La finestra di Ciro

Il palcoscenico del mondo


<< La vita assomiglia a un dramma in cui siamo tutti attori che interagiscono l'uno con l'altro e ognuno mette in scena se stesso. Ogni volta che incontriamo qualcuno, cerchiamo di presentarci nel miglior modo, controllando per quanto possibile le impressioni che facciamo, permettendo agli altri di mettersi in mostra nella maniera che preferiscono, accettando quindi un “consenso operativo”, un tacito accordo sociale >>.     Questo è quanto sostenne nel 1959 il celebre sociologo canadese Erving Goffman, quando venne invitato in una università a tenere una lezione sul comportamento umano, le cui teorie aveva presentato nel suo meraviglioso libro, La vita quotidiana come rappresentazione. Alla fine della lezione, uno studente volle porre una domanda al grande studioso, ma lo fece con un tono alquanto altezzoso. << La sua teoria non assomiglia alla frase di Shakespeare, che risale a circa quattrocento anni fa, secondo cui tutto il mondo è un palcoscenico e noi siamo solo attori ?>>. Goffman, che era un tipo piuttosto introverso, balbettò un poco, ma poi rispose deciso: << Permetta che le ponga una domanda: se non fosse per il fatto che c'è un pubblico, sa dirmi in che cosa la vita sia diversa ?>>.     Goffman era per molti versi più un artista che uno scienziato sociale: sapeva osservare le cose con sottigliezza, specie i dettagli delle relazioni umane, ma esprimeva le sue intuizioni nella prosa asciutta e scientifica della saggistica. Per lui, il comportamento sociale equivale a una gigantesca cospirazione: tutti partecipiamo al gioco, che consiste essenzialmente nell'ingannarsi a vicenda. Noi siamo soltanto << tormentati inventori di impressioni >>; col tacito consenso degli altri, mettiamo ogni giorno in pratica una miriade di raggiri più o meno grandi che consentono il funzionamento della società. Senza l'inganno, cadrebbe la patina di educazione della civiltà e ci ritroveremmo in una situazione molto sgradevole. La soluzione consiste quindi nel fare di tutto per interagire senza fare “scenate”.     Nella società, sosteneva Goffman, tutti hanno un ruolo da svolgere: << Una tendenza difensiva a salvare la propria faccia e una protettiva a salvare quella altrui. Il tatto è l'unica cosa che ci distingue dalle orde selvagge. Durante un incontro, gran parte dell'attività può essere interpretata come sforzo reciproco per superare brillantemente la prova e tutti gli eventi imprevisti e involontari, senza mettere a disagio alcuno >>. Egli portava come esempio la tendenza che tutti hanno nel sorvolare sui difetti o sulle incapacità di un individuo quando questi è presente. È un modo per proteggere anche noi stessi, poiché sappiamo che un giorno o l'altro potremmo essere noi in difficoltà.     Nel periodo in cui il sociologo canadese enunciava il suo approccio drammaturgico che abbiamo nella vita, un altro studioso, Edward E. Jones, iniziò a sottoporlo a verifica sperimentale. Anche Jones era convinto che tutte le persone cerchino di gestire l'impressione che fanno su gli altri. Però lui si spinse oltre: a livello conscio o inconscio, tutti usiamo rappresentazioni personali strategiche per creare l'impressione che vogliamo trasmettere. Il tipo di rappresentazione dell'identità personale che Jones ha analizzato per più di quarant'anni è stata l'adulazione. In pratica ha fatto per la piaggeria ciò che Freud fece per la psicanalisi.     Secondo Jones, l'adulazione è una strategia universale, che usiamo per manipolare e controllare i nostri “esiti”. Scendendo a livello pratico, per lo studioso adulazione e lusinga sono intercambiabili, le definisce perfino come azioni “sorelle”; ma la prima serve per ottenere dei benefici, mentre la seconda solo per garantirsi il benvolere. Fu Jones a coniare l'espressione “dilemma dell'adulatore”, con cui spiegava perché l'adulazione è meno efficace quando gli approcci sono palesi, cosa che di solito capita quando l'adulatore ha maggior dipendenza. In altre parole, più siamo disperati e più è probabile che che siano evidenti i nostri scopi, con la conseguenza che si abbassano le probabilità di riuscire.     Per lui << l'adulazione sovverte la logica dello scambio sociale nel momento stesso in cui la sfrutta >>. Concludendo, da oggi in poi, quando incontrerete un qualsiasi “leccaculo”, capirete anche il motivo per il quale vi ispiri un certo ribrezzo: perché è un qualcuno che dall'esterno mostra di accettare il contratto sociale, ma che in realtà privatamente lo viola. Come riconoscere i leccaculi ? Bene, ora vi mostro un esempio eclatante...