La finestra di Ciro

La fine di Roma: 210 perché


<< Anarchia, Antigermanesimo, Apatia...Bancarotta, Imbarbarimento, Bagni >> così inizia il suggestivo e sorprendente elenco, stilato dallo storico tedesco Alexander Demandt, delle ragioni che sono state addotte nel corso dei secoli per spiegare la caduta dell'Impero Romano.     In tedesco suonano ancora meglio, più solenni e sensazionali: << Hunnensturm, Hybris, Hyperthermia, Moralischer Idealismus, Imperialismus, Impotenz >>. Per i curiosi, la Hyperthermia, causata dalla frequenza eccessiva di terme surriscaldate, poteva provocare la Impotenz. Chi, oltre a conoscere il tedesco, fosse interessato all'intero elenco, può andare su Google Libri e cercare alla pagina 32 del libro: Fall of Rome: and the end of civilization, di Bryan Ward-Perkins.      Queste varie spiegazioni della fine di Roma sono state proposte in successione, spesso in chiara rispondenza con le più ampie mode intellettuali della società. Anzi, alcune di queste teorie più antiche sono state riesumate dopo secoli di silenzio. Per esempio, a fine '700, le idee dello storico Edward Gibbon sugli effetti perniciosi del cristianesimo vennero fortemente contestate, poi caddero nell'oblio. Durante tutto il 1800, e agli inizi del '900 si tendeva spiegare la caduta di Roma per via della degenerazione delle razze e dei conflitti di classe. Poi, negli anni '60, un luminare negli studi sul tardo impero, A.H.M. Jones, riprese la teoria dell'influenza dannosa della Chiesa, scrivendone un saggio dal titolo alquanto esplicativo: Bocche oziose.      In questo libro Jones bollava come cittadini economicamente improduttivi del tardo impero: gli aristocratici, gli impiegati dello Stato e gli uomini di Chiesa. Sentite cosa scriveva:<< La Chiesa cristiana impose alle risorse dell'impero una nuova classe di “mangiapane a ufo”. Molti di questi vivevano della carità dei contadini, e col passare del tempo un numero sempre maggiore di monasteri acquisì donazioni fondiarie che consentirono ai loro residenti di dedicarsi completamente ai loro doveri spirituali >>. Il Gibbon, 150 anni prima, era stato un poco più tenero nel trattare l'argomento, e infatti scriveva: << queste erano le speciose esigenze della carità e della devozione>>.       Non so quando venne ideato il detto: senza denaro non si canta messa, ma di sicuro in questo contesto ci calza a pennello, perché a mio avviso, anche se sarà vero il contributo rovinoso che Chiesa ha apportato, ce da rammentare, come la storia ci insegna, che il successo o il fallimento di una civiltà è sempre stato connesso al benessere economico dei suoi contribuenti. Perché è risaputo che, specialmente nelle antiche civiltà, la sicurezza dell'Impero era sempre affidata a un esercito professionale, basato a sua volta su un finanziamento adeguato. L'esercito romano del IV secolo d.C., ad esempio, contava forse non meno di 600.000 soldati, ciascuno dei quali doveva essere pagato, equipaggiato e nutrito. Come in uno stato moderno, le tasse versate da decine di milioni di contribuenti non armati finanziavano un corpo di élite di combattenti a tempo pieno.      Per questo motivo, come avviene tuttora, la forza dell'esercito era connessa al benessere della restante popolazione contributiva; anzi, nella età romana questo legame era ancora più stretto di oggi. Le spese militari erano la voce di gran lunga più importante del bilancio imperiale e non esistevano altri ministeri, come la Sanità o la Pubblica Istruzione, le cui spese potessero all'occorrenza venire decurtate per far pronte alle più importanti spese per la Difesa. E neanche esistevano all'epoca i meccanismi creditizi, come i BOT , i BTP o le Obbligazioni, che consentissero di prendere in prestito somme rilevanti in casi di emergenza. La capacità militare era fondata solo sull'accesso immediato alla ricchezza tassabile. Il numero dei soldati sotto le armi e il loro livello di addestramento ed equipaggiamento dipendevano esclusivamente dalle risorse finanziare disponibili.     Lo studio della Storia  dovrebbe servire alle generazione future, come esperienza acquisita, per non commettere quei tragici errori che tanto danno e distruzione hanno portato all'intera umanità, ma a quanto pare, ancora oggi, dopo tutto questo gran parlare che nei secoli si è fatto, non si è ancora ben afferrato il concetto.