Ma allora è proprio vero che Dio li fa e poi gli accoppia ! Badate bene: non sto parlando di due essere umani, ma dell'uomo e del suo amico più fedele: il cane. Quante volte vi sarà capitato di incontrare qualcuno a spasso con un cane che in qualche modo gli rassomigliava, magari non proprio come due gocce d'acqua ? L'occhio di un osservatore accorto, la somiglianza la coglie eccome. Guardatevi questa piccola galleria di esilaranti foto di cani e padroni...
Ma, scientificamente parlando: è proprio vero che cani somigliano ai padroni? È una domanda che si sono posti alcuni psicologi della University of California (San Diego). << È un progetto che tenevamo nel cassetto da tempo >>, spiega il responsabile della ricerca, Nicholas Christenfeld << si sentono tanti discorsi a vanvera sulla somiglianza cane-padrone: volevamo capire quel che c'è di vero con una ricerca ufficiale >>. I risultati hanno dato alcune risposte al problema: innanzitutto è scartata la possibilità che la somiglianza sopravvenga nel tempo, con una sorta di convergenza che sopravviene da una prolungata convivenza. Piuttosto, la selezione avviene prima, quando il padrone sceglie il proprio cane. Se con i meticci non è possibile prevedere l'aspetto del cane da adulto, nel caso dei cani di razza il padrone sceglie il cane per come sarà. I dati della ricerca non rivelano completamente come la giuria sia stata in grado di far corrispondere ogni cane al suo padrone (somiglianza di temperamento o di aspetto fisico?): quel che si può concludere è che: << Sembra che le persone aspirino a possedere una creatura simile a se stessi >>. C'è, però chi, come il professor Raffaele Calabretta (ricercatore del Cnr e docente all'Università dell'Aquila, Scienze della formazione), ha una teoria tutta sua, secondo la quale la somiglianza potrebbe trovare un fondamento nell'attività dell'amigdala, un'area del cervello importante nei processi emotivi e coinvolta in una forma particolare di memoria, che è quella emozionale. Il professor Calabretta sostiene che al momento della scelta di un cane l'amigdala si mette in moto e, in parole povere, ci fa “scartare” facce, tipi ed espressioni che evocano in noi emozioni negative. << Sarebbe interessante però sapere>>, aggiunge il professor Calabretta, precisando che si tratta di “congetture”, << che cosa succede all'amigdala del cane quando quest'ultimo entra in contatto con un essere umano >>. Se il meccanismo dovesse essere lo stesso, potrebbe essere convalidata la tesi, più sentimentale che scientifica, che in realtà è il cane a scegliere noi, e non viceversa. A sostegno di questa teoria, una vicenda emblematica. Quella di Bassy, un randagio trovato a Verona dagli operatori del canile. Portato nella struttura, Bassy ha manifestato una grande paura degli uomini. Non si lasciava avvicinare da nessuno, tranne che da Cinzia, l'operatrice che lo curava e gli dava il cibo. Dopo qualche giorno, una signora, alla quale era morto il cane da poco tempo, l'ha adottato. Ma Bassy, dopo un breve tragitto in macchina, è scappato dal finestrino. Dopo tre giorni, è ricomparso al canile, in cerca della "sua" Cinzia. Che però lo ha riportato dalla nuova proprietaria. Niente da fare: un'altra fuga, nessuna traccia per una settimana, poi rieccolo al canile. La padrona se l'è ripreso ancora. Ma il povero Bassy aveva già scelto. A questo punto sorge spontanea la domanda: quale sarà vera fra queste due teorie ? Oppure le due sono complementari ? Certo è che, guardando quest' ultime due foto, non si sa cosa pensare...