La finestra di Ciro

Flora: nome antico e divino


Io ho una splendida nipote, acquisita da poco tramite una sorella di mia moglie, che di nome fa Flora. Lo stesso che porta anche la nonna, da parte di madre. Quando all'epoca ci nacque la prima figlia, mi ricordo che io e mia moglie discutemmo sul come chiamarla. Per me il nome Flora, non era da escludersi a priori solo per il fatto che appartenesse a mia suocera, anzi, da quel punto di vista devo ammettere che mia suocera, con tutti suoi difetti ( ma d'altro canto chi è che non ne ha), è stata nella sua vita una persona amabilissima con tutti, e ora che non è più cosciente fa ancora più tenerezza. Ma semplicemente per la ragione che, per me, Flora era un nome inadatto ad una persona. È come chiamare “Cielo” un qualcuno, che senso ha ?     Potevamo mettergli, come è usanza comune, il nome di mia madre, che poi tanto brutto non era, sia in parte che tutto intero: Mariangela. Però, per non essere prepotentemente di parte e fare inoltre una scelta condivisa da entrambi, optammo poi per Martina. Nome alquanto inusuale nell'Italia di trenta anni fa.  Qui sotto vi mostro la foto della mia bella e dolce nipotina.  A volte guardandola,  penso: chissà se avrà ereditato la maestria musicale di entrambi i genitori ? Perché dovete sapere che la madre di questa graziosa bambina è Niki Nicolai, una delle voci più  sopraffine d'Italia, e il padre è un dei più famosi sassofonisti d'Europa, Stefano Di Battista.             
     Ma veniamo ai giorni nostri, quando mi è capitato in mano un trattato di mitologia antica, ed ho scoperto che Flora una volta era un vero e proprio nome, anzi, addirittura lo portava una dea che veniva adorata da tutti i Romani. Leggendo quel libro, mi è quasi venuto di pensare che quella mia ostinata avversità verso questo nome fosse solo frutto di una mia una preconcetta avversione, allora avvalorata inconsciamente da un educazione scientifico-cristiana, che mi faceva rifiutare un nome, come dire, “pagano per eccellenza”. È riportato in questo trattato che:     << i Romani, a maggio, celebravano l'avvento della bella stagione consacrandolo a varie dee: Flora, Bona e Maia. Flora, il cui nome con altra declinazione era quello del fiore (flos, floris), aveva la funzione di proteggere le piante utili e gli alberi soprattutto nel periodo della fioritura. Giovanni Lido sosteneva che era il nome sacrale di Roma, mentre quello segreto corrispondeva ad Amor. Ma la presunta rivelazione dello scrittore non aveva alcun fondamento, perché il nome arcano era conosciuto da una ristretta cerchi di aristocratici che mai lo rivelarono, convinti che la sua divulgazione avrebbe nociuto alla città.      Il nome infatti, secondo la tradizione romana, era la cifra che esprimeva graficamente l'energia di ciò che si nominava. Conoscerlo era realmente conoscere la cosa; e la sua conoscenza dava le chiavi per poter influire, nel bene e nel male, sulla cosa stessa. << È noto >> scriveva Macrobio nei Saturnali << che tutte le città si trovano sotto la protezione di un dio. Fu usanza dei Romani, segreta e sconosciuta a molti, che quando assediavano una città nemica e confidavano di poterla conquistare, ne chiamassero fuori i dei protettori con una determinata formula di evocazione o perché ritenevano di non poter conquistare altrimenti la città o , se mai fosse stato possibile, giudicavano sacrilegio prendere prigionieri gli dei. Questo è anche il motivo per cui i Romani vollero che rimanesse ignoto il dio sotto la cui protezione è posta la città di Roma e il nome latino della città stessa.>>      Mater florum la chiamava Ovidio: in suo onore si celebravano al circo Massimo dal 28 aprile al 3 maggio i Floralia, ai quali si doveva partecipare in vesti di vario colore, a imitazione dei fiori. << Di vin tinti le tempie>> narrava Ovidio << si cingono di serti intrecciati, e la splendida mensa è tutta sparsa di rose >>. Si susseguivano rappresentazioni teatrali e giochi circensi bizzarri, perché erano simulazioni scherzose di cacce ad animali domestici e da giardino, di corse e combattimenti. I giochi, cui partecipavano come protagoniste le cortigiane, erano impudichi e orgiastici. Valerio Massimo narra che un giorno, presente Catone censore, gli spettatori intimiditi non osarono chiedere alle cortigiane di denudarsi secondo l'usanza: finché questi, avvertito da un amico, si allontanò per non impedire che la festa si svolgesse normalmente. Scriveva Ovidio di Flora, la dea che regnava sui Floralia:<< Vuol che godiamo il fior degli anni finché siam freschi, e che sprezziamo le spine >>.      Quanto aveva ragione Ovidio, e che “rompipalle” senza pari deve essere stato Catone il censore !