La finestra di Ciro

La fabbrica dei pensieri


Ma da dove arrivano i pensieri ? Nonostante i progressi della scienza, questa è una domanda a cui non si è ancora data un risposta definitiva. Forse esiste una fabbrica dove vengono creati tutti i pensieri, e dove, dietro una email di richiesta, te l'impacchettano e te li mandano dritti dritti alla tua coscienza. Come, ad esempio, può avvenire per il “magazzino celeste” delle anime, al momento della nascita di ognuno di noi.     Però rimane una altra domanda: perché un pensiero ti arriva in quel momento preciso e non prima né dopo ? Perché arrivano all'improvviso, quando meno te li aspetti ? Si dice che siano le sensazioni del corpo a suscitarli, ma io non sono tanto sicuro. A me, ad esempio, i più arrivano la mattina appena mi sveglio, quando non ho alcuna sensazione che possa associarsi ad un pensiero, eppure arrivano. Non li ho scelti io, spesso mi disturbano, a volte mi cambiano la giornata, anzi qualche volta mi hanno addirittura cambiato la vita. Ho ancora nitido il ricordo di quella precisa mattina di trent'anni fa quando, pur avendo un casa, un lavoro e una vita spassosa tra donne ed amici, mi svegliai incazzato con me stesso e decisi che quelle non era più una vita giusta per me. In capo a quattro mesi, conobbi una ragazza, me la sposai e con lei emigrai in Brasile, dove trascorsi i più bei tre anni della mia vita.
     Ci sono anche certi pensieri che, come chiodi fissi, possono non lasciare più la tua mente, fare la tana tra le caverne del tuo cervello e diventare un ossessione, che può addirittura uccidere la tua fantasia e la tua libertà. Mentre altri sono come farfalle, arrivano e ti invadano per un attimo e poi volano via, per lasciare posto ad un altro e dopo quello, a un altro ancora. Come quando sfogli un album di vecchi e foto, dove ogni immagine risveglia un ricordo, e ad ognuna abbini un pensiero. Immagini e pensieri che si incalzano e si spingono via dalla tua mente come nuvole bianche spinte dal vento in quel pezzo di cielo inquadrato dalla tua finestra.     Denis Diderot andava tutte le mattine nel giardino del Palais Royal << che fosse bello o facesse brutto>> e lì pensava. Lo racconta in uno dei suoi dialoghi aggiungendo che i pensieri gli arrivavano chissà da dove, lo intrattenevano per un po' e poi volavano via. Come passeri che dopo un breve cinguettio abbandonano il ramo dell'albero su cui si erano posati e vanno a cinguettare altrove. << Come le ragazze di vita...>>, scriveva Diderot, che in fondo ai portici del giardino le vedeva adescare i giovanotti o i signori in polpe e parrucca, passando da uno all'altro svolazzanti nelle loro gonne di organza, << ...i pensieri sono le mie puttane>> .     Ma se invece fosse la volontà a inviarci i pensieri e a governarli ? A volte è questo che accade. Ma allora, chi è il padrone della volontà ? La risposta più ovvia, quella che per tanti anni mi sono dato e sulla quale mi sono rassicurato, è che sia io il padrone della mia volontà. Ma in realtà si tratta di una risposta che è poco più che una tautologia e sposta la domanda sull'Io. E l'io il sovrano della mia mente, del mio corpo, della mia anima, qualunque cosa si intenda con questa enigmatica parola ? Quando arrivo a certi dilemmi, mi accorgo che il mio cervello sta iniziando a fare fumo, come un vecchia macchina, allora mi dico: << cambiamo discorso, se non va a finire che fondiamo questo vecchio motore>>.