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"Tra i fiori il Ciliegio, tra gli uomin il Guerriero..." I miei pensieri...le cose che amo.....

 

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L'AIKIDO

O' Sensei Moriei Ueshiba

"L'Aikido non è una tecnica per combattere il nemico o per sconfiggerlo. E' la via per riconciliare il mondo e fare degli esseri umani una sola famiglia.L'anima, la sostanza dell'Aikido è armonizzare se stessi con il moto dell'universo per trovarsi in accordo con l'universo stesso, Chi ha scelto 1'essenza dell'Aikido ha l'universo dentro di sé e può dire "io sono l'universo". La vera arte marziale non conosce nemici. La vera arte marziale consiste nell'essere in unione con l'Universo, essere uno con il Centro dell'Universo. Su questa via si contribuisce a mantenere la pace fra i popoli della terra".

 

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Shodo

Post n°21 pubblicato il 18 Settembre 2008 da Shingen72

L'uso del termine occidentale "calligrafia" (bella scrittura) non riesce ad esprimere correttamente il significato della pratica legata alla scrittura in Estremo Oriente.
Nella lingua cinese anticamente veniva usato semplicemente il termine shu che significa "scrittura", al pari di come noi ci esprimiamo quando parliamo di pittura, musica, danza, ecc. In seguito esso venne abbinato a un altro carattere che diede vita al termine composto shufa che significa "arte della scrittura".
In Giappone per la medesima pratica viene invece usato il termine shodō che tradotto, assume il significato di "via della scrittura":

sho     scrittura
- via, percorso

Il carattere do viene usato in numerose occasioni per contraddistinguere la pratica di un'arte, che richiede un impegno costante e che in diversi modi può assumere le caratteristiche di un "percorso" che conduce, tramite un perfezionamento tecnico, a un affinamento interiore dell'individuo.



Dō è anche il carattere che indica il dao (tao), la via, cioè il processo di mutamento e di divenire di tutte le cose su cui si basa la filosofia taoista.
Questo termine, in Giappone, venne applicato, soprattutto dal XIX secolo, a numerose arti tradizionali in conseguenza agli influssi che ebbe in particolare il buddhismo sulla loro pratica, intesa come "percorso
La via, o l'arte della scrittura, costituisce in ogni caso un insieme composto da nozioni

e conoscenze storiche, stilistiche, formali, ecc. un processo d'apprendimento e di applicazione di tecniche.
La pratica permette e favorisce l'espressione degli stati d'animo, dei sentimenti; l'affinamento della sensibilità e il perfezionamento di sé; la collaborazione e l'instaurarsi di corrette relazioni sociali e di lavoro.

L'azione del pennello converte in segni i gesti del calligrafo. Questi segni possono essere decisi o incerti, veloci o lenti, sottili o spessi, ma contengono sempre una forza che tradizionalmente viene definita ki (traducibile approssimativamente in "energia vitale").

Questa forza circola nei singoli segni e nei rapporti che s'instaurano tra di loro. Scrivendo un carattere si fornisce la rappresentazione di un'idea, ma tracciandolo in calligrafia si tende a trasmettere soprattutto la relazione che
s'instaura tra il ki del calligrafo e la circolazione del ki che il carattere possiede.
Volendo esprimere in altri termini questo concetto si può dire che l'istantaneità della calligrafia permette di registrare un ritratto del "cuore" del calligrafo.
Sulla carta viene tracciato un percorso che sgorga dalla sua interiorità; la composizione che ne risulta, basata su rapporti proporzionali, ritmi, equilibri, pieni e vuoti, ecc. equivale alla registrazione di un sismografo dell'animo umano.

(Tratto dal sito www.shodo.it)

 
 
 

Tsukimi

Post n°20 pubblicato il 14 Settembre 2008 da Shingen72

“Tsukimi” letteralmente significa “guardare la Luna”, ed è proprio a lei che è dedicata questa festività giapponese, in cui si celebra la prima Luna piena di settembre.

La consuetudine nacque durante il periodo Heian (794-1185): a quei tempi i nobili di corte amavano riunirsi nelle notti di plenilunio e comporre versi ammirando il cielo stellato.

Durante il periodo Edo questa usanza divenne molto popolare ed i contadini unirono questo rito di ammirare il primo plenilunio di settembre, con i festeggiamenti per la fine del periodo del raccolto. Così facendo si veniva a creare una buona occasione per ringraziare (ed ingraziarsi!) la Luna stessa, elemento essenziale in tutte le culture contadine (anticamente, anche da noi, per la semina ed il raccolto si studiavano le fasi lunari!).

Al giorno d’oggi, per festeggiare, le case ed i tempi vengono adornati con piante e fiori, e si offrono alla Luna sake e dolci di riso (Tsukimi dango).
L’ornamento tipico è lo stelo della pianta di susuki (Erba delle Pampas), con i suoi tipici pennacchi argentati.
Ed essendo la Luna la protagonista, nella simbologia tradizionale di questa festa non poteva mancare il coniglio ^_^! Tanto che a volte i dolcetti sono modellati proprio a sua somiglianza.

Ma non ci si aspetti nulla di rumoroso o troppo colorata: lo Tsukimi è vissuto in un’atmosfera molto tenue e quasi sommessa…forse si potranno trovare alcune bancarelle e stand gastronomici intorno a particolari templi, ma, perlopiù, questa festa si vive insieme agli amici intimi o alla famiglia.
Ci si riunisce sotto il cielo stellato, apprezzandone la bellezza e il romanticismo, e se a velare la Luna c’è anche una piccola nube nebbiosa, allora il quadro è perfetto!!

Questo articolo non è mio, l'ho trovato navigando in internet e ho pensato di inserirlo, perchè mi piaceva l'ida di una festa dedicata alla Luna e per di più, è una festività settembrina! Il sito dove l'ho presa è il seguente: www.bunnychan.it
Per gli amanti del Giappone è molto interessante!

Io voglio aggiungerci questa poesia, sempre giapponese s'intende:

La Luna

Sto aspettando che dietro le vette dei monti
esca la Luna, dissi ad un passante.
In realtà attendevo il mio Amore.

Ciao ciao e a presto! 

 
 
 

KAMIKAZE...

Post n°19 pubblicato il 09 Settembre 2008 da Shingen72

Kamikaze, questa parola si ascolta ormai ogni giorno in tv ma non tutti sanno che è usata impropriamente; la parola Kamikaze significa infatti "Vento Divino" e per i giapponesi non ha il significato negativo che ha per noi, il Kami Kaze infatti fu il vento di tempesta che alla fine del 1200, assieme al valore dei Samurai, salvò il Giappone dall'invasione dei Mongoli.
E' nella Seconda Guerra Mondiale che tale termine venne usato per indicare i piloti suicidi giapponesi. Anche in questo caso comunque c'è una notevole differenza tra essi e gli odierni terroristi mediorientali; i piloti giapponesi infatti erano militari che stavano combattendo una terribile guerra e che vedevano nei cosiddetti "gruppi di attacco speciali" l'unico modo per resistere alla supremazia militare americana e, cosa più importante, attaccavano solo obbiettivi militari. Quelli che invece oggi chiamiamo impropriamente kamikaze, non sono altro che fanatici terroristi che fanno strage di donne, bambini, vittime innocenti. Con questo non voglio certo giustificare l'operato dei giapponesi durante la guerra del Pacifico, perchè la guerra è una delle cose peggiori che l'uomo fa verso se stesso, la guerra è sbagliata a prescindere, e molti degli stessi alti ufficiali che istituirono i corpi suicidi, ebbero poi enormi sensi di colpa per le giovani vite che avevano contribuito a spegnere! Penso però che a volte noi occidentali ci dovremmo occupare un po' di più delle culture diverse dalla nostra e fare più attenzione ad usare termini di cui non conosciamo nemmeno il significato.
Per chi volesse approfondire l'argomento, vi consiglio la lettura di un bel libro scritto da uno storico italiano, si intitola "KAMIKAZE, l'epopea dei guerrieri suicidi" di L. V. Arena.
Vi lascio con due poesie scritta da giovani aviatori "kamikaze" il giorno prima della loro missione senza ritorno...

"Ciottoli senza valore noi siamo,
ma il livello della nostra devozione non vacilla
mentre andiamo all'ultimo riposo
per amore della patria"

(Anonimo)

 "Sfrecciando nel cielo
dei mari del Sud,
è bello morire come scudi
di Sua Maestà.
I fiori di ciliegio risplendono
quando si schiudono e cadono"

(Isao, 23 anni...)

 

...per non dimenticare quello che è stato, per non commettere più gli stessi errori, per un modo di pace e senza più guerre...

Shin

 
 
 

IKEBANA

Post n°18 pubblicato il 02 Settembre 2008 da Shingen72
 

                                   "L'Arte di disporre i fiori"

Venuto in uso nel sec. XVIII, il termine stava ad indicare in modo generico qualsiasi composizione naturale di fiori o di piante esistente nella tradizione, in tale senso è usato ancor oggi, sebbene arricchito di tutte quelle accezioni e quelle sfumature che è andato acquistando nel volger dei tempi. Fiori viventi, composizione naturale, arte di disporre i fiori alla maniera giapponese. E soprattutto natura vivente: fiori, foglie, tronco o corteccia, radici vegetanti o rami disseccati, e ancora sassi, sabbia, acqua. Tutto quanto esiste in natura può essere trasformato in materiale compositivo, purché interpretato nella sua essenza di elemento naturale, riordinato e riespresso e, da inerte, reso vivente.

All'origine è dunque la natura, fonte inesauribile di materia prima. modello perfetto che l'uomo non può imitare e 1'artista non deve contraffare. Viene quindi la regola: la capacità di assicurare entro uno schema inalienabile ma mobilissimo, la perfezione di una formula compositiva, rendere possibile il ripetersi all'infinito di una creazione divenuta, per selezione, assoluta. Non copia di se stessa, ma ricostruzione; poiché la natura non ripete mai identica una stessa forma, pur moltiplicandola in una quantità potenzialmente infinita.

Sorta in Cina nel periodo T'ang, l'arte dei fiori divenne disciplina in Giappone. E soltanto in Cina o in Giappone poteva infatti fiorire un'attitudine cosi intensa e di tale autocontrollo, specchio di una civiltà e di un'etica fondate sull'antica verità buddista che integra l'uomo nella natura e la natura in Dio, che identifica l'artista nella creazione e la creazione nel ritmo della natura. Poiché l'ikebana nasce dall'osservazione dell'albero e del fiore nel suo ambiente naturale: cielo, terra, acqua. Infatti esso si realizza nell'abilità della mano alleata al sentimento della natura, ed evita lo scadimento stilistico con lo studio costante delle forme, la conquista della tecnica, il continuo perfezionamento dei mezzi interiori e manuali. Nessun valore sfugge a questo assiduo controllo: forma, colore, peso, materia o disegno, della composizione come del vaso, si compensano vicendevolmente e si trasformano da elementi grezzi in componenti razionali di una costruzione logica ed armoniosa. Alla base della costruzione, qualunque sia la forma o lo stile dell'ikebana, sta il triangolo, la figura perfetta, determinata dai vertici di tre rami, di tre fiori, di tre elementi naturali qualsiasi. Il triangolo è la visualizzazione razionale del tre, cioè del numero perfetto; l'unità è indice di insufficienza, il due di opposizione, il tre di decisione e di conclusione. E' la figura piana più elementare: qualsiasi altra forma geometrica si può scomporre in più triangoli. E’ alla base della rappresentazione buddista della terra e del cielo, e delle due forze dialettiche che presiedono alla creazione: l’Ying e l’Yang, il negativo e il positivo, il bianco e il nero; i due simboli della creazione, i due elementi che ritornano invariabilmente in qualsiasi fenomeno naturale.

La pianta s’innalza dalla terra-Ying al cielo-Yang; il rapporto dialettico tra l’Ying e l’Yang determina l’azione e il triangolo da figura piana si fa figura dinamica. L’ikebana possiede al massimo questa possibilità ambivalente di completezza conchiusa e di potenzialità dinamica. L’ideale di bellezza ch’esso persegue è quello di una bellezza organizzata; il risultato un equilibrio di forme articolate e dinamiche. Reali o apparenti: cioè i pieni e i vuoti, la costruzione e lo spazio. L’espresso e l’inespresso risultano ugualmente validi e costruttivi: come il bianco può essere più intenso del nero, come il silenzio può essere più eloquente della parola, così nell’ikebana il vuoto può essere più del pieno. E se la punteggiatura definisce la struttura della frase, la pausa quella della musica, nell’ikebana il vuoto eccita il pieno ed assieme definiscono lo spazio, cioè l’elemento primo in cui la natura affonda ed esiste.

(fonte rivista Aikido, Aikikai d'italia)

 
 
 

Aggiornamento!

Post n°17 pubblicato il 02 Settembre 2008 da Shingen72

Ciao ciao a tutti quanti, come avrete visto sono rimasto un po' indietro con l'aggiornamento del mio Blog, ma da ieri mi sono ricominciati gli allenamenti e durante la settimana ho sempre poco tempo; cercherò comunque di fare il possibile per non trascurarlo troppo!

A presto!!! 

Shin  

 
 
 
 
 

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