La finestra di Ciro

Il segreto di Nietzsche


<<Conosco il mio destino. Un giorno il mio nome sarà associato al ricordo di qualcosa di prodigioso...io non sono un uomo , sono una dinamite >>. (Ecce homo). A dipingersi come un esplosivo è uno dei pensatori più celebrati della seconda metà dell'Ottocento, Friedrich Nietzsche, il filosofo che esaltò la “volontà di potenza”. Un pensiero virile il suo, così virile da poter essere ripreso e adattato, come si sa, nel nazionalsocialismo.    Nietzsche fu dunque una forza della natura, come quel super uomo che lo rese famoso ? In realtà il prefisso “super” si addice più alla sua opera che alla sua persona fisica: è difficile trovare un filosofo che è stato di salute cagionevole quanto lui. La natura lo condannò alla debolezza: emicranie che non gli davano tregua, problemi agli occhi e allo stomaco. Dove non aveva provveduto la natura, ci pensò lui: cadendo da cavallo in maniera rovinosa e prendendo la sifilide che poi portò alla demenza. Pensiero forte, vita debole: questo fu Nietzsche. Trasgressivo e scandaloso per le idee che professò, infelice e tormentato in ogni fase della sua esistenza. Avena solo quattro anni quando il padre morì per “rammollimento cerebrale”, come genitore di un futuro superuomo, l'auspicio non fu dei migliori.     Fritz, così era chiamato in famiglia, crebbe perciò accudito dalla madre e dalla sorella. La madre oppressiva gli stava sullo stomaco, fuor di metafora, avrebbe voluto schiacciarla, come scrive in una poesia infantile:<< Ti amo così tanto che ti potrei schiacciare./ Preferisco non farlo, gioia non ti potrebbe dare >>. Circondato da sole donne, non riuscì mai ad entrare in sintonia con loro. Forse era semplicemente misogino come la maggior parte dei filosofi, e i suoi aforismi contro le donne sembrano confermarlo. Uno di essi dice: quando vai da una donna non dimenticarti la frusta. Ma forse non si trattava solo di misoginia.     Nel 1874 Richard Wagner, con cui Nietzsche era in rapporti amichevoli, in una lettera lo esortò al matrimonio con parole che alludevano a una probabile sessualità non ortodossa:<< Devo farLe notare che in vita mia non ho mai frequentato compagnie maschili, come Lei è solito fare a Basilea nelle ore serali >>. La sorella di Wagner, Cosima, verso la quale Nietzsche aveva un trasporto platonico, nutriva analoghi sospetti. Entrambi erano giunti alla stessa conclusione: Nietzsche era omosessuale. Oggi questa sarebbe una semplice constatazione, ma nell'atmosfera puritana del secondo Ottocento era una terribile insinuazione.     Nietzsche visse il suo amore virile, più o meno latente, in maniera conflittuale, certo non erano i tempi di Alcibiade nell'antica Grecia, erano quelli in cui Oscar Wilde, più giovane di Nietzsche di dieci anni, pagava la sua ostentata omosessualità con due anni di lavori forzati. Wilde era così estroverso che si compiaceva di esibire la sua diversità. Al contrario Nietzsche faceva di tutto per non lasciarla trapelare, pur essendo evidente la sua passione per la compagnia dei giovani. Nel suo diario napoletano del 1876 scrive testualmente che :<< gli uomini sono più belli delle donne>>. Certo è che il nazismo poteva essere un poco più accorto nello scegliere come modello di superuomo il loro amato. ma non tanto virile, filosofo. Però, bisogna anche ammettere che fra i tanti gerarchi nazisti non mancavano di sicuro uomini con tendenze diverse, come ce li ha magistralmente rappresentati  Luchino Visconti, nel suo film La caduta degli dei.