Alpeggio di CometeLe sere, ogni volta, non passano rapidamente.Indugiano, si storpiano, si amanopromiscuamente, fra di loro,mentre le stelle sbadigliano a guardare.Il buio quassù ha l'odore di un ramo di leccio,anche l'oscurità si staglia, illuminandosi più dellaluce elettrica,che dal mio terrazzo a 1192 metri S.L.M.prova, stupida, a fendere secoli di notte.Non esiste più né penuriané abbondanza di spiriti...Ve n'è il numero giusto,tranquillo e in processione in mezzo all'erba prospiciente all'edificio.Erba cresciuta rapidamenteche domani debbo tagliare. Ma nel refrigerio dell'ombra fittissimanon penso al giorno che sta già scoccando,successivo.Trattengo ogni aroma differente della quota inselvatichita,tachicardia da margherita, spemesul contatto con gli gnomi.Il mio amico socchiude le porte e mi lanciaun fischio.Ora di rientrare, pure quandosi è sollevatia certe altezze,e si levita vicino a boschi che celano sicuramente demoni...Antichi folli, posseduti dalla libertà incendiaria, che la gente estingue,e che la Natura ha alimentato.Un barbagianni, sono certo, attendenell'incavo che conoscevo benissimodi una quercia raggrinzita: poesia cadenzatanelle ore piccole di occhi grandissimi.