Come On You Slags

Vite I


ParafangoEro sulla cima del meleto quando mi trovai di fronteun tizio affilato e piuttosto male in arnese, con uncappellino di una ditta di trattori e il naso prolungatofino al ridicolo, occhi strettissimi e grigi, labbra mobilie guance incavate. Magro, tanto magro. E con le maniche pescavano i frutti con rapidità straordinaria, nemmenofossero guidate da un radar particolare appostato sulle unghielunghe e sporche. Lo fissai mentre Lui guardava Me e per un istante Lo scavai profondamente e trovai un pozzo profondissimo.Nemmeno se ne fosse accorto Lui distolse lo sguardo e dissecon la voce a metà fra il seccato e il falso spiritoso :"I pomi nonci aspettano a lungo. Dopo un po' si stancano e cadono." Tenevaun tono indolente e fasullo, quasi dovesse nascondere qualcosacon un falsetto fastidioso. Sorrisi e ripresi il mio lavoro, facendoil possibile per ignorarlo ma era quasi impossibile perché come untarzan coatto si sporgeva dalla mia parte, allungava le sue zampeunte e mi rubava il lavoro, era veloce e indubbiamente bravo ma tra i raccoglitori di mele vige una regola non scritta per la quale non invadi la parte di albero di un tuo collega: anche se lento lolasci lavorare, a meno che non sia Lui a farti esplicita richiesta.Il Tizio, al contrario, vorticava le braccia come un mulino e depredava rapidamente il meleto lasciandomi a becco asciutto.Così mi decisi ad apostrofarlo "Ehi amico, lasciami lavorare."Lui sorrise mostrando mozziconi di denti mai curati e parveimmediatamente di buon umore :"Scusa, non volevo. è che sonoabituato a finire un lavoro quando lo comincio. Comunque piacere,Io sono Franco, anche se tutti mi conoscono come Parafango."Io gli comunicai sbrigativamente il mio nome e provai ad abbordarloper saperne di più sul suo conto evidentemente bizzarro. Mi narròcon lingua rapidissima di tutti  i suoi trascorsi di lavoro, ed eranoimpressionanti: fabbriche, aziende, costruzioni, raccolta. operaiospecializzato e generico, contadino e impiegato. Mi zittì quasi subitoe lo lasciai raccogliere anche dalla mia parte. Ma quando finì il mioturno ed ero con Andrea, il proprietario del terreno e datore di lavoro,gli chiesi qualche informazione su Franco. "Ah, Parafango...." Mirispose Lui socchiudendo le palpebre al mezzo sole di settembre"Viveva con il suo vecchio ma questo aveva lasciato tutto alle sorelleprima di morire. Nel testamento intendo. Così Parafango ha dato fuocoalla casa con dentro il vecchio che non si muoveva per l'artrite. Poi si è pentito ed è corso dentro mentre tutto era in fiamme. Ha tirato fuoriil vecchio e si è pure scottato pesante. Ha lasciato il vecchio mezzoasfissiato sotto un albero e ha preso la bicicletta scappando per i campi. Ha girato per tutta una giornata prima che i carabinieri lofermassero, era fuori di testa e continuava a girare in tondo per i campifischiettando, le ruote e i raggi gli si erano incrostati tutto e, alla fine, lo hanno inchiodato perché era senza parafango. Da quella storia hanno iniziato a chiamarlo così."