Dott.ssa RaijiEntrai nello spazio del Centro Salute Mentale quandostavano allestendo le bancarelle per una specie dimercatino delle pulci. Non ero in cattiva disposizionema la vista di quella patetica esibizione contribuì abuttarmi il morale sotto le scarpe. Vedere gli operatoridarsi da fare come una manica di matti assieme ai loro pazienti e miniera d'oro, mi procurò una strana compressione dei sentimenti e una fulminante depressione: Mi sentì sfruttato e deriso, trattato consuffcienza e liquidato con qualche pastiglia, come untossico qualunque; davvero non era quello che stavocercando. Transitai a spintoni attraverso la piccolafolla che ostruiva l'ingresso e mi trovai nell'atrio, purequello pieno di carabattole e cianfrusaglie in vendita.Con il cuore in gola scappai in fretta lungo le scaleinterne, finché arrivai al piano che stavo cercando,il secondo. Lì, in uno degli uffici, scazzata e noiosami aspettava la mia psichiatra, la Dott.ssa Raiji.Mi sedetti su una delle sedie in sala d'attesa. Ero solo.Cominciai a giocherellare con il telefono e a sfogliarequalche rivista. Sino a quando, dopo 22 minuti,apparve il capoccione della Raiji che mi fece cennodi accomodarmi. entrai, stanco e preparando a memoria il pistolotto da bravo paziente che miaccingevo a declamare. Appena seduto partì in quartae recitai la mia parte perfettamente: miglioravo, avevovita sociale, mi tenevo impegnato malgrado il miostatus di senza lavoro blah blah blah.....Lei nascose conla mano ben tre sbadigli durante il mio penoso, piccoloshow e poi, quando ebbi finito, venne il turno della suatirata su quanto dovessi darmi da fare di più per cercarmi un lavoro, contattare la mia responsabileall'Agenzia del Lavoro, parlare con gli assistenti sociali,essere meno spigoloso e ispido etc. etc. etc. Poi mi passòdelle impegnative per esami del sangue, delle urine,elettrocardiogramma e quant'altro. Io la fissavo: il suo viso piatto da indiana, i suoi occhi stanchissimi e assenti,la complessione totale di abulìa e indifferenza. Per Leiero un numerello, nemmeno tanto importante...fossischiattato, alla lunga, sotto l'effetto della droga che miallungava nella forma di abilify 15 mg. poco importava:avanti un altro e continuiamo con gli esperimenti.Comunque alla fine del tormento avevo la ricetta ed era quello che miinteressava, l'unico motivo per cui passavo ancora daquella camera di tortura erano esattamente quelle piccolepastiglia ocra. Ora potevo portarmi dal mio medico di basee mettere le mie mani adunche su due altre ricette dicitalopram e lorazepam. E allestire i miei rituali tossiciogni sera, insieme a una bella spruzzata di alcol. Questaera la bellezza di avere due medici che non comunicavamoper nulla e si ignoravano regolarmente, nonché la bellezza di possedere una psichiatra straniera e luddista, nemicagiurata di ogni facilitazione tecnologica, computer incluso.Avesse acceso quel dannato schermo si sarebbe accortache facevo il doppio e triplo gioco. Ma così non era, e,malignamente ripercorsi a ritroso la mia strada sollevatoe felice di avere ancora una volta fregato le istituzioni e diessermi procurato il mio sballo quotidiano quasi a costo zero.Per quanto riguardava il mio medico di base, Lei semplicementese ne sbatteva: Avrei potuto chiederle anche tintura d'oppioe non avrebbe battuto ciglio. Stupidità e Assenza: le dueparoline magiche che mi mantenevano sul filo della folliasenza mai caderci dentro, matto per finta, fattone perentusiasmo. Gettai le impegnative per gli esami in uncestino e scoppiai in una fragorosa risata.(Fine)