E’ l’argomento politico del momento la minacciata separazione dei due leader indiscussi del PDL. In verità di leader carismatico indiscusso ce ne sarebbe solo uno che è quello che ha mostrato negli ultimi 16 anni un fiuto politico incredibile nel dar vita prima a Forza Italia, eletto per ben 3 volte presidente del consiglio il quale, incredibile ma vero, si comporta sempre di più come se fosse un capo dell’opposizione ogni volta che improvvisa un discorso davanti a qualunque platea, sia che sia di industriali che di suoi elettori … Il problema non è il suo, ovviamente. Il problema è del paese che ancora continua a credere alle sue promesse (mai mantenute, vedi tasse …). Ma non è questo il punto.La domanda è questa: è verosimile appartenere ad un partito dove non esiste dibattito interno, dissenso, confronto, congressi ecc … ecc … ma tutto verte sul culto della personalità del capo carismatico?In verità questo tipo di situazione esisteva nel vecchio PCI, dove comunque anche con un serrato dibattito interno, alla fine in nome di una velleitaria identità di vedute, si approvava all’unanimità tutto quanto proposto dal comitato centrale.Ecco, quello si chiamava “centralismo democratico”. Ma allora la risposta può essere una sola: se ci sono degli YES-MAN di mestiere tutto ciò può essere molto ben accetto. Altrimenti, se si ha un minimo di dignità politica e personale, se ne traggono le ovvie conseguenze. Quelle che sicuramente ha tratto Fini dopo la conta dei suoi ex fedelissimi.Parliamoci chiaro: La Russa e Gaspari erano già belli che persi, fagocitati da quella che oramai non risulta più una destra liberale, nazionalista e gelosa custode delle mitiche parole “legge e ordine”. Quello che non ci si aspetta che la campagna acquisti abbia interessato personaggi del calibro di Alemanno, Matteoli e persino la Meloni, la quale, quando era segretario del Fronte della Gioventù, considerava Fini poco meno che un semi-dio.Ma facciamoci allora un’altra domanda, visto anche le recenti sventure del PD ed del centro-sinistra nel suo insieme: esiste in Italia una destra come la vorrebbe Fini? Può darsi che esista ma è sicuramente minoranza nella società, non come in Francia, in Germania ed in Inghilterra.Si diceva una volta che l’Italia è un paese culturalmente di sinistra ma socialmente di destra. Può essere ancora così visto che soprattutto la Lega rappresenta una destra regionalista, federalista, legata al territorio ed alla sua cultura che difende assumendo a volte posizioni molto estremiste, quasi xenofobe.Il rischio che corre Fini quindi è quello di trovarsi isolato anche visto il fuoco di sbarramento che i giornali berlusconiani gli hanno sparato, ma come ha anche detto alla riunione dei suoi fedelissimi citando Ezra Pound, “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui …”Certo che se Fini avesse ragionato con una buona dose di pragmatismo politico probabilmente avrebbe evitato di porre questo tipo di problematiche. L’eredità politica di Berlusconi poteva tranquillamente essere sua, ora appare molto lontana.C’è anche un rischio e cioè quello di trovarsi poi con il paradosso che tutto ciò potrebbe amplificare ulteriormente l’egemonia della Lega all’interno della destra italiana, così come descritto da Angelo Panebianco sul Corriere della Sera: UN FAVORE ALLA LEGAAccade continuamente che certe nostre azioni, volte a ottenere determinati risultati, producano effetti opposti, in contrasto con le nostre intenzioni. Una delle ragioni per le quali è possibile che il presidente della Camera Gianfranco Fini cerchi un accomodamento dell'ultimo minuto con Berlusconi consiste nel fatto che una scissione potrebbe ampliare ulteriormente gli spazi di manovra della Lega di Bossi. Sarebbe paradossale se proprio Fini, il leader che contrasta il peso politico della Lega nella maggioranza e nel governo, si trovasse nella condizione di favorirne involontariamente l'accrescimento anziché il ridimensionamento.Nel breve termine, come ha osservato Stefano Folli ( Il Sole 24 ore), una scissione dei finiani potrebbe esaltare il ruolo della Lega nel governo non lasciando a Berlusconi altra scelta se non quella di rafforzare ulteriormente l'asse con Bossi. Ma le conseguenze di più ampia portata si avrebbero in sede elettorale (con o senza elezioni anticipate). Oggi, complici anche certe letture superficiali dei risultati delle regionali, la forza della Lega appare alquanto sopravvalutata. La Lega ha infatti ottenuto un grande successo ma con la complicità dell'astensione (l'astensionismo ha colpito il Pdl non la Lega). E’ plausibile che, nelle prossime elezioni politiche, riassorbito l'astensionismo, i rapporti di forza fra Lega e Pdl possano tornare più o meno ai livelli delle politiche precedenti. Ma se ci fosse una scissione le cose cambierebbero. Il Pdl apparirebbe al Nord ancor più fragile di quello che è e la Lega potrebbe avvantaggiarsene strappando molti elettori al partito di Berlusconi. L'egemonia leghista al Nord diventerebbe allora una «profezia che si autoadempie». La scissione finiana contribuirebbe al risultato.Inoltre, quale che sia la consistenza delle truppe finiane, è probabile che il grosso di quelle truppe sia dislocato essenzialmente nel Centro-Sud, da Roma in giù. Fini potrebbe così trovarsi, involontariamente, alla testa di una specie di Lega Sud, con una capacità di attrazione nel Nord del Paese vicina allo zero o giù di lì. Sarebbe un passo in più verso uno scenario un po' fosco, quello di una netta divisione politicoterritoriale fra Nord e Sud.D’altra parte, sono i numeri a dire che fino ad ora è stata solo la leadership di Berlusconi a tenere insieme le diverse anime territoriali della maggioranza. Fini ha però di fronte a sé anche un’altra opzione: fare ciò che fino ad oggi non ha fatto o non è riuscito a fare (come ha osservato Ernesto Galli della Loggia, sul Corriere del 16 aprile). Evitare la scissione e costruire una corrente, interna al Pdl, dotata di un suo chiaro e riconoscibile programma, capace di parlare davvero all’elettorato di destra. In questo caso, Fini si doterebbe di una certa forza contrattuale da spendere nelle trattative con Berlusconi, Tremonti e Bossi sulle varie questioni interessate dall’azione del governo. È una strada sdrucciolevole: elaborare un programma siffatto (soprattutto, sulle questioni economiche) non è facile. Ma sembra anche, per Fini, l’unica possibilità. Limitarsi a fare il controcanto ogni volta che Berlusconi parla, come il Presidente della Camera ha fin qui scelto di fare, può strappare applausi alla sinistra ma, politicamente, non porta da nessuna parte. Con o senza scissione. Angelo Panebianco
BERLUSCONI vs FINI:azzardo, coraggio o ... PARADOSSO?
E’ l’argomento politico del momento la minacciata separazione dei due leader indiscussi del PDL. In verità di leader carismatico indiscusso ce ne sarebbe solo uno che è quello che ha mostrato negli ultimi 16 anni un fiuto politico incredibile nel dar vita prima a Forza Italia, eletto per ben 3 volte presidente del consiglio il quale, incredibile ma vero, si comporta sempre di più come se fosse un capo dell’opposizione ogni volta che improvvisa un discorso davanti a qualunque platea, sia che sia di industriali che di suoi elettori … Il problema non è il suo, ovviamente. Il problema è del paese che ancora continua a credere alle sue promesse (mai mantenute, vedi tasse …). Ma non è questo il punto.La domanda è questa: è verosimile appartenere ad un partito dove non esiste dibattito interno, dissenso, confronto, congressi ecc … ecc … ma tutto verte sul culto della personalità del capo carismatico?In verità questo tipo di situazione esisteva nel vecchio PCI, dove comunque anche con un serrato dibattito interno, alla fine in nome di una velleitaria identità di vedute, si approvava all’unanimità tutto quanto proposto dal comitato centrale.Ecco, quello si chiamava “centralismo democratico”. Ma allora la risposta può essere una sola: se ci sono degli YES-MAN di mestiere tutto ciò può essere molto ben accetto. Altrimenti, se si ha un minimo di dignità politica e personale, se ne traggono le ovvie conseguenze. Quelle che sicuramente ha tratto Fini dopo la conta dei suoi ex fedelissimi.Parliamoci chiaro: La Russa e Gaspari erano già belli che persi, fagocitati da quella che oramai non risulta più una destra liberale, nazionalista e gelosa custode delle mitiche parole “legge e ordine”. Quello che non ci si aspetta che la campagna acquisti abbia interessato personaggi del calibro di Alemanno, Matteoli e persino la Meloni, la quale, quando era segretario del Fronte della Gioventù, considerava Fini poco meno che un semi-dio.Ma facciamoci allora un’altra domanda, visto anche le recenti sventure del PD ed del centro-sinistra nel suo insieme: esiste in Italia una destra come la vorrebbe Fini? Può darsi che esista ma è sicuramente minoranza nella società, non come in Francia, in Germania ed in Inghilterra.Si diceva una volta che l’Italia è un paese culturalmente di sinistra ma socialmente di destra. Può essere ancora così visto che soprattutto la Lega rappresenta una destra regionalista, federalista, legata al territorio ed alla sua cultura che difende assumendo a volte posizioni molto estremiste, quasi xenofobe.Il rischio che corre Fini quindi è quello di trovarsi isolato anche visto il fuoco di sbarramento che i giornali berlusconiani gli hanno sparato, ma come ha anche detto alla riunione dei suoi fedelissimi citando Ezra Pound, “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui …”Certo che se Fini avesse ragionato con una buona dose di pragmatismo politico probabilmente avrebbe evitato di porre questo tipo di problematiche. L’eredità politica di Berlusconi poteva tranquillamente essere sua, ora appare molto lontana.C’è anche un rischio e cioè quello di trovarsi poi con il paradosso che tutto ciò potrebbe amplificare ulteriormente l’egemonia della Lega all’interno della destra italiana, così come descritto da Angelo Panebianco sul Corriere della Sera: UN FAVORE ALLA LEGAAccade continuamente che certe nostre azioni, volte a ottenere determinati risultati, producano effetti opposti, in contrasto con le nostre intenzioni. Una delle ragioni per le quali è possibile che il presidente della Camera Gianfranco Fini cerchi un accomodamento dell'ultimo minuto con Berlusconi consiste nel fatto che una scissione potrebbe ampliare ulteriormente gli spazi di manovra della Lega di Bossi. Sarebbe paradossale se proprio Fini, il leader che contrasta il peso politico della Lega nella maggioranza e nel governo, si trovasse nella condizione di favorirne involontariamente l'accrescimento anziché il ridimensionamento.Nel breve termine, come ha osservato Stefano Folli ( Il Sole 24 ore), una scissione dei finiani potrebbe esaltare il ruolo della Lega nel governo non lasciando a Berlusconi altra scelta se non quella di rafforzare ulteriormente l'asse con Bossi. Ma le conseguenze di più ampia portata si avrebbero in sede elettorale (con o senza elezioni anticipate). Oggi, complici anche certe letture superficiali dei risultati delle regionali, la forza della Lega appare alquanto sopravvalutata. La Lega ha infatti ottenuto un grande successo ma con la complicità dell'astensione (l'astensionismo ha colpito il Pdl non la Lega). E’ plausibile che, nelle prossime elezioni politiche, riassorbito l'astensionismo, i rapporti di forza fra Lega e Pdl possano tornare più o meno ai livelli delle politiche precedenti. Ma se ci fosse una scissione le cose cambierebbero. Il Pdl apparirebbe al Nord ancor più fragile di quello che è e la Lega potrebbe avvantaggiarsene strappando molti elettori al partito di Berlusconi. L'egemonia leghista al Nord diventerebbe allora una «profezia che si autoadempie». La scissione finiana contribuirebbe al risultato.Inoltre, quale che sia la consistenza delle truppe finiane, è probabile che il grosso di quelle truppe sia dislocato essenzialmente nel Centro-Sud, da Roma in giù. Fini potrebbe così trovarsi, involontariamente, alla testa di una specie di Lega Sud, con una capacità di attrazione nel Nord del Paese vicina allo zero o giù di lì. Sarebbe un passo in più verso uno scenario un po' fosco, quello di una netta divisione politicoterritoriale fra Nord e Sud.D’altra parte, sono i numeri a dire che fino ad ora è stata solo la leadership di Berlusconi a tenere insieme le diverse anime territoriali della maggioranza. Fini ha però di fronte a sé anche un’altra opzione: fare ciò che fino ad oggi non ha fatto o non è riuscito a fare (come ha osservato Ernesto Galli della Loggia, sul Corriere del 16 aprile). Evitare la scissione e costruire una corrente, interna al Pdl, dotata di un suo chiaro e riconoscibile programma, capace di parlare davvero all’elettorato di destra. In questo caso, Fini si doterebbe di una certa forza contrattuale da spendere nelle trattative con Berlusconi, Tremonti e Bossi sulle varie questioni interessate dall’azione del governo. È una strada sdrucciolevole: elaborare un programma siffatto (soprattutto, sulle questioni economiche) non è facile. Ma sembra anche, per Fini, l’unica possibilità. Limitarsi a fare il controcanto ogni volta che Berlusconi parla, come il Presidente della Camera ha fin qui scelto di fare, può strappare applausi alla sinistra ma, politicamente, non porta da nessuna parte. Con o senza scissione. Angelo Panebianco