La finestra di Ciro

Genio e Infamia


Soprannominato da André Breton Avida Dollars (anagramma del suo nome), per la sua avidità, Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí Domènech, nasce l'11 maggio 1904 a Figueres, in Catalogna. Il soprannome affibbiatogli da Breton, l'allora leader del movimento surrealista, era un modo per deridere la crescente commercializzazione delle opere di Dalì, e la percezione che lo stesso Dalì abbia cercato di ingrandire la propria figura grazie alla fama e al denaro. Ecco qui di seguito due suoi esempi di commercializzazione dell'arte, oggi considerati come opere rappresentative del movimento surrealista: Telefono aragosta e il Divano - labbra di Mae West:
      Comunque, a dispetto di tutto ciò, questo narcisista, voyeur, esibizionista, cinico e promoter di se stesso, più di cento anni dopo è, insieme al suo amico Picasso e al suo discendente artistico Andy Warhol, tra gli autori più famosi del XX secolo. Come Picasso fu un bambino prodigio subito notato per il suo genio naturale nel disegno; il padre, un benestante notaio di provincia, incoraggiò le doti naturali del figlio, e quando Salvador aveva appena quattordici anni , gli organizzò una mostra nel Teatro Municipal di Figueres, oggi Teatro-museo Dali', dove è esposta una importante collezione di opere e dove l'artista è sepolto.     Nel 1921, all'età di 17 anni, si trasferisce a Madrid per frequentare la Real Academia de Bellas Artes. Due anni dopo viene espulso per aver incitato una ribellione studentesca. Vi ritorna ma non si diploma, sostenendo di essere più bravo dei suoi maestri. A Madrid incontra il regista Luis Bunel e Federico Garcia Lorca, innamorato di lui come sostiene l'artista stesso. Attirato sempre dal mondo cinematografico, collaborò con Bunel al classico surrealista “Un Chien Andalou” e L'age d'or”, cotrometraggi banditi per anni perché osceni. Nonostante l'amicizia che esistesse fra i due, nel 1942, lavorando allora al Museum of Modern art, denunciò alla Fbi il vecchio amico, emigrato con lui nel '39 allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, come comunista è ateo, costringendo così Bunel a scappare in Messico.    Per capire più a fondo la vera anima di questo genio, e quale povertà di sentimenti abbia dimostrato di avere in vita sua, basta leggere cosa pensava di lui il noto scrittore George Orwell:<< Bisognerebbe essere capaci di tenere presente che Dalì è contemporaneamente un grande artista ed un disgustoso essere umano. Una cosa non esclude l'altra né, in alcun modo, la influenza >>. Potrebbe sembrare eccessivo come giudizio, ma tali pesanti affermazioni furono, purtroppo, confermate dal freddo è spietato opportunismo che Dalì di mostrò di avere in tutto l'arco della sua vita.      Ad esempio, per quanto riguarda il suo credo politico, fu in periodi diversi, sia anarchico che comunista. Nei suoi scritti ci sono numerosi aneddoti su come avesse assunto posizioni politiche radicali più per stupire gli ascoltatori che per reale convinzione, comportamento in linea con la sua adesione al movimento Dada. Una volta diventato più maturo, le sue posizioni politiche cambiarono, specialmente in conseguenza del fatto che il movimento surrealista era andato trasformandosi sotto la guida del trotskista Breton, che si dice abbia estromesso Dalì contestando le sue posizioni. Nel 1936, allo scoppio della guerra civile spagnola Dalì sfuggì i combattimenti, rifiutando di allinearsi con alcuno degli schieramenti. Similarmente, dopo la seconda guerra mondiale, George Orwell lo criticò per essere fuggito come un topo dalla nave che affondava non appena la Francia era stata in pericolo dopo che il pittore vi aveva prosperato per anni:<< Quando in Europa si avvicinano le guerre lui ha una sola preoccupazione: come riuscire trovare un posto dove si mangi bene e da cui può scappare in fretta se il pericolo si avvicina troppo >>. Dopo il ritorno in Catalogna alla fine della guerra, Dalì si avvicinò al regime di Franco, facendo alcune dichiarazioni di sostegno al regime, e si congratulò con il dittatore per le sue azioni intese a "ripulire la Spagna dalle forze distruttive"     Neanche nei rapporti familiari si risparmiò di esprimere la sua meschinità, tanto che quando il padre, Don Salvador, lesse su un quotidiano di Barcellona che il figlio a Parigi aveva esposto un disegno del "Sacro Cuore di Gesù Cristo" insieme ad una scritta provocatoria "Qualche volta, per divertimento, sputo sul ritratto di mia madre", indignato pretese che il figlio smentisse pubblicamente. Dalì rifiutò, forse per timore di essere allontanato dal gruppo dei surrealisti, e nel dicembre del '29 venne cacciato via con la forza dalla casa paterna. Il padre in seguito gli comunicò che intendeva diseredarlo, e nello stesso tempo gli intimava di non mettere mai più piede a Cadaquès. In tutta risposta Dalì racconta che, in un seguente incontro, mise in mano al padre un preservativo contenente il suo sperma dicendogli:<< Tieni. Ora non ti devo più nulla ! >> .      Per chiudere in "bellezza" questa dura, ma non pittorica, e disgustante immagine  di quello che noi tutti ricordiamo come il genio con il suo onnipresente mantello, il bastone da passeggio, l'espressione altezzosa e i baffi fissati con la brillantina e arricciati all'insù, vi cito un sua famosa affermazione:<< Ogni mattina, appena prima di alzarmi, provo un sommo piacere: quello di essere Salvador Dalì ! >>. Una cosa è certa: quando il delirio di grandezza arriva alle stelle, l'autocritica di sicuro sprofonda al centro della terra.