A molti questa frase può sembrare una esortazione a prendere la vita, nonostante le avversità che possono sconvolgerla, con più allegria e spensieratezza, come per dire:<< Canta che ti passa la paura, canta che la vita è meno dura !>>. Quello che a tutti gli effetti può sembrare un “consiglio” filosofico, è invece oggi anche una terapia di riabilitazione all'uso della parole. Questa scoperta è stata fatta dai ricercatori del Harvard Medical School di Boston. La ricerca è iniziata tre anni fa quando il neurologo Gottfried Schlaug, partendo dai risultati di un esperimento compiuto nel 1995, aveva sottoposto a risonanza magnetica il cervello di 31 "musicisti in erba", di 6 anni, scoprendo che questi avevano il "corpo calloso", la struttura che collega tra loro i due emisferi del cervello, particolarmente sviluppato. Questo “ponte tra gli emisferi”, è infatti responsabile delle capacità di coordinamento degli arti. «I risultati», spiega Schlaug, «mostrano chiaramente che l'esercizio musicale migliora le connessioni neuronali responsabili dell'organizzazione del movimento.». E partendo da questi risultati, i ricercatori di Boston hanno scoperto che i pazienti colpiti da ictus, pur non essendo più in grado di parlare in maniera comprensibile, riuscivano ancora a farlo cantando. Questo perché la maggior parte delle connessioni tra le aree cerebrali del nostro cervello, che controllano il movimento e l'uso della parola sono sul lato sinistro , e quando questo viene colpito da un ictus quella aerea è le prima ha manifestare dei problemi all'apparenza irreversibili. Ma da questo studio è risultato che questa specializzazione fra aree cerebrali non è così netta come può sembrare: la parte destra del nostro cervello è delegata a svolgere solo determinate funzioni, perché glielo impone la natura, che tende sempre a ottenere “il massimo dei risultati con il minimo sforzo”. All'occorrenza, però, questa “regola” naturale può essere stravolta e allora accade che la parte destra del nostro cervello può venire in aiuto della parte sinistra lesa, svolgendo in un maniera del tutto originale, funzioni che prima non rientravano nei suoi compiti. Come d'altro canto accade a chi, avendo perso il braccio destro per un incidente, si ingegna per fare tutto con la sola mano sinistra. Sarà che io ho una discutibile inclinazione a vedere il lato comico in ogni cosa, anche nelle disgrazie altrui, ma leggendo questo articolo sulla pagina di scienze della BBC, mi è venuta in mente un barzelletta che ben calza con questa ricerca scientifica, e che ora voglio raccontarvi: Un paziente del neurologo Gottfried Schlaug, dopo essere stato dimesso dall'ospedale, viene assunto come guardiano notturno in un fabbrica di mobili. Una notte, mentre fa il suo consueto giro di controllo, si accorge che un incendio si sta sviluppando nel deposito legnami. Di corsa compone il numero dei pompieri di zona, e cantando comunica: << La fabbrica va a fuoco !>>, e dalla cornetta si sente la voce di un pompiere che gli risponde a tono: << Paraponzi ponzi pero !>>
Canta che ti passa !
A molti questa frase può sembrare una esortazione a prendere la vita, nonostante le avversità che possono sconvolgerla, con più allegria e spensieratezza, come per dire:<< Canta che ti passa la paura, canta che la vita è meno dura !>>. Quello che a tutti gli effetti può sembrare un “consiglio” filosofico, è invece oggi anche una terapia di riabilitazione all'uso della parole. Questa scoperta è stata fatta dai ricercatori del Harvard Medical School di Boston. La ricerca è iniziata tre anni fa quando il neurologo Gottfried Schlaug, partendo dai risultati di un esperimento compiuto nel 1995, aveva sottoposto a risonanza magnetica il cervello di 31 "musicisti in erba", di 6 anni, scoprendo che questi avevano il "corpo calloso", la struttura che collega tra loro i due emisferi del cervello, particolarmente sviluppato. Questo “ponte tra gli emisferi”, è infatti responsabile delle capacità di coordinamento degli arti. «I risultati», spiega Schlaug, «mostrano chiaramente che l'esercizio musicale migliora le connessioni neuronali responsabili dell'organizzazione del movimento.». E partendo da questi risultati, i ricercatori di Boston hanno scoperto che i pazienti colpiti da ictus, pur non essendo più in grado di parlare in maniera comprensibile, riuscivano ancora a farlo cantando. Questo perché la maggior parte delle connessioni tra le aree cerebrali del nostro cervello, che controllano il movimento e l'uso della parola sono sul lato sinistro , e quando questo viene colpito da un ictus quella aerea è le prima ha manifestare dei problemi all'apparenza irreversibili. Ma da questo studio è risultato che questa specializzazione fra aree cerebrali non è così netta come può sembrare: la parte destra del nostro cervello è delegata a svolgere solo determinate funzioni, perché glielo impone la natura, che tende sempre a ottenere “il massimo dei risultati con il minimo sforzo”. All'occorrenza, però, questa “regola” naturale può essere stravolta e allora accade che la parte destra del nostro cervello può venire in aiuto della parte sinistra lesa, svolgendo in un maniera del tutto originale, funzioni che prima non rientravano nei suoi compiti. Come d'altro canto accade a chi, avendo perso il braccio destro per un incidente, si ingegna per fare tutto con la sola mano sinistra. Sarà che io ho una discutibile inclinazione a vedere il lato comico in ogni cosa, anche nelle disgrazie altrui, ma leggendo questo articolo sulla pagina di scienze della BBC, mi è venuta in mente un barzelletta che ben calza con questa ricerca scientifica, e che ora voglio raccontarvi: Un paziente del neurologo Gottfried Schlaug, dopo essere stato dimesso dall'ospedale, viene assunto come guardiano notturno in un fabbrica di mobili. Una notte, mentre fa il suo consueto giro di controllo, si accorge che un incendio si sta sviluppando nel deposito legnami. Di corsa compone il numero dei pompieri di zona, e cantando comunica: << La fabbrica va a fuoco !>>, e dalla cornetta si sente la voce di un pompiere che gli risponde a tono: << Paraponzi ponzi pero !>>