo il suo sguardo sognatore. E così, tra una nota (di una canzone) e l'altra (di un'altra canzone), ecco tenersi perennemente in bocca una sigaretta... seguita poi da un libro, poggiato davanti a sè... poi lo si vede suonare con una mano sola, mentre nell'altra tiene il libro e gira le pagine con la sigaretta... Alla fine teneva una mano sul libro ed una sulla sigaretta. Con cosa suonasse in quel momento forse è meglio non saperlo.[continua...]
Il meeting del "club" (parte 3)
(puntate precedenti: 1 - 2) Continua la saga dei tre autoctoni ed un non-autoctono in un soleggiato weekend palermitano... I nostri eroi, oltre ad essersi sistemati (e contusi) al bed & breakfast, aver mangiato pesante, visitato la tomba (sgrat) del barbiere non tanto ignoto e fatte robe varie ed eventuali, decidono di prendersi una pausa zeppa di pettegolez...ehm, chiacchiere al bar.... giusto il tempo per venire sedotti, ipnotizzati nonchè notevolmente ispirati dalla figura principe dell'intero weekend... Eravamo quattro amici al bar (cit.) La tappa pomeridiana in un noto bar ha fatto si che si potesse osservare la fauna locale. E' bellissimo vedere quanta gente, così diversa, ti passi accanto ogni giorno senza che tu te ne accorga... Ognuna con le sue storie, ognuna con i suoi pensieri e le sue esperienze. E' stato così che, davanti ai nostri occhi curiosi, son passati diversi casi umani: - il club del bridge... Formato da un gruppetto di anziane (sulla settantina andante) ma alquanto arzille signore, era caratterizzato da armi improprie alle mani (certi anelli che pure Mr. T si sognava, un arsenale di pietre aguzze che ti cambiavano i connotati solo a guardarle, figurati dopo un colpo...), pelle cadente (e limitiamoci alla pelle), occhiali da sole modello TV al plasma 42 pollici (a confronto Sandra Mondaini porta le lenti a contatto) ma, soprattutto, discorsi sui massimi sistemi: i giovani che si vestono con le mutande di fuori, il cibo, chi è morto delle rispettive famiglie, ancora i giovani con le mutande di fuori, i piccioni, ancora i defunti, i mondiali di calcio (!), ancora i giovani ed infine di nuovo i piccioni, dopo un loro assalto al tavolo per cuccarsi le patatine. - il tavolo degli etici... Argomento unico: come tradire il proprio partner, tanto chissenefrega... - il fusto e il fustino... Il primo, classico adone biondo con una terza di reggiseno tanto erano sviluppati i suoi pettorali, viene bollato come "uomo della mia vita" da una delle autoctone presenti al nostro tavolo, sebbene fosse opinione comune che fosse... vabbè, ci siamo capiti... Il fustino prende così campo, diventando in modo coatto "Il secondo uomo della sua vita", nonostante il sobrio completo marroncino, i 45 kg totali di peso, la settantina d'anni e gli occhiali molto simili a quelli di ogni appartenente del suddetto club del bridge, pur non essendo da sole. - la donna dai sandali miracolosi... Al grido di "voglio quei sandali", i maschietti del gruppo si girano verso la persona portatrice sana di sandali desiderati ma, strano, non riescono a vederli. Per uno strano effetto fisico-biologico, infatti, un pò come accade quando si pongono vicini poli uguali di due calamite, gli occhi toccavano la zona dei piedi della figliola per una frazione di secondo, rimbalzando quasi immediatamente sui suoi polpacci e, ehm, il resto, ma soprattutto i polpacci. Sebbene fossero "da terzino" (cit.), infatti, per qualche strano motivo attiravano l'attenzione ben più delle scarpe, al punto da portare all'esclamazione stupita "Ah, portava le scarpe? Non me ne sono accorto". - Celebrità... Ad un tavolo di distanza, è stata segnalata la presenza del noto prete protagonista di "Uccelli di rovo", Padre Ralph. Faccia, camicia bianca con colletto particolare e tutto il resto (un completo bianco) erano uguali. E persino il titolo della storia era rispettato grazie alla presenza dei piccioni che avrebbero voluto tanto benedirlo con un ricordino dei loro, tanto era candido. A due tavoli di distanza, invece, è stata scovata la versione femminile di Mango. Orpo, era proprio uguale... Il che ha portato a qualche momento di imbarazzo, visto che più mi giravo a guardarla, invitato dagli altri, più quella credeva chissà che, osservando il nostro tavolo con sospetto. E' vero, la casistica umana che ci è passata davanti potrebbe continuare, ma -diciamo la verità- nessuna delle centinaia di persone che son transitate da là nel giro di quelle due ore si è anche lontanamente avvicinata, in quanto a stile, classe, abilità, fascino e chi più ne ha, più ne metta (o se le inventi) a... Il pianista (?) sull'oceano (senza salvagente, possibilmente) ...una leggenda... ma che dico leggenda, ad un mito... ma che dico mio, ad un tizio apparso dal nulla come sempre fa, al punto da sospettare viva in una botola nascosta da qualche parte, presumibilmente sotto il suo pianoforte. Il maestro (musicalmente parlando) si presenta, come al solito, col suo metro e basta di altezza... con i suoi occhiali da sole perennemente alzati sulla crapa, che fanno tanto figo... con i suoi occhi ridotti a due fessure ma svegli, ma così svegli, ma produrre uno strano "zzzzz..." udibile a cinque metri di distanza... con la sua peluria diffusa (urgh)... col suo maglioncino sulle spalle (nonostante i 35°C) legato all'altezza del collo, come si faceva vent'anni fa... ma soprattutto con i suo gadget che, via via, avrebbe tirato fuori. E si sperava che questo processo di apparizione mistica avrebbe riguardato solo i gadget e non altro, anche se dopo sarebbero sorti molti dubbi al riguardo... Dopo essere apparso agli occhi del pubblico, senza guardare nessuno, si siede comodo e comincia a scaldarsi. Plim... Plom... ...scaldarsi... Plim... Plom... ...scaldarsi... Plim... Plom... ...scaldarsi... ...ma non si scalda le dita, no... si scalda i muscoli del collo, vista la sua mania ad imitare il Ray Charles dei bei tempi, guardando in alto con sguardo sognatore, dondolando la testa a sinistra e a destra, come a dire "uhm, cosa dovevo comprare al supermercato?" Finito il riscaldamento, ecco iniziare a suonare davvero. E non sarebbe nemmeno tanto male, se si ricordasse più di cinque o sei battute di ogni canzone, al punto da non riuscire a completarne manco una. Dalle sue leggendarie dita ecco così prodotti dei medley assolutamente random, fatti magari dall'inizio di Moon River, seguiti da venti secondi di My Way, cinque di tarantella, otto di un pezzo di Marylin Manson, per poi chiudere il tutto con l'Ave Maria... ma, no, non quella di Schubert. Un'ode ad un altro tipo di maria, che spiegherebbe di certo il suo sguardo sognatore. E così, tra una nota (di una canzone) e l'altra (di un'altra canzone), ecco tenersi perennemente in bocca una sigaretta... seguita poi da un libro, poggiato davanti a sè... poi lo si vede suonare con una mano sola, mentre nell'altra tiene il libro e gira le pagine con la sigaretta... Alla fine teneva una mano sul libro ed una sulla sigaretta. Con cosa suonasse in quel momento forse è meglio non saperlo.[continua...]