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IL DUBBIO

La vita non è fatta solo di terra da arare o produttiva, ma anche di montagne di sogni e di sotterranei di dolore ¨ Abraham Heschel

 

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"Quando il potere spinge l'uomo all'arroganza, la poesia gli ricorda i suoi limiti. Quando il potere restringe il campo dei suoi interessi, la poesia gli ricorda la ricchezza e diversità della sua esistenza. Quando il potere corrompe, la poesia purifica"

John Fitzgerald Kennedy - pochi mesi prima di essere assassinato ...

 

DEDICATO ALLA CLASSE POLITICA ITALIANA

"Bisogna sempre tener presente questi due principi: primo, agire unicamente secondo ciò che ti suggerisce il bene dell'umanità; secondo, cambiar parere se trovi qualcuno capace di correggerti, rimuovendoti da una certa opinione. Questo nuovo parere, comunque, deve sempre avere una ragione, come la giustizia o l'interesse comune, ed esclusivamente tali devono essere i motivi che determinano la tua scelta, non il fatto che ti sia parsa più piacevole o tale da procurarti maggior gloria."
Tratto dai "Ricordi dell'imperatore Marco Aurelio (121-180 D.C.)

 

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I NUOVI CONFINI E ... I NUOVI BARBARI

Post n°222 pubblicato il 04 Giugno 2010 da svitol5
 
Foto di svitol5

Pubblico qui di seguito un’interessante intervista di Avvenire all’archeologo-scrittore Valerio Massimo Manfredi riguardo al parallelismo della nuova ondata migratoria odierna con quelle che ha subito l’Impero Romano prima della sua  caduta:

Manfredi: Europa nuovo «limes»?

Chiusi dentro i confini del nostro “Limes” noi, l’Occidente, scrutiamo con preoccupazione le orde dei "barbari" che ci assediano da ogni parte. Come quelli che premevano ai margini dell’Impero romano un millennio e mezzo fa: diverse le "armi" – non più cavalli e spadoni, ma doppifondi di tir, scassate carrette del mare o passaporti truffaldini –, uguale il miraggio: non già abbattere l’impero, ma entrare a farne parte. L’archeologo Valerio Massimo Manfredi scorge numerosi parallelismi tra la Tarda antichità e l’epoca presente: identico il senso d’assedio di chi sta al di qua del limes, identica la fame di una vita migliore di chi sta al di là. E, forse, identica anche la soluzione, sebbene allora i Romani non siano riusciti a portare a termine il loro progetto di integrazione. 

Cosa era l’Impero visto dai diseredati che vivono oltre i suoi confini?
«Era il sogno. Ma è chiaro: da una parte, carri coperti di pelli dove si moriva di freddo d’inverno e di caldo e di zanzare d’estate; dall’altra, città, strade lastricate, acquedotti, fontane, terme, biblioteche, porti, ville, un governo avanzato, immensi tesori artistici... I barbari volevano far parte di tutto questo. Io ho sperimentato quello che si prova quando, venendo dal deserto, si arriva in una città romana: benché in rovina, entrare a Bosra, a Palmira o a Gerasa lascia senza fiato. Oggi accade lo stesso, solo che l’impatto non è più diretto: chiunque può guardare dentro l’impero semplicemente accendendo il televisore».

Come reagì Roma?
«Aveva capito tutto questo, e cercava di attuare un’accorta politica fatta di contenimento armato, quando l’assalto era violento, ma anche di trattative, consentendo stanziamenti al di qua del limes affinché questa gente venisse pian piano romanizzata e infine integrata. È la politica portata avanti oggi dall’Unione europea ai suoi confini: dialoga con i Paesi limitrofi, li finanzia, li aiuta a costruire le infrastrutture, per portali pian piano alla piena integrazione. Certo, non sempre fila tutto liscio e da più parti si considera un errore l’aver fatto entrare tutti insieme tanti Paesi che ancora non erano pronti; da lì gli squilibri, i problemi generati nel mondo del lavoro, la delocalizzazione delle produzioni. Come si vede, un problema di vecchia data; ai tempi di Roma era stato particolarmente acuto a causa di una combinazione di eventi che aveva risparmiato, dall’altra parte, la Cina. E infatti la Cina è ancora oggi un grande impero monolitico, da sempre uguale a se stesso, con una sola lingua, un solo carattere culturale. Mentre invece, da noi, l’Impero romano è soltanto un ricordo». 

Se la ricetta era giusta, che cosa non ha funzionato?
«Non ci fu il tempo, la pressione dei barbari a un certo punto divenne troppo intensa per consentire la loro graduale integrazione. Ma Roma aveva visto giusto, anche quando pensava che quelle nuove forze avrebbero potuto tornare utili allo stesso Impero: basti pensare a quanti barbari, da Stilicone in giù, hanno sacrificato la vita affinché l’Impero sopravvivesse. Quella di Roma fu una risposta audace, intelligente e strategicamente valida». 

Nella sua ultima raccolta di racconti, "Archanes", ce n’è uno dedicato proprio al "Limes" e ambientato durante il magmatico passaggio dall’antichità al Medioevo. Che cosa stava accadendo?
«Anche se si è consumato in un paio di secoli, si era verificato un evento profondamente traumatico: il naufragio e l’oblio e del mondo antico. Certo, c’è stata la Chiesa, che ha avuto il merito di trasmettere alle nuove generazioni un certo numero di testi antichi; ma tanti altri sono andati distrutti. Non sappiamo esattamente quale potesse essere la coscienza di quel periodo, quale fosse l’identità di quella civiltà e dei tempi nuovi che stavano sorgendo. Ma che ci fosse una coscienza, questo lo sappiamo: ancora nel V, nel VI secolo gli ultimi aristocratici continuavano a coniare medaglie con le effigi dei grandi del passato e le distribuivano tra la gente per tenerne vivo il ricordo. Nel mio racconto mostro un aristocratico che considerava i confini della sua vasta proprietà come il limes: all’interno, la sua famiglia viveva come ai tempi di Teodosio».

Come vedevano i barbari al di là del confine?
«Per lungo tempo, per i Romani, il mondo periferico è stato quello del favoloso. Plinio, per esempio, descrive con grande realismo e acume ciò che faceva parte dell’Impero, ma man mano che si allontanava dai suoi confini sfumava nel fiabesco. Ecco allora i blemmi, mostri nel deserto, o gli uomini con un piede solo, o le formiche minatrici che portavano l’oro in superficie… In fondo, è quello che facciamo ancora noi oggi: non rispetto alla Terra, che ormai con la globalizzazione non ha più vere periferie, ma rispetto allo spazio esterno. E facciamo Avatar. 

L’altro era quindi sempre e solo il diverso?
«Per la maggior parte, sì. Le masse romane, così come i Greci e perfino intellettuali come Ammiano Marcellino, percepivano il periferico, il lontano come inferiore. Ma già allora c’erano persone illuminate, capaci di vedere oltre a questo. Plinio denunciava come crimine contro l’umanità il genocidio perpetrato in Gallia da Giulio Cesare. E Tacito faceva dire al capo britanno Calgaco sui Romani: "Raptores orbis […], auferre trucidare rapere falsis nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant", "Predatori del mondo, il rubare, il trucidare, il rapinare lo chiamano con falso nome impero. E dove fanno il deserto, lo chiamano pace"».

Quello che posso aggiungere alla perfetta e lucida analisi di Manfredi è che oggi come allora c’è sempre qualcuno che non fa altro che istillarci paure giornaliere dando la colpa delle nostre disgrazie agli altri, che nel nostro caso non sono più i barbari ma gli immigrati.

Nel “1984” di Orwell si descrivono i cosiddetti 2 minuti dell’odio: in pratica la tecnica consiste nel focalizzare tutta la rabbia del popolo bue verso un obiettivo a caso (che in Italia di solito coincide con l’immigrato) allo scopo di distogliere dalla vera causa della rovina del nostro Paese.

Ora pare che ci siamo tutti accorti che questa causa coincide con la corruzione della nostra classe dirigente, le maxi evasioni ma anche quelle piccole giornaliere, i furbi e i furbastri.

Bisognerebbe avere quindi molta lungimiranza e rinunciare al facile qualunquismo e soprattutto ai discorsi da bar che dei governanti seri non dovrebbero mai avere.

L’impero Romano ebbe la straordinaria capacità, per un tempo lunghissimo, di aggregare popoli e culture diversissime tra di loro. Fu il cosiddetto “patriottismo integratore” che permise alle popolazioni conquistate di mantenere la loro cultura ma di assorbire i valori romani fondamentali e per questo di esserne fieri.

Quando tutto ciò non funzionò più allora cominciò la disgregazione e quindi la caduta dell’Impero.

Credo che tutto ciò dovrebbe insegnarci qualche cosa …

 
 
 

AUGURI GRANDE VECCHIO CLINT!!

Post n°221 pubblicato il 31 Maggio 2010 da svitol5
 
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Oggi, il mitico Clint Eastwood compie 80 anni.

Credo che nessun attore e regista contemporaneo abbia rappresentato in maniera così completa la società americana ma anche quella mondiale (il recente Invictus lo dimostra).

Dai tempi del pistolero infallibile con il sigaro in bocca della “Trilogia del Dollaro”, passando per il “Dirty Harry” dell’ispettore Callaghan, fino ad arrivare come regista e interprete ai nostri giorni con l’oscar meritatissimo di “Million Dollar Baby” e l’approccio quasi autobiografico di “Gran Torino”, Clint ha dimostrato come il tempo per lui non è mai passato, avendo sempre la capacità di rinnovarsi e guardare avanti.

A me, sinceramente, piace ricordarlo nelle pellicole di Sergio Leone che di lui ricordava l’espressività non proprio ai massimi livelli …

Ecco quindi uno spezzone di “Per un pugno di dollari”:

“Al mio mulo non piace la gente che ride di lui ….”  VERAMENTE MITICO!!!

 

 

 
 
 

IL POTERE LOGORA … CHI NE DETIENE TROPPO!

Post n°220 pubblicato il 28 Maggio 2010 da svitol5
 
Foto di svitol5

Erano altri tempi quando Andreotti, citando se stesso, con il sorriso misto ironico / diabolico, sottolineava che “Il potere logora chi non ce l’ha” rimarcando che lui non si sentisse affatto invecchiato nonostantela sua quasi secolare militanza in politica e nei governi.
Ma il sarcasmo e l’ironia di Andreotti erano inarrivabili.
Quasi titanici a confronto di un piccolo governante che si permette di citare dei diari di Mussolini (fra parentesi presunti falsi, acquistati dal suo fido Dell’Utri) per lamentarsi che, udite udite, da quando è capo del governo i suoi poteri sono ridotti al lumicino.

“Come primo ministro non ho mai avuto la sensazione di avere del potere, forse come imprenditore qualche volta. Cito una frase di colui che era considerato come un grande dittatore e cioè BenitoMussolini: dicono che ho potere ma quello ce l’hanno i miei gerarchi io posso solo dire al mio cavallo di andare a destra o a sinistra”.

Povero Silvio, verrebbe da dire come Cornacchione. Ma la faccenda è molto seria.

E’ abbastanza evidente che il famoso detto che “prima diparlare assicurati che il cervello sia ben collegato” non appartiene al nostro premier. Ma in certi casi, dimenticarsi delle storia e delle conseguenze dicerte affermazioni può essere veramente molto grave.

Probabilmente voleva anche dire, umilmente, che lui il potere è abituato a delegarlo. Ma edulcorare e dipingere il fascismo e Mussolini con molta benevolenza come già era capitato diversi anni addietro quando ebbe a dire che, durante il fascismo, i dissidenti venivano mandati invacanza, beh allora siamo proprio ad una completa ignoranza che veramente ci espone al pubblico ludibrio in Europa e nel Mondo.

L’Italia è una Repubblica parlamentare dove il potere legislativo è in mano al parlamento, ma questo è solo in teoria in quanto negli ultimi anni, tipicamente dal 2001 in poi, si è sempre assistito ad un uso smodato di decreti legge, ricorsi alla fiducia e disegni di legge fatti non dal Parlamento ma dal governo. E Berlusconi è stato all’opposizione per soli 2 degli ultimi 10anni.

Ecco, è abbastanza evidente la sua insofferenza verso questo sistema che, ricordiamo, era stato stabilito dai nostri padri costituenti per poter fare da contrappeso verso un esecutivo troppo forte come era la dittatura fascista.

Nelle sue aziende il potere supremo decisionale è suo e di nessun altro anche se probabilmente sua figlia Marina è una tosta che gli da filo da torcere.

Ma l’Italia è un’altra cosa e la maggioranza che dispone in Parlamento gli consente di dormire tranquillamente su due guanciali al contrario del povero Prodi sempre sul chi vive, intento a barcamenarsi all’interno di schieramenti multipli e tutti litigiosi tra di loro …

Fossi in Tremonti un po’ mi preoccuperei vista la comparazione con i gerarchi fascisti. Ma la manovra economica “lacrime e sangue”uscita in questi giorni porta effettivamente il suo timbro e Berlusconi non l’avrebbe mai fatta in quanto condizionato dal potere del consenso e dei sondaggi.
Fare questo genere di paragoni in questo momento in cui si chiedono grandi sacrifici alla popolazione è veramente noioso e nauseante.

Quello che si richiede ai nostri politici è semplicemente un po’ di senso di responsabilità e, soprattutto, di serietà / sobrietà.
Ma … è così difficile?

 
 
 

3 ANNI e ... non solo!

Post n°219 pubblicato il 18 Maggio 2010 da svitol5
 
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Non sono mai stato molto propenso per le ricorrenze o le celebrazioni, tanto meno quando si tratta di quelle che personalmente mi riguardano. Probabilmente sarà colpa del mio carattere schivo che mette in secondo piano tutte quelle cose che intaccano la mia intrinseca riservatezza.

In questo caso faccio un’eccezione per il TERZO anno di vita del mio blog“IL DUBBIO”.

Sono sempre stato convinto che un blog rappresenta un modo ed un metodo di espressione, di stimolo della creatività di ognuno ed anche di raccontare, con i propri occhi, quanto accade nel mondo in cui viviamo, compreso il proprio mondo, con le sensazioni che ne derivano.

Nel mio caso ho cercato di esplicitare il mio punto di vista su svariati argomenti (attualità, politica, religione, società, filosofia ecc.), anche con l’aiuto di articoli di buon giornalismo di carta stampata, sempre cercando di approfondire con equilibrio e moderazione gli aspetti che magari non saltano subito fuori da una visione superficiale delle cose.

Non so se ci sono riuscito e non voglio fare bilanci.

Mi sta un po’ sullo stomaco una certa accusa di “terzismo” che non credo che sia giusta visto anche la chiarezza della mia posizione nel dibattito politico.

Casomai, care amiche ed amici, sarebbe cosa buona e giusta che giudicaste voi se gli obiettivi che mi ero preposto siano stati raggiunti o meno.

Nel corso di questo anno si sono alternati nei commenti e nelle visite diversi blogger e magari molti non postano più. A dire la verità, comunque, anche io non sono molto costante, ma, ultimamente, non ho più molto tempo da dedicarci a causa di impegni sia lavorativi che extra.

Ringrazio comunque VOI tutti, sinceramente, per aver contribuito alla “crescita” sia del blog che del sottoscritto. E’ stato anche un cammino insieme che ci ha consentito di affrontare e sviluppare molti aspetti, anche nascosti, della nostra vita.

E visto che ci sono, volevo anche coinvolgere mio figlio più piccolo Leonardo che il 20 maggio compirà 15 anni. E’ una età molto importante, quasi un pre-ingresso adolescenziale nel mondo adulto, se così possiamo definirlo:

AUGURI LEO: CHE LA FORZA SIA CON TE!  

 Volevo concludere con una citazione del pensatore ebreo Abraham J. Heschel (1907 – 1972) :

“Nell'anima ci sono sentieri in cui l'uomo cammina da solo, strade che non portano alla società, un mondo privato che si sottrae allo sguardo pubblico. La vita non è fatta solo di terra da arare o produttiva, ma anche di montagne di sogni e di sotterranei di dolore”

 Vito

 

 
 
 

Indice del BENESSERE: Meglio il PIL o ... il FIL?

Post n°218 pubblicato il 14 Maggio 2010 da svitol5
 
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Molte volte capita spesso di leggere notizie sui giornali e sugli organi classici di informazione che allarmano, o dovrebbero per lo meno indurre in uno stato di preoccupazione, relativamente allo stato reale di ognuno di noi e quindi del nostro Paese.

In questo momento non ce la passiamo proprio bene in quanto il PIL si attesta intorno allo 0,8 % mentre si assiste, complice la crisi, ad un consistente calo dei consumi.

Ma possiamo dire veramente che questo rappresenti una misura del grado di benessere della nostra popolazione? E’ un indicatore adeguato a stabilire se siamo realmente felici quando i consumi aumentano e tristi quando diminuiscono?

Penso che sappiate tutti che cosa è il PIL (prodotto interno lordo): identifica in modo assolutamente matematico quanta ricchezza produce una nazione e cioè il valore dei beni e dei servizi prodotti in un dato periodo di tempo. I due parametri (pil e consumi) sono quindi strettamente legati tra di loro.

Ma, parliamoci chiaro, sono essenzialmente dei parametri quantitativi piuttosto che qualitativi. Quindi non assoluti.

Recentemente il presidente francese Sarkozy ha commissionato una ricerca per stabilire se ci può essere un altro indice che misuri il benessere, la felicità e la qualità della vita di una nazione.

Ne è nato il rapporto STIGLITZ, dal nome del premio nobel per l’economia del 2001, che prova a numerizzare l’INDICE DI FELICITA’ anche in base a nuovi parametri quali: sanità, sicurezza, opere di volontariato, ambiente. Quindi anche reddito ma NON SOLO.

Nel 1968, tre mesi prima di essere assassinato, Robert Kennedy, nel corso di un bellissimo discorso all’università del Kansas, descrisse quello che per lui NON poteva rappresentare il PIL:

 

"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani."

 

Certo, è vero che il calo dei consumi può essere considerato come un indice delcalo del benessere, ma forse c’è qualcosa di falso in questi meri dati economici. Infatti, secondo questa visione, l’uomo che sta “bene” sarebbe dunque l’uomo che consuma. Se consuma meno, ha meno soldi e dunque c’è da preoccuparsi. Ed è quello che ripetono tutti, governo, opposizione ed associazioni di categoria. Ma c’è un però …

Come diceva Robert Kennedy, la felicità non cresce in modo proporzionale con l’aumento della produzione e dei consumi. Una lettura del fenomeno umano che si concentri solo sulla quantità dei consumi può essere fuorviante e pericolosa.

Spesso certi generi di consumi, tipo ansiolitici, beauty center, telefonia, televisioni ecc. segnalano piuttosto vari generi di malessere, a volte profondi, che si cerca di curare invano con la disponibilità di mezzi finanziari. Non tutto si trasforma in economia e non tutto è mosso da soldi.

E’ un problema complesso a cui risulta arduo dare una soluzione. Il tema della felicità, infatti, non è nuovo nella storia del pensiero economico. Oltre a Keynes, anche altri economisti classici come Stuart Mill, hanno spiegato come la felicità non consista nell’abbondanza delle cose, ma nella loro “qualità”.

Si ha la sensazione, ultimamente, che esista un paradosso che annulla il nostro possibile appagamento di quello che si ha. E cioè l’aumento delle aspirazioni e delle aspettative che annulla l’aumento del piacere per ciò che è solo utile. Con l’invidia e la rivalità che fanno dipendere la felicità propria da quella degli altri in un continuo inseguimento.

Ho sentito parlare di una vignetta che un famoso disegnatore, Steinberg, aveva pubblicato sul settimanale New Yorker tanti anni fa: Era composta di scene successive, nella prima lui, uscendo di casa in bicicletta, vede il suo vicino uscire dal garage su una utilitaria. Nella seconda lui esce con una utilitaria, ma il vicino con un’auto poderosa. Nella terza lui esce trionfante, affrontando un traffico congestionato, con una ingombrante e costosa auto; ma il vicino scorre via sereno attraverso il traffico su una bicicletta.

Qui l’impulso mimetico è diretto e circolarmente frustrante. Se ci si mette la pubblicità, è moltiplicato per mille. Il mercato è sempre più trascinato dalla pressione competitiva che investe non solo la produzione ma, attraverso la pubblicità, anche i consumi “posizionali” o competitivi: quelli che non esprimono bisogni originali,  ma bisogni che dipendono da quelli altrui, che, per loro natura, sono insaziabili, quindi generano infelicità.

Allora come si fa a misurare il benessere e la felicità di una nazione senza ricorrere ai dati economici? Non è semplice ed ognuno di noi avrebbe una ricetta dipendente dalla sua scala di valori umani e sociali con i fattori tipo ambiente, sicurezza, salute, lavoro, famiglia ecc..

E’ compito quindi di una politica seria trovare delle misure adeguate e, successivamente, dare delle risposte.

Per questo il FIL (felicità interna lorda) potrebbe essere un parametro non utopistico e filosofico, ma reale sullo stato della qualità della vita di un Paese.

La Cina ha un PIL medio del 8/10 % annuo. Una crescita straordinaria che le consentirà tra pochi anni di superare anche gli Stati Uniti come prima economia mondiale.

Eppure credo che nessuno di noi vorrebbe vivere ora in Cina

Con tutti i nostri difetti credo che sia ancora molto meglio continuare a vivere nella nostra bellissima Italia, anche con un PIL basso …

Buon fine settimana a tutti

Vito

 
 
 
 
 

INFO


Un blog di: svitol5
Data di creazione: 18/05/2007
 

LA NAVIGAZIONE DELLA VITA

"Il Signore ci conceda di navigare con vento favorevole su una nave veloce, di sostare in porti sicuri, di non conoscere prove più gravi di quanto possiamo sostenere, di non incorrere nei naufragi della fede, di possedere una calma profonda e, nel caso che qualche evento sommuova contro di noi i flutti di questo mondo, di avere vigilante al timone il Signore Gesù il quale plachi la tempesta e stenda sul mare la bonaccia"

Sant'Ambrogio - padre della Chiesa (339 - 397 d.C.)

 

LA GOCCIA E LA PERLA

"Partì la goccia dalla sua patria, trovò una conchiglia, vi entrò e divenne perla. O uomo, viaggia da te stesso in te stesso, perché da un simile viaggio la terra diventi oro purissimo"

Gialal Al-Din Rumi - poeta (1207 - 1273)

 

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ECONOMIA E VALORI UMANI

"Spero che non sia lontano il giorno in cui l'economia occuperà quel posto di ultima fila che le spetta, mentre nell'arena dei sentimenti e delle idee saranno protagonisti i nostri problemi reali: i problemi della vita, dei rapporti umani, del comportamento, della religione"


John M. Keynes - economista (1883 - 1946)

 

LE NOSTRE CATENE

"Se nel secolo scorso si diceva che la maggioranza dell'umanità non aveva niente da perdere, tranne le sue catene, oggi bisogna dire che la maggioranza crede di possedere tutto grazie alle sue catene di cui non s'accorge"

Gunther Anders - filosofo (1902 - 1992)

 

ESSERE CREATIVI

"Se la vostra vita quotidiana vi sembra povera, non l'accusate. Accusate invece voi stessi perché non siete abbastanza poeti da evocare la ricchezza interiore, poiché per un creatore non esistono luoghi poveri e indifferenti"
Rainer Maria Rilke - poeta (1875-1926)