La finestra di Ciro

Premio Nobel per la religione


Voi pensate che non esista, e che io stia scherzando ? Già sento chi dice: << il premio Nobel spetta a chi ha fatto dell'importanti ricerche in campo scientifico e non in quello spirituale>>. E fin qui avete ragione, ma c'è chi ha provveduto a porre riparo ha una così grave dimenticanza da parte del mondo scientifico.     Questi è stato sir John Templeton, scomparso nel 2008 all'età di 95 anni, filantropo «controcorrente», che si autodefinì:<< qualcuno con abbastanza soldi per stimolare nuove ricerche che promuovano il sapere e l’amore di Dio>>. Il quale costituì la Templeton Foundation, con un portafoglio di 1,1 miliardi di dollari, che ogni anno devolve circa 40 milioni di dollari a vari progetti incentrati sui frutti della cooperazione fra scienza e religione. La riconoscenza più alta, in seno a questa fondazione, è il Templeton prize, assegnato per “il progresso nella ricerca o le scoperte sulle realtà spirituali”, che tradotto in soldoni ammonta a 1 milione e mezzo di dollari. La cifra più alta al mondo per un premio individuale, più di un Nobel, proprio per sottolineare la convinzione di Templeton che i benefici degli avanzamenti in campo spirituale possono superare quelli di qualsiasi altra impresa umana.     Per capire la validità di tali ricerche e degli argomenti da queste trattati, voglio descrivervi uno di questi approfonditi studi, finanziati da questo filantropo «controcorrente». Qualche anno fa, la Templeton Foundation, stanziò 2,4 milioni di dollari per verificare sperimentalmente l'ipotesi che pregare per i malati serva a migliorare la loro salute. Per essere seri, esperimenti del genere devono essere condotti in doppio cieco, e tale parametro è stato rigorosamente rispettato. I pazienti sono stati divisi in due gruppi: quello sperimentale, che riceveva le preghiere, e quello di controllo che no le riceveva. Malati medici, infermieri e ricercatori non sapevano per quali persone si pregasse e per quali no. Chi pregava conosceva il nome del paziente per cui pregava, altrimenti in che senso avrebbe pregato solo per loro e non per nessun altro ? Però sapeva solo il nome di battesimo e la lettera iniziale del cognome, come se a Dio occorresse almeno qualche dato per individuare il letto giusto d'ospedale.
     La conduzione di tale esperimento se l'aggiudicò l'equipe di ricercatori guidata dal dottor Herbert Benson, cardiologo del Mind/Body Medical Insitute di Boston, in quanto questi, come citato da un comunicato stampa della stessa Fondazione, << è convinto che sempre più prove dimostrano come l'intercessione delle preghiere sia efficace in ambito medico>>. Benson e la sua equipe hanno monitorato 1802 persone operate di bypass coronarico in sei distinti ospedali. Ai suddetti due gruppi di pazienti, ne è stato aggiunto un terzo. Il primo gruppo riceveva preghiere e non lo sapeva; il secondo, quello di controllo, non riceveva preghiere e non lo sapeva, mentre il terzo gruppo riceveva preghiere e lo sapeva. Il confronto tra il primo e secondo gruppo doveva servire a verificare se la preghiera aiuta i malati a riprendersi, mentre il terzo gruppo serviva a verificare quali effetti psicosomatici produce, se ne produce, sapere di essere oggetto di preghiere.      Le preghiere erano recitate dai fedeli di tre chiese: una nel Minnesota, l'altra nel Massachusetts e la terza nel Missouri, tutte località lontane dagli ospedali scelti. A tutti i fedeli, però, era stato detto di includere nelle preghiere la frase: << per il buon dell'intervento e per una ripresa rapida, completa e senza complicazioni>>. I risultati, ha scritto l'American Heart Journal nell'aprile del 2006, sono stati molto chiari. Non si è notato nessuna differenza tra i pazienti per i quali si è pregato e quelli per i quali non si è pregato. Il bello è che si rilevata una differenza tra quelli che sapevano che qualcuno pregava per loro e quelli che non sapevano che qualcuno pregava o non pregava per loro; ma la differenza è risultata negativa anziché positiva. Chi sapeva di essere beneficiario di preghiere ha accusato molte più complicazioni di chi era ignaro.     A detta degli stessi ricercatori, ciò è avvenuto perché i pazienti consapevoli delle preghiere sono stati sottoposti proprio per questo a un ulteriore "ansia da prestazione". Insomma questi pazienti si sono sentiti più insicuri e si sono chiesti:<< se si prega per me, devo essere messo proprio male !>>. Ma non può darsi invece che Dio, visto che è l'Onnipotente, abbia voluto proprio punire tutti, tanto per dimostrare quanto disapprovasse per intero questo balordo esperimento ?