La finestra di Ciro

Israele: eterno oppresso o storico oppressore ?


Che gli israeliani siano un popolo avvezzo alla guerra è risaputo dalla notte dei tempi, tanto che il nome deriva da un soprannome,Yisrael, dato da Dio stesso a Giacobbe perché:<< hai combattuto (sar) con Dio (El) e con gli uomini e hai vinto>>.     Il loro sogno della “Terra Promessa”, che si è tramandato nei secoli fino ad oggi, riposa sulla promessa che Jahvé fece ad Abramo fin dagli inizi del Genesi:<< Alla tua discendenza io do questo paese dal fiume d'Egitto al grande fiume, l'Eufrate; il paese dove abitano i Keniti, i Kenneziti, i Kadmoniti, gli Hittiti, i Pirrizziti, i Refraim, gli Amorrei, i Cananei, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei.>> Questo implica che già da allora ben undici popoli avrebbero dovuto abbandonare le loro terre per far posto alle undici tribù di Israele.     Ora io non asserisco che, oggi come oggi, tutti gli israeliani siano dei combattenti nati, perché di sicuro tra loro c'è chi interpreta il tutto in maniera letteraria, reputando quella promessa “divina” una finzione astratta, sulla quale però non si può basare nessun diritto concreto. Ma evidentemente il potere è in mano a degli insensati integralisti che hanno preso alla lettera quelle parole, facendole diventare una base teologica per una rivendicazione territoriale dal “Nilo all'Eufrate”, ossia di tutto ciò che sta tra l'Egitto e il Sudan orientali, l'Etiopia settentrionale e l'Iraq occidentale e cioè in aggiunta a quelli, Eritrea, Yemen, Oman, Emirati Arabi, Qatar, Kuwait, Arabia Saudita, Israele, Giordania, Libano e Siria.    Non c'è da meravigliarsi se oggi gli Arabi si innervosiscono quando sentono i fondamentalisti Ebrei parlare di “Grande Israele”. Viceversa, non è difficile capire da dove gli Ebrei storici abbiano derivato questi grandiosi sogni. Ovviamente dagli esili in Egitto e Babilonia, le cui terre costituiscono appunto i confini del desiderio di rivincita degli oppressi. Il primo passo verso la conquista della Terra Promessa fu compiuto proprio da Abramo, quando comprò il primo lotto per edificare una tomba alla moglie, che divenne poi il cimitero dei patriarchi e delle loro consorti. Da allora, l'acquisto di terra ha costituito una delle facce della strategia di conquista della Palestina, perseguita ancora nel Novecento dal sionismo di Theodor Herzl.     L'altra faccia, quella violenta, risale anch'essa a un episodio mitologico. La Bibbia narra che dopo aver infatti ricevuto dal principe degli Evei una offerta formale di coabitazione, che prevedeva il diritto a matrimoni misti e all'acquisto di terra, i figli di Giacobbe pretesero e ottennero la circoncisione di tutti gli Evei, perché << non possiamo dare nostra sorella a un non circonciso>>. Ma mentre tutti gli Evei maschi erano stanchi e sofferenti per l'operazione subita, due dei figli di Giacobbe li sterminano tutti e saccheggiarono la città, rapendo le loro donne e i bambini.     C'è inoltre da aggiungere che negli ultimi secoli non si è parlato altro che delle persecuzioni che gli Ebrei hanno subito, ma mai si è messo in risalto che questo popolo, fin dagli inizi, ha sempre praticato una politica passiva di autosegregazione etnica dagli abitanti dei luoghi dove hanno risieduto. Questo atteggiamento risale a Isacco e Rebecca, e alla “grande amarezza” da questi manifestata per il matrimonio del figlio Esaù con due hittite. Costume che divenne legge quando poi gli Ebrei, usciti dall'esilio egiziano, stavano per far ritorno nella Terra Promessa, e fu loro espressamente vietato, con un editto divino, non solo di mescolarsi, ma persino di coabitare con locali: << Stabilirò il tuo confine dal Mar Rosso fino al mare dei Filistei e dal deserto fino al fiume, perché ti consegnerò in mano gli abitanti del paese e li scaccerò dalla tua presenza. Ma tu non fare alleanza con loro e con i loro dei.>>     Quest'ultima espressione, fra l'altro, ha permesso ad alcuni fondamentalisti Ebrei di rivendicare un diritto divino anche al di fuori del Medio Oriente e ben oltre l'Asia Minore. Un potrebbe pensare che in fondo i fondamentalisti sono una sparuta minoranza, ma non era dello stesso avviso Yasser Arafat, quando il 25 maggio del 1990 al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, mostrò la mappa riportata sulla allora nuova moneta israeliana da 10 agorot, in cui apparentemente il paese veniva rappresentato come comprendente tutta la Palestina, tutto il Libano, tutta la Giordania, metà della Siria,due terzi dell'Iraq, un terzo dell'Arabia Saudita, compresa Medina, e metà del Sinai.     Reali o immaginarie che fossero le mire espansionistiche attribuite da Arafat al governo israeliano, rimane il fatto che l'esistenza stessa di Israele si fonda su una pretesa continuità storica che risale in ultima analisi a una promessa divina. La cosa più assurda che proprio questa continuità che tanto viene evocata per regolare questioni territoriali o conflitti etnici, viene imposta anche dal civile ed evoluto Occidente cristiano per imporre anacronistici valori teocratici a moderne popolazioni secolari.