All'equinozio di primavera cadeva per il mitraismo la nascita del mondo e il suo futuro rinnovarsi alla fine del Grande Anno. Il mito narrava che Mitra, pur riluttante, aveva ucciso un toro focoso per ordine del Sole, affondandogli il coltello sacrificale nel collo. Ma lo spirito maligno Ahriman aveva cercato di contrastare il sacrificio-creazione mandando contro l'animale tutte le creature immonde per avvelenare in lui la fonte della vita: lo scorpione, che lo aveva punto ai testicoli cercando di divorarli, la formica e, secondo alcune interpretazione, anche il serpente. Ma grazie al cane, simbolo delle forze benefiche, che gli aveva leccato la ferita neutralizzando i veleni maligni, il toro riuscì a generare dal suo corpo tutte le erbe e le piante salutari: dal midollo il grano, che spunto sulla coda in forma di spiga, dal sangue la vite, e infine dal seme, raccolto e purificato dalla Luna, gli animali utili. Quando la sua missione creatrice e salvatrice fu conclusa il dio suggellò la sua amicizia con il Sole in un banchetto nella Caverna cosmica, dividendo con lui la carne del toro: quel banchetto costituiva il modello dei pasti rituali dove i fedeli, ornati di maschere che indicavano i sette gradi iniziatici, servivano il capo della confraternita. La vita del cosmo era segnata dalla lotta tra le forze del bene, guidate da Mitra, e quelle distruttive, guidate da Ahriman, sino alla fine del Grande Anno. Allora sarebbe riapparso un toro annunziando la “apocalisse”, mentre Mitra sarebbe sceso nuovamente sulla terra separando i buoni dai malvagi e immolando l'animale divino. Poi mescolando il grasso del toro al vino, avrebbe offerto l'haoma, bevanda di immortalità, ai giusti, che sarebbero resuscitati con i loro corpi, mentre sarebbe caduto dal cielo un fuoco che avrebbe annientato Ahriman e la sua armata con i malvagi; da quell'istante il cosmo avrebbe goduto di una felicità perfetta. Dalla rivisitazione di questo mito primaverile emerge un motivo ricorrente: un sacrificio cui succede una creazione-rinascita, simboleggiati dal sole che incrocia e poi supera la linea dell'equatore celeste passando da nord a sud. Sentite cosa diceva a proposito Hugo Winckler, archeologo e storico tedesco:<< al tempo dell'equinozio nel segno dei Gemelli, la più notevole figura astrale del cielo meridionale, la Croce del Sud, era visibile nel cielo di Babilonia. Perciò la Croce è segno dell'adempimento, l'ultimo segno grafico della scrittura alfabetica è una croce e ha come nome adempimento. Per questo motivo il mito del dio dell'anno si conclude al termine della sua orbita con il “dio appeso alla croce”>>. Secondo gli storici il culto di Mitra nasce nel 1200 a.C. e compare nei Veda come uno degli Aditya, una delle divinità solari e dio dell’onestà, dell’amicizia e dei contratti. Nella civiltà persiana, dove il suo nome veniva reso come Mithra, assunse col tempo sempre maggiore importanza fino a diventare una delle maggiori divinità dello Zoroastrismo. Il dio poi entra nella storia greco-romana con in testa il berretto frigio sotto la protezione dei re del Ponto e dei Parti (molti dei quali ebbero il nome Mitridate = dono di Mitra) e delle armi dei pirati della Cilicia collegati a Mitridate VI del Ponto. Comunque questo nuovo culto non divenne mai popolare nell’entroterra greco, mentre prese piede a Roma all'incirca nel I secolo a.C. e si propagò attraverso tutto l'Impero romano, dopo essere arrivato a Roma con il ritorno delle legioni dall'Oriente. Come dio delle armi e campione degli eroi, Mitra attrasse i soldati romani, che portarono il suo culto in Iberia, Britannia e Dacia. Gli imperatori romani nel III secolo incoraggiarono il Mitraismo, per il supporto che esso offriva alla natura divina dei monarchi. Mitra divenne perciò datore di autorità e vittoria alla casa imperiale. Dal tempo di Commodo, che partecipò ai misteri mitriaci, seguaci del culto si trovavano in tutte le classi della società. Poco dopo l'Impero romano perse la Dacia e le invasioni dei popoli del nord distrussero molti templi lungo la frontiera dell'Impero, la principale roccaforte del culto. La diffusione del Cristianesimo all'interno dell'Impero, sostenuta dal favore di Costantino verso la nuova religione, sancirono poi la fine del mitraismo. Ma d'altro canto è inevitabile che, nel cadere, un impero si trascini appresso anche le sue divinità; e così capitò che a Mitra, dio dell'armi e campione degli eroi, in quel secolo di globale insicurezza, subentrò un dio degli umili e dei sottomessi, che guarda caso, forse per la fretta, non dismise tutti i vecchi panni. Guardatevi questo video: è egregiamente esplicativo...
Mitra: quante similitudini !
All'equinozio di primavera cadeva per il mitraismo la nascita del mondo e il suo futuro rinnovarsi alla fine del Grande Anno. Il mito narrava che Mitra, pur riluttante, aveva ucciso un toro focoso per ordine del Sole, affondandogli il coltello sacrificale nel collo. Ma lo spirito maligno Ahriman aveva cercato di contrastare il sacrificio-creazione mandando contro l'animale tutte le creature immonde per avvelenare in lui la fonte della vita: lo scorpione, che lo aveva punto ai testicoli cercando di divorarli, la formica e, secondo alcune interpretazione, anche il serpente. Ma grazie al cane, simbolo delle forze benefiche, che gli aveva leccato la ferita neutralizzando i veleni maligni, il toro riuscì a generare dal suo corpo tutte le erbe e le piante salutari: dal midollo il grano, che spunto sulla coda in forma di spiga, dal sangue la vite, e infine dal seme, raccolto e purificato dalla Luna, gli animali utili. Quando la sua missione creatrice e salvatrice fu conclusa il dio suggellò la sua amicizia con il Sole in un banchetto nella Caverna cosmica, dividendo con lui la carne del toro: quel banchetto costituiva il modello dei pasti rituali dove i fedeli, ornati di maschere che indicavano i sette gradi iniziatici, servivano il capo della confraternita. La vita del cosmo era segnata dalla lotta tra le forze del bene, guidate da Mitra, e quelle distruttive, guidate da Ahriman, sino alla fine del Grande Anno. Allora sarebbe riapparso un toro annunziando la “apocalisse”, mentre Mitra sarebbe sceso nuovamente sulla terra separando i buoni dai malvagi e immolando l'animale divino. Poi mescolando il grasso del toro al vino, avrebbe offerto l'haoma, bevanda di immortalità, ai giusti, che sarebbero resuscitati con i loro corpi, mentre sarebbe caduto dal cielo un fuoco che avrebbe annientato Ahriman e la sua armata con i malvagi; da quell'istante il cosmo avrebbe goduto di una felicità perfetta. Dalla rivisitazione di questo mito primaverile emerge un motivo ricorrente: un sacrificio cui succede una creazione-rinascita, simboleggiati dal sole che incrocia e poi supera la linea dell'equatore celeste passando da nord a sud. Sentite cosa diceva a proposito Hugo Winckler, archeologo e storico tedesco:<< al tempo dell'equinozio nel segno dei Gemelli, la più notevole figura astrale del cielo meridionale, la Croce del Sud, era visibile nel cielo di Babilonia. Perciò la Croce è segno dell'adempimento, l'ultimo segno grafico della scrittura alfabetica è una croce e ha come nome adempimento. Per questo motivo il mito del dio dell'anno si conclude al termine della sua orbita con il “dio appeso alla croce”>>. Secondo gli storici il culto di Mitra nasce nel 1200 a.C. e compare nei Veda come uno degli Aditya, una delle divinità solari e dio dell’onestà, dell’amicizia e dei contratti. Nella civiltà persiana, dove il suo nome veniva reso come Mithra, assunse col tempo sempre maggiore importanza fino a diventare una delle maggiori divinità dello Zoroastrismo. Il dio poi entra nella storia greco-romana con in testa il berretto frigio sotto la protezione dei re del Ponto e dei Parti (molti dei quali ebbero il nome Mitridate = dono di Mitra) e delle armi dei pirati della Cilicia collegati a Mitridate VI del Ponto. Comunque questo nuovo culto non divenne mai popolare nell’entroterra greco, mentre prese piede a Roma all'incirca nel I secolo a.C. e si propagò attraverso tutto l'Impero romano, dopo essere arrivato a Roma con il ritorno delle legioni dall'Oriente. Come dio delle armi e campione degli eroi, Mitra attrasse i soldati romani, che portarono il suo culto in Iberia, Britannia e Dacia. Gli imperatori romani nel III secolo incoraggiarono il Mitraismo, per il supporto che esso offriva alla natura divina dei monarchi. Mitra divenne perciò datore di autorità e vittoria alla casa imperiale. Dal tempo di Commodo, che partecipò ai misteri mitriaci, seguaci del culto si trovavano in tutte le classi della società. Poco dopo l'Impero romano perse la Dacia e le invasioni dei popoli del nord distrussero molti templi lungo la frontiera dell'Impero, la principale roccaforte del culto. La diffusione del Cristianesimo all'interno dell'Impero, sostenuta dal favore di Costantino verso la nuova religione, sancirono poi la fine del mitraismo. Ma d'altro canto è inevitabile che, nel cadere, un impero si trascini appresso anche le sue divinità; e così capitò che a Mitra, dio dell'armi e campione degli eroi, in quel secolo di globale insicurezza, subentrò un dio degli umili e dei sottomessi, che guarda caso, forse per la fretta, non dismise tutti i vecchi panni. Guardatevi questo video: è egregiamente esplicativo...