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Metamorfosi di una farfalla - Mindfulness & Love Coaching

 

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La felicitÓ credo che non andrebbe subordinata a niente....
Inviato da: irene.74
il 19/06/2024 alle 14:24
 
La felicitÓ Ŕ un concetto generale. Ognuno Ŕ felice a modo...
Inviato da: Anonimo11dgl
il 19/06/2024 alle 14:09
 
Esattamente &#9786;&#65039;
Inviato da: irene.74
il 17/06/2024 alle 22:58
 
Grazie &#128591;&#127995;
Inviato da: irene.74
il 17/06/2024 alle 22:57
 
Lei con questo blog meriterebbe ben altri palcoscenici....
Inviato da: Blogger0dgl
il 17/06/2024 alle 22:52
 
 

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Emozioni in vetrina

Post n°618 pubblicato il 09 Luglio 2024 da irene.74

Quanto tempo trascorri sui social network ogni giorno? Potresti essere tra quelli che sa dare immediatamente una risposta precisa a questa domanda oppure appartenere a coloro che non hanno la più pallida idea del tempo complessivo. Posso assicurarti che la maggior parte delle persone è convinta di dedicarci giusto qualche minuto ogni tanto. E resta impressionata dai dati del cellulare che gli rivelano uno scenario ben diverso...

Perchè vai sui social? Magari, banalmente, per distrarti un po'. O per curiosare nella vita delle persone che conosci. O per riempire momenti in cui davvero ti sembra di non avere niente di meglio da fare.

Mettendo a confronto le più disparate risposte a queste domande, emerge una costante che dovrebbe farci riflettere. La molla che maggiormente spinge ad andare sui social è il senso di solitudine. Obietterai: ma quando mai? Io non sono una persona sola, ho tanti amici... Ma se questa compagnia ti appagasse realmente credi che sprecheresti sui social lo stesso tempo? Il senso di solitudine può provarlo pure chi apparentemente non vive in isolamento. Ma può ugualmente arrivare a sentirsi solo, pur con delle persone fisicamente vicine (e se l'hai provato, sai che è la più brutta forma di solitudine...)

Ma cosa andiamo realmente a cercare quando per l'ennesima volta afferriamo il cellulare e entriamo giusto a dare una sbirciatina?

Hai presente quando organizziamo un pomeriggio di shopping? L'obiettivo è quello di dare un'occhiata alle varie proposte dei negozi che ci interessano per poter poi acquistare ciò che riteniamo più bello e più adatto a noi. Qualcosa di simile accade quando andiamo a farci un giro virtuale sui social network. Solo che in questo caso la nostra attenzione è catturata dalle emozioni in vetrina.

Ad attrarci sono quei post che riescono realmente ad emozionarci. A farci uscire dalla routine, a dimenticare la vita che realmente viviamo per proiettarci in quella dimensione ideale che esiste solo nei nostri sogni. E nei profili che seguiamo sui social network.

Sono le emozioni la calamita in grado di attrarci. Ci contagia la felicità, ci incuriosisce ciò che non conosciamo ed andiamo ad esplorare per la prima volta, ci cattura quel che ruota attorno alla dimensione dei nostri sogni più belli (perché magari ci dà la possibilità di credere che realmente possano trasformarsi in realtà...)

Analizzando la situazione da questo punto di vista ci rendiamo conto che davvero occorre andare in profondità. E che il ventaglio delle opzioni può essere decisamente variegato.

Resta il fatto che se stai in pizzeria col partner ed avete entrambi gli occhi puntati sui cellulari, evidentemente quel che ci trovate vi emoziona di più del guardare negli occhi la persona che avete di fronte. Se in una serata tra amici ti estranei e la tua priorità è il mondo in cui ti proietta il tuo cellulare, di quella compagnia, nella realtà dei fatti, te ne sta fregando ben poco... Non serve che io continui a portarti altri esempi. E' più importante sottolineare che dovremmo tutti, ad un certo punto, deciderci a prestare a queste dinamiche la giusta attenzione e scegliere con consapevolezza. Se del partner che abbiamo seduto di fronte a noi in pizzeria o degli amici con cui trascorriamo una serata, non sappiamo che farcene a tal punto da cercare una distrazione altrove, bè... allora sarà davvero il caso di correre ai ripari.

Quante cose facciamo in automatico senza pensarci? Quante volte ci ritroviamo ad andare aventi col freno a mano regolarmente tirato.

Decidiamoci a spalancare gli occhi e a guardare in faccia la realtà. Non ce l'ha prescritto nessun dottore di dover andare in pizzeria tutti i weekend col nostro partner o di dover frequentare persone che non siano in grado di trasmetterci entusiasmo. Correggiamo il tiro, è più semplice di quel che si può immaginare.

Basterà prendere consapevolezza del numero esatto di ore che trascorriamo ogni giorno sui social. Poi ci si dovrà rendere conto di cosa esattamente si va cercando lì, di cosa cattura la nostra attenzione. E poi sarà necessario chiedersi se non c'è modo di trovare quelle stesse cose nella nostra vita reale.

La verità, anche se brutta, può renderci sicuramente più liberi di una bella bugia. Cerchiamola, prestiamole attenzione e lasciamoci guidare da lei. Può davvero fare la differenza...

 

 

 
 
 

Scrivi la tua storia. Adesso.

Post n°617 pubblicato il 02 Luglio 2024 da irene.74

Se potessi vivere la vita dei tuoi sogni, come sarebbe? Se il tempo ed i soldi non fossero un problema, cosa faresti?

Potresti immaginarti in un posto completamente diverso da quello in cui vivi ora. Potresti ipotizzare una settimana lavorativa di 4 giorni per 4 ore al giorno ma con guadagni più che soddisfacenti. Magari realizzati svolgendo un'attività che ti piace talmente tanto da faticare persino ad inquadrarla come "lavoro". Potresti pianificare weekend lunghi in cui concederti viaggi che ti rigenerino e rendano meno complicato smaltire le fatiche accumulate nei giorni feriali.

Oppure potresti... non riuscire ad immaginare un bel niente. Perchè magari sei nella ruota del criceto a correre da talmente tanto tempo che persino sognare è diventato proibitivo. Magari è subentrata quella rassegnazione, per certi versi pure rassicurante, che ti permette di esorcizzare la paura di tornare nuovamente a soffrire. Perchè se non hai aspettative, cosa mai potrà essere deluso?

Eppure è un esercizio che dovremmo fare tutti. Fortunati quelli che non hanno bisogno di immaginare qualcosa di diverso perché già conducono la vita ideale. Ma quanti saranno mai?

Nella maggior parte dei casi, qualcosa da correggere c'è sempre. Basta provare a compilare la ruota della vita. Si disegna un cerchio, lo si divide in otto. Ogni spicchio corrisponde ad un'area della propria vita: lavoro, famiglia, amici, salute, crescita personale, divertimento, soldi, spiritualità. Dopo essersi soffermati a riflettere su ciascun ambito della propria vita, gli si assegna un punteggio che esprima il grado personale di soddisfazione. Dalla lettura dei risultati si potrà comprendere su quali aree è necessario lavorare per poter correggere il tiro.

A volte spaventa un po' la lettura dei risultati. Non tutti siamo soliti soffermarci a riflettere su quanto appagante possa essere la vita che conduciamo. Sicuramente rende liberi sapere qual è il reale stato delle cose.

Ma torniamo al punto di partenza... Armati di coraggio e prova a riscrivere la tua storia. Adesso.

Che lavoro svolgeresti nella tua vita ideale? Che tipo di famiglia avresti? Quali amici vorresti? Come immagini il tuo benessere? Che tipo di attenzione rivolgeresti alla tua crescita personale? Quali attività rientrerebbero nel tuo concetto di divertimento? Di quanti soldi disporresti per poterti sentire sereno nel gestire ciò che ruota attorno alla quotidianità? Come vivresti la tua spiritualità?

Non farti condizionare dagli stereotipi né tanto meno da quel che può essere importante per gli altri. Metti tutto nero su bianco e poi inserisci il foglio nella tua agenda. Ogni giorno tornaci sù, chiediti cosa ti ha impedito di accostarti a quella visione. Ma, cosa ancora più importante, domandati cosa puoi fare a cominciare da oggi per trasformare quella visione in realtà.

Non abbiamo la bacchetta magica, lo so bene. Ma tanti primi passi sono perfettamente in linea con le nostre possibilità. Facciamoli. Ti stupirà vedere come piccoli cambiamenti possano rivelarsi in grado di modificare il tuo stesso approccio verso le differenti aree della vita. E come siano capaci di trasmetterti quell'entusiasmo, positività e determinazione in grado di motivarti a volere realmente un miglioramento esistenziale.

Perchè spesso l'ostacolo più grande è proprio questo: la disperazione, il disincanto. Viviamo come se la nostra vita fosse una condanna a morte. E ci perdiamo la possibilità di sperimentare il magico potere del cambiamento. Che è sempre possibile se abbiamo consapevolezza. Ad innescarlo possono essere due molle: il dolore o il piacere. Ma entrambe ci spingono ad agire concretamente senza se e senza ma.

"Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo"

Fallo oggi. Riscrivi la tua storia. Adesso.

 

 

 

 

 
 
 

Scompari per sei mesi

Post n°616 pubblicato il 25 Giugno 2024 da irene.74

... lavora duramente e il 99% dei tuoi problemi si risolveranno. Accetti la sfida?

Verrebbe spontaneo rispondere di sì. Cosa sono, in fondo, sei mesi al cospetto di anni in cui non toccherà più fare i conti coi problemi che ci affliggono da troppo? Eppure posso garantirti che la risposta non è così scontata... Prova a fare questa domanda alle persone che conosci e te ne renderai conto.

Inizialmente ti scontrerai con la diffidenza delle persone che tenderanno a dirti che non accetterebbero semplicemente perché reputano impossibile la cosa.

Poi ti imbatterai in quelli che accamperanno mille scuse differenti pur di fornire a loro stessi un alibi che li faccia sentire legittimati a dire che no, non possono accettare.

Perchè accade tutto ciò? Probabilmente perché siamo adagiati da troppo sull'insoddisfazione e, come fosse un odore nauseante, a furia di respirarlo non ci fa poi neppure troppo schifo. Per renderci conto di come ci avvelena la vita dovremmo avere il coraggio di "cambiare aria". Ma ti assicuro che son pochi quelli che lo fanno realmente.

Il cambiamento spaventa. E, a volte, persino la felicità ci può terrorizzare. Succede quando per troppo tempo ci siamo ritrovate ad elemosinare le briciole. Succede quando adottiamo la logica del c'è chi sta peggio di noi, accontentiamoci. Succede, più banalmente, quando la nostra vita piatta e scarsamente soddisfacente diventa un tunnel che abbiamo scelto di arredare piuttosto che percorrerlo in fretta per accelerare la nostra uscita...

Quante persone insoddisfatte consoci? Io parecchie.
Quante di queste credi che sarebbero pronte ad investire sei mesi della loro vita esclusivamente in un progetto in grado di cambiargliela?
Quante di queste pensi che la stiano cercando un'opportunità simile?

E allora dovremmo allargare lo sguardo e chiederci se davvero una vita felice è tra le nostre priorità. Se la sogniamo la felicità e siamo pronti ad andarcela a prendere.

C'è troppa rassegnazione in giro e non va mica bene... Stiamo facendo la fine delle aquile che vivono convinte di essere polli!?

Quante volte l'abbiamo detto che nella vita solo il 10% è ciò che ci accade mentre il 90% dipende dal nostro modo di reagire? Ed è realmente così... Eppure di fronte all'impegno ed ai sacrifici ci dileguiamo, mentre sarebbe sufficiente ritornare con la mente ai racconti dei nostri nonni. Quante volte ci hanno parlato delle sfide che hanno dovuto affrontare? Dell'entusiasmo provato nell'averle superate? Fallire, per loro, non era assolutamente tra le opzioni. Dovremmo riscoprire quella forza, guardare alla vita dalla prospettiva giusta. Smetterla di sentirci condannati in attesa di giudizio.

Quante porte scopriremmo che oggi ignoriamo? Oltre le quali ci aspetta la felicità. Ma siamo pronti a volerla davvero?

 

 
 
 

Chiediti con brutale onestÓ: sono felice?

Post n°615 pubblicato il 18 Giugno 2024 da irene.74

Non siamo più abituati a sentirci chiedere: "Come stai?" E' una domanda bellissima perché manifesta il reale interesse che l'altro ha nei nostri confronti. E forse è proprio per questo che sta scomparendo...

Presi come siamo dal pensare ai nostri problemi ed alle nostre situazioni difficili, abbiamo meno spazio (ed ancor meno energie) da dedicare a quelli degli altri. E ci si ritrova a vivere nella più totale indifferenza. Estranei, nel vero senso della parola.

Questo ci condiziona a tal punto che, sempre più di frequente, smettiamo di chiedercelo anche tra noi e noi. In questo caso non per indifferenza ma piuttosto perché ci appare come una domanda retorica. In quanto tale, imbarazzante.

Finiamo quindi col procedere per forza d'inerzia. Andiamo avanti come se avessimo il pilota automatico innescato. E riusciamo a prendere contatto col nostro vero stato di benessere solo nei rari momenti in cui ci assale quell'inspiegabile senso di frustrazione (misto ad una generosa dose di insoddisfazione) che ci fanno sorgere qualche legittimo dubbio su come realmente possiamo sentirci...

Oggi però ti chiedo di fare un ulteriore passo in avanti e di andare ancora oltre. Vorrei tu potessi esplorare quella dimensione che per sua natura ci apparteneva di diritto quando eravamo bambini: la felicità.

Hai mai fatto caso che i bambini sanno perfettamente se son tristi o meno? Quando sono concentrati sulle loro cose e tutto il resto scompare, quando giocano con gli amichetti, quando trascorrono del tempo coi genitori, i nonni, i pelosetti a quattro zampe, sanno perfettamente di essere felici. Lo sanno perché è tutto perfetto. Perchè sono esattamente in quella dimensione che sentono loro. Allo stesso modo quando si stanno annoiando a casa di persone tristi e lamentose, quando non possono giocare perché messi in castigo, quando salta la gita fuori porta o la passeggiata al parco perché diluvia, sanno perfettamente di essere tristi. Ed insofferenti. Quella condizione non gli piace per niente. E che fanno? Si ingegnano a trovare qualcosa di alternativo che li riallinei alla loro felicità. Ecco che si fanno dare fogli e colori e si immergono in un disegno che li estranea dal contesto triste. Si fanno leggere una favola che permetta alla loro fantasia di volare in alto. Si mettono a giocare con un cucciolo che gli faccia dimenticare tutto il resto...

Evidentemente crescendo c'è qualcosa che smarriamo... Oltre all'abitudine di chiederci se siamo felici (e alla consapevolezza di dovercelo chiedere per sapere se lo siamo o meno...) In qualche modo finiamo col credere che non ci sia più posto per la felicità in un mondo di adulti caratterizzato da responsabilità, doveri, fatica... Quasi fosse una cosa da bambini, un gioco a cui devi rinunciare se vuoi deciderti a crescere. Ci sembra strano poi che i bambini ci additino per persone spesso noiose e pesanti? Forse lo diventiamo davvero...

E qual è la conseguenza del dimenticarsi della felicità? Che si ritiene sia normale una vita che ruota in una dimensione che ne segnali la totale assenza. Pensa alle relazioni di coppia infelici che vanno avanti da anni per abitudine, pensa a quei rapporti che trasmettono noia solo a guardarli. Sono all'insegna dell'"importante è stare insieme". Ma può bastare davvero così poco? Oppure pensa a chi è costretto a svolgere un lavoro che non gli piace per niente. Quante di queste persone hai incontrato nei vari uffici, studi, negozi in cui ti sei imbattuto in gente acida e seccata pronta a darti risposte maleducate senza scrupolo alcuno... E potrei continuare con altri esempi simili.

Non è vero che la felicità sia una cosa secondaria che se c'è, bene. Se non c'è, è uguale. La felicità è davvero quell'energia in grado di cambiare radicalmente una realtà. E' quella spinta vitale che trasforma in piacere cose che, diversamente, verrebbero svolte nella più totale indifferenza e mancanza di entusiasmo (con le conseguenze che si possono facilmente immaginare).

Chiediti con brutale onestà: sono felice? Ed abbi il coraggio di darti una risposta quanto più onesta possibile. Non importa se magari all'inizio potrà disorientarti, quando non spaventarti, la consapevolezza di non esserlo per niente. La buona notizia è che possiamo sempre correggere il tiro. Come? Tornando con la mente indietro nel tempo a quando, da bambini, felici lo eravamo davvero. Per poi recuperare quel che abbiamo smarrito, ciò che è andato perso e ci ha portato fin qui.

Abbiamo diritto alla felicità per stare bene. Non dobbiamo legarla a cose, persone, situazioni esterne, ma riscoprirla in noi e in tutto ciò che riesce a farci sorridere spontaneamente. Che si tratti di trascorrere più tempo con le persone che amiamo, o di tornare a dedicarci ad attività che per noi sono importanti, o di spezzare le noiose catene dell'abitudine per dare nuova vita a quegli aspetti della nostra esistenza che non ci è più possibile cambiare. Non sottovalutare mai l'importanza della felicità. E rifiutati di credere che sia un privilegio esclusivo dei bambini e delle persone senza problemi. Perchè la felicità è realmente a portata di mano. Magari abbiamo solo perso l'abitudine di coglierla e la voglia di ricercarla. Correggiamo il tiro 

 

 

 
 
 

Al primo posto metti sempre gli altri?

Post n°614 pubblicato il 11 Giugno 2024 da irene.74

E' un errore che commettiamo in tanti. Sì, hai letto bene, ho parlato volutamente di errore. Ovviamente lo facciamo con le migliori delle intenzioni, partendo dai più lodevoli presupposti. Ma un errore resta, credimi.

Innanzitutto perché viviamo in un mondo in totale disequilibrio. Prendiamo ad esempio le relazioni interpersonali. Non mi riferisco esclusivamente a quelle sentimentali. Ma anche ai rapporti con gli amici, i familiari, i colleghi, i vicini di casa... Fino a non troppo tempo fa c'era quel senso di responsabilità che spingeva a contraccambiare di cuore quel che ci veniva fatto. Se un collega ci salvava da una situazione spinosa, ci sentivamo "in debito" con lui ed eravamo pronti a restituire la cortesia non appena le parti si fossero, per volere della sorte, invertite. Stesso discorso nei rapporti con gli amici, i familiari, i vicini di casa. Se ci riservavano una gentilezza, se ci risolvevano un problema, ci veniva spontaneo sentirsi in dovere di restituire il favore appena possibile. Ma se ci guardiamo bene intorno, ormai, non è mica più così...

Sembra che i gesti che facciamo siano dovuti. Ricevere in cambio un "grazie" quasi ci commuove. Quando non si arriva alle folli esagerazioni del ritrovarsi a fare i conti coi furbetti che ritengono che quella gentilezza che hai fatto una volta ora automaticamente spetti di dovere in eterno. Questo intendevo prima parlando di un mondo in totale disequilibrio...

La prova del nove? Quando in difficoltà ci ritroviamo noi, intorno spesso abbiamo il vuoto o quasi. Noi che abbiamo sempre messo gli altri e le loro necessità al primo posto. Noi che abbiamo già fatto del bene chissà quante volte. Noi che magari, anche per questo, siamo più stanchi del dovuto. E quando dobbiamo affrontare le nostre prove personali, partiamo già mezzi scarichi (e magari ci chiediamo pure il perché?!)

Non è un reato prendersi cura di se stessi e inserirsi a pieno titolo tra le priorità. Anzi, è un vero e proprio gesto d'amore. Che meritiamo. Che può sicuramente migliorare la qualità della nostra vita. Perchè smettiamo di coltivare aspettative che dipendano dall'esterno, di sentirci inconsciamente meno importanti, "costretti" (da chissà cosa, poi...) a stare sempre un passo indietro.

Per poter cambiare qualsiasi realtà nella nostra vita, dobbiamo necessariamente averne consapevolezza. Ed è per questo che credo sia necessario decidersi ad aprire gli occhi. Forse l'educazione ricevuta in famiglia ci ha portati a ritenere che le questioni altrui siano sempre e comunque più importanti e più meritevoli di attenzione. Forse ci fa sentire bene essere sempre tanto disponibili verso tutti.

Ma se ti chiedo come stai in quei momenti di prova in cui ti ritrovi a dover fare i conti con la solitudine più assoluta, tu, cosa mi rispondi? Ha senso continuare a farsi in quattro per persone e situazioni altrui che ti vengono generosamente delegate da chi vede in te l'occasione giusta per avere un problema in meno? Magari anche consapevole di crearne uno in più a te?

Pensa a quante cose potresti fare se scegliessi di rivedere un po' queste dinamiche pericolose. Quanti sogni potresti tirar fuori dal cassetto? A quanti progetti potresti dedicarti? E quante persone potresti coinvolgere in queste iniziative che sicuramente renderebbero più bella la tua vita?

Il tempo è il dono più prezioso che riceviamo ogni giorno, non mi stancherò mai di ripeterlo. Basta sprecarlo, facciamone buon uso. Partendo proprio dal cambio di prospettiva che può finalmente liberarci da un'inutile zavorra e restituirci a noi stessi. Non ti sto suggerendo di diventare egoista, semplicemente di rivedere le priorità. La verità è che non vali meno degli altri. E non meriti di essere dato per scontato, mai.

Al primo posto hai sempre messo gli altri? Correggi il tiro: sii priorità!

 

 
 
 
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Un blog di: irene.74
Data di creazione: 30/09/2013
 
 

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