Creato da el_desaparecido il 17/07/2009
Dalla parte di Dio, (se si scansa a farmi un po' di posto)

 

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Ciò che scrivo qui, poesie e testi, salvo dove specificatamente indicato, è opera mia. Non vale una sega, ma se qualcuno ritenesse che qualcosa possa interessare altrove mi piacerebbe se me lo facesse sapere.
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Vivere

Post n°1079 pubblicato il 22 Gennaio 2014 da el_desaparecido

Nasciamo senza che nessuno ci abbia chiesto se volevamo iniziare questa corsa e poi moriamo senza avere la possibilità di decidere il quando ed il come.
 
All'interno di questi due eventi, per noi incontrollabili, si svolge la nostra esistenza e ci viene chiesto di vivere e possibilmente di vivere in modo positivo e propositivo, impegnandoci in attività ed inseguendo ideali che sovente non ci daranno beneficio immediato e talvolta neppure futuro perchè noi non ci saremo più.
 
Le religioni hanno dovuto inventarsi un'aldilà in cui vi saranno i premi di questo nostro impegno, ma non hanno fatto altro che regolamentare qualcosa che appartiene all'intima essenza dell'uomo e cioè la sua spiritualità.
 
Noi ci portiamo dentro un grande senso di giustizia, a cui nessuno può sfuggire, anche un bimbo a cui la morte ha sottratto il padre si chiede "perchè se Dio sa, permette questo?", e se mettiamo in discussione Dio, a maggior ragione metteremo in discussione gli uomini, i cui progetti ci sono più chiari, e se lo facciamo con gli altri, il nostro giudice interiore è severissimo nel giudicare noi stessi.
 
Credo che tutti siamo razionalmente convinti che la nostra vita sarebbe più semplice se ad esempio, invece di fare la raccolta differenziata mettessimo la nostra immondizia in un sacchetto e la lanciassimo di notte ai bordi della strada, oppure se invece di andare dal medico a fare la coda lo chiamassimo a casa con la scusa dell'impossibilità a muoversi, o peggio se invece di lavorare attendessimo un vecchietto che ha ritirato la pensione e lo scippassimo.
 
Quello che ci impedisce di seguire la via razionale alla semplicità della vita è una cosa che ci portiamo dentro e che chiamiamo "etica" e che ci dice che se solo facessimo una di queste cose non ci sentiremmo in pace con noi stessi.
 
Qui non c'entra la paura dell'inferno o il desiderio del paradiso, qui non entra in ballo il timor di Dio il nostro inferno lo avremmo dentro perchè sentiremmo di aver mancato al nostro dovere, di aver mancato a quello che la vita si attende da noi, proprio quella stessa vita che noi non abbiamo chiesto ed a cui non potremo opporci quando ci verrà tolta.
 
In realtà, io credo che noi sentiamo fortissima l'appartenenza a qualcosa, noi non esistiamo solo per noi, ma siamo parte di un disegno più grande che attraversa chi è vissuto prima di noi e che si protenderà oltre di noi. Siamo esseri sociali, lavoriamo per il gruppo, lavoriamo per gli altri e da questo traiamo il nostro piacere, la nostra gioia. Certo ci sono anche i parassiti, come ogni organismo anche la nostra specie ha i suoi, ma come ogni razza ci cerchiamo e ci troviamo, ci diamo forza a vicenda e condividiamo le gioie ed i dolori.
 
Siamo parte di un vasto organismo con cui è bello entrare in sintonia.
Essere in Armonia , suonare ed essere parte di una sola melodia che è composta dalle voci e dalle azioni dei nostri simili, ma anche dal canto del vento, dal calore del sole, dalla luce della luna, dall'avvolgente coperta della notte.
 
Dentro di noi sappiamo che non moriremo mai, parteciperemo soltando a questo canto in un modo diverso, diventeremo noi stessi quel canto ed è per questo che teniamo a questo mondo e che lasciamo perdere la facile razionalità per seguire la poesia della vita.

 
 
 
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