La finestra di Ciro

Vi presento Doctor Condom


Eh sì, perché l’origine della parola “condom”, usata per chiamare il profilattico nei paesi di lingua anglosassone (ma ormai del tutto sdoganata), secondo alcuni deriverebbe dal nome di un certo Doctor Condom, o Conton o Colkburn, che sarebbe stato medico alla corte di Carlo II d’Inghilterra verso la metà del XVIII secolo. Nel tentativo di risparmiare al re l’imbarazzo provocato dalle molteplici rivendicazioni dei suoi figli illegittimi, costui avrebbe suggerito l’uso del budello d’agnello come metodo anticoncezionale.      Non è per nulla sicuro, però, che questo personaggio sia realmente esistito. Ma se andiamo a scavare, le origini del preservativo sono così antiche che risulta impossibile datarne con esattezza l’apparizione. Dagli antichi egizi alla vulcanizzazione della gomma, inventata dall’americano Goodyear nel XIX secolo, il condom percorre la storia, legandosi in modo indissolubile ai temi della sessualità, del controllo delle nascite e della lotta contro le malattie veneree. Alcune testimonianze arrivano addirittura dall’Egitto dei faraoni. Risale al 1350 a.C. una scultura che lascia immaginare l’uso di uno strumento simile al profilattico. È comunque plausibile che gli antichi egizi siano stati i primi a utilizzare vesciche e intestini animali ben oleati durante i rapporti sessuali. Inoltre adoperavano guaine in tessuto, che tuttavia avevano soltanto uno scopo decorativo.      È convinzione diffusa, però, che i veri inventori del preservativo siano stati i cinesi del 1000 a.C., i quali usavano a scopo antifecondativo fogli di carta oleata, opportunamente sagomati. I loro più rudi vicini di casa giapponesi ricorrevano invece a cilindretti di cuoio e scaglie di tartaruga rese flessibili per mezzo di soluzioni alcaline. In Europa l’antesignano dell’attuale preservativo comparve nel II secolo a.C., anche se le prime testimonianze scritte, si fa per dire, sono addirittura di epoca preistorica. Si tratta di affreschi ritrovati nelle grotte di Combarelles (Francia), risalenti al 10.000 a.C. e raffiguranti un atto sessuale di cui è protagonista un uomo che sembra “inguainato”. Anche gli antichi romani utilizzavano profilattici ricavati dagli intestini essiccati delle pecore. Soprattutto i soldati, quando fraternizzavano con le donne durante le lunghe campagne lontano da Roma, li adoperavano per proteggersi dalle malattie.      I raffinati uomini del Rinascimento inventarono sottilissime fodere in lino riccamente decorate, che immergevano in infusi astringenti prima dell’uso. Ovviamente gli oggetti in questione erano di uso esclusivo delle classi agiate. La scoperta dell’America aveva portato in Europa, attraverso le navi del re di Spagna, uno scomodo clandestino: il virus responsabile di una malattia che il medico Gabriele Falloppio descrisse come il “morbo gallico” e che fu poi denominata sifilide. Lo stesso Falloppio suggerì di utilizzare le suddette fodere di lino, immerse in una soluzione disinfettante, come sistema per evitare il contagio. L’emergenza fece sì che quell’antenato del preservativo cessasse di essere solo appannaggio dei ricchi e che si diffondesse persino tra i soldati impegnati nelle campagne militari dell’epoca.  Nei sotterranei del castello di Dudley, presso la città inglese di Birmingham, sono stati ritrovati profilattici probabilmente usati al tempo della guerra civile tra l’esercito di Oliver Cromwell e le milizie di Carlo I (1640). Questi esemplari, però, erano ricavati da intestini animali, come quello della foto sottostante. Vero e proprio reperto storico, scoperto a Lund (Svezia), realizzato con parte di intestino di  maiale, esposto presso il Tirolean County Museum in Austria.
     L’introduzione su larga scala avvenne nel XVII secolo, quando i profilattici diventarono di uso comune nelle corti ed erano regolarmente venduti. Il materiale adoperato per produrli era l’intestino di capra o di agnello, ma talvolta anche la seta. Fissati al pene tramite un nastro posto a lato dell’apertura, erano persino riutilizzabili. Naturalmente i moralisti ne criticavano ancora l’uso, sostenendo che avrebbe portato al deterioramento dei costumi, incoraggiando il sesso prima del matrimonio, la prostituzione e l’adulterio.      E, a quanto pare, a distanza di più di tre secoli ancora oggi in Italia il mercato della pubblicità ancora si fa influenzare da certi preconcetti, prepotentemente avvalorati dalla Chiesa Cattolica che equipara la promozione dei preservativi alla propaganda di stili di vita immorali ed edonistici. Il trattamento "puritano" della parola contrasta con la natura spinta delle pubblicità nostrane, dove in pratica si fa abbondante uso di sessualità e si mostrano donne poco vestite e provocanti, anche quando si publicizza una marca di innocui ciccolatini. Nonostante la vendita di preservativi in Italia sia di gran lunga più alta che in ogni altro paese europeo, gli slogan finora si sono limitati a frasi del tipo << Proteggi il tuo amore! >>. Se soprattutto si pensa che in altri paesi si fa un largo uso di pubblicità per questo tipo di prodotti, utilizzando qualsiasi tipo di strategia e comunicazione, ci si chiede: come mai in Italia è da  più di un decennio che il preservativo viene pubblicizzato quasi sempre allo stesso modo ? Strano, eh?. Eppoi dicono che le religioni non ostacolano il libero scambio di idee. Guardatevi, ad esempio, questo divertente video pubblicitario di produzione straniera...