Posta in questi termini sembra più un domanda di carattere teologico, materia quest’ultima che non ha niente a che spartire con l’economia. Però, se consideriamo il valore che oggi viene dato al denaro, quasi a farlo assurgere a un ruolo di divinità, la domanda così come l’ho posta io, non è poi così tanto fuorviante. Uno dei più convinti sostenitori dell’enormi pregi di un libero mercato era, forse oggi non lo è più, l’ex governatore della Federal Riserve, Alan Greenspan. Negli anni del suo governatorato cercò di mettere in pratica la sua visone di liberismo sfrenato. Dopo ben cinque mandati consecutivi, durati quasi un ventennio, nel gennaio del 2006 lasciò la poltrona al suo successore. Nonostante il suo lungo mandato era stato elogiato da molti, alla fine del 2008 fu comunque chiamato a deporre sulla crisi finanziaria davanti al Congresso degli Stati Uniti, il quale voleva delucidazioni sulle ragioni del disastro. In quella sede l’ex presidente della Fed si è difeso con determinazione. Nel primo round prese di mira i dati che avevano utilizzato nelle sue stime: se solo gli input fossero stati corretti, i modelli economici avrebbero funzionato e le previsioni sarebbe state più accurate. Ed infatti leggete quanto dichiarò:<< L’autore del modello di determinazione dei prezzi che stanno alla base di molti progressi nei mercati dei derivati è stato insignito del premio Nobel. Questo moderno paradigma di gestione dl rischio è rimasto dominante per decenni. Tuttavia , nell’estate dello scorso anno l’intero edifico intellettuale è crollato, perché nei modelli di gestione del rischio venivano dati relativi unicamente agli ultimi venti anni. Che sono stati un periodo di euforia. Se invece i modelli fossero stati adattati più correttamente alle fasi di congiuntura negativa, i requisisti patrimoniali sarebbero stati molto più elevati e, a mio parere, il mondo finanziario si troverebbe oggi in condizioni molto migliori >>. Insomma, secondo Greeenspan, dalla spazzatura non si produce altro che spazzatura: il modello era ben congeniato , ma le ipotesi sul rischio e i dati , basati soltanto sui bei tempi andati, erano errati, e perciò il prodotto del modello si è rivelato sbagliato. Ma un componente del Congresso, Henry Waxman, non convinto di questa semplice conclusione, cercò di approfondire l’argomento, e in uno straordinario scambio di battute spinse l’illustre economista ad approfondire le sue conclusioni. Quello che segue è il testuale resoconto di quel tete a tete verbale. Waxman: la domanda che vorrei farle e la seguente, lei sposava un ideologia, aveva aveva una fede incrollabile nel libero mercato concorrenziale. Cito la sua dichiarazione: << è vero, io credo in una ideologia. Ritengo che i mercati liberi, concorrenziali, siano di gran lunga la maniera migliore di organizzare un sistema economico. Abbiamo provato la regolamentazione, ma non hai mai funzionato davvero>>. Queste sono le sue testuali parole. Lei aveva l’autorità di porre un freno alle prassi creditizie irresponsabili che hanno portato alla crisi dei mutui subprime. Molti lo avevano consigliato di agire in tal senso. E adesso tutta la nostra economia ne paga le conseguenze. Ritiene che la sua ideologia l’abbia spinto a prendere decisioni che vorrebbe non aver mai preso ? Greenspan: Be, bisogna ricordare, però, cos’è una ideologia. È un quadro concettuale con cui le persone affrontano la realtà. Tutti ne hanno una. È inevitabile per esistere, bisogna avere una ideologia. La domanda da porsi e se sia accurata o meno. Quello che sto dicendo è che, si, ho trovato una pecca, non so quanto grave o permanente, e sono stato molto turbato da questa scoperta. Waxman: Lei ha trovato una pecca ? Greenspan: Si, ho trovato una pecca nel modello che consideravo la struttura di funzionamento cruciale che definisce come va il mondo, per così dire. Waxman: In altre parole, lei ha scoperto che la sua visione del mondo, la sua ideologia, non era corretta, non funzionava. Greenspan: Precisamente. Proprio per questo sono rimasto sconvolto, perché per oltre quaranta anni ho creduto vi fossero prove inconfutabili che funzionasse eccezionalmente bene. Giusto per chiarire, la “pecca” in questione non era un difettuccio marginale dovuto a dati scadenti, la pecca di cui parlava Greenspan è ancora più basilare, al punto da deformare la sua maniera di intendere l’organizzazione del mondo, di concepire la sociologia del mercato. Le ammissioni di Greenspan hanno profonde ripercussioni , e comprenderle fino in fondo significherebbe mettere completamente in discussione il modo in cui viviamo. Le nostre aspettative sulla società e l’economia avrebbero bisogno di un nuovo punto di approdo, basato su ipotesi più ricche riguardo alla natura umana. Insomma si renderebbe necessaria anche una ideologia differente per governare lo scambio di beni e servizi.
Il libero mercato è cosa buona e giusta ?
Posta in questi termini sembra più un domanda di carattere teologico, materia quest’ultima che non ha niente a che spartire con l’economia. Però, se consideriamo il valore che oggi viene dato al denaro, quasi a farlo assurgere a un ruolo di divinità, la domanda così come l’ho posta io, non è poi così tanto fuorviante. Uno dei più convinti sostenitori dell’enormi pregi di un libero mercato era, forse oggi non lo è più, l’ex governatore della Federal Riserve, Alan Greenspan. Negli anni del suo governatorato cercò di mettere in pratica la sua visone di liberismo sfrenato. Dopo ben cinque mandati consecutivi, durati quasi un ventennio, nel gennaio del 2006 lasciò la poltrona al suo successore. Nonostante il suo lungo mandato era stato elogiato da molti, alla fine del 2008 fu comunque chiamato a deporre sulla crisi finanziaria davanti al Congresso degli Stati Uniti, il quale voleva delucidazioni sulle ragioni del disastro. In quella sede l’ex presidente della Fed si è difeso con determinazione. Nel primo round prese di mira i dati che avevano utilizzato nelle sue stime: se solo gli input fossero stati corretti, i modelli economici avrebbero funzionato e le previsioni sarebbe state più accurate. Ed infatti leggete quanto dichiarò:<< L’autore del modello di determinazione dei prezzi che stanno alla base di molti progressi nei mercati dei derivati è stato insignito del premio Nobel. Questo moderno paradigma di gestione dl rischio è rimasto dominante per decenni. Tuttavia , nell’estate dello scorso anno l’intero edifico intellettuale è crollato, perché nei modelli di gestione del rischio venivano dati relativi unicamente agli ultimi venti anni. Che sono stati un periodo di euforia. Se invece i modelli fossero stati adattati più correttamente alle fasi di congiuntura negativa, i requisisti patrimoniali sarebbero stati molto più elevati e, a mio parere, il mondo finanziario si troverebbe oggi in condizioni molto migliori >>. Insomma, secondo Greeenspan, dalla spazzatura non si produce altro che spazzatura: il modello era ben congeniato , ma le ipotesi sul rischio e i dati , basati soltanto sui bei tempi andati, erano errati, e perciò il prodotto del modello si è rivelato sbagliato. Ma un componente del Congresso, Henry Waxman, non convinto di questa semplice conclusione, cercò di approfondire l’argomento, e in uno straordinario scambio di battute spinse l’illustre economista ad approfondire le sue conclusioni. Quello che segue è il testuale resoconto di quel tete a tete verbale. Waxman: la domanda che vorrei farle e la seguente, lei sposava un ideologia, aveva aveva una fede incrollabile nel libero mercato concorrenziale. Cito la sua dichiarazione: << è vero, io credo in una ideologia. Ritengo che i mercati liberi, concorrenziali, siano di gran lunga la maniera migliore di organizzare un sistema economico. Abbiamo provato la regolamentazione, ma non hai mai funzionato davvero>>. Queste sono le sue testuali parole. Lei aveva l’autorità di porre un freno alle prassi creditizie irresponsabili che hanno portato alla crisi dei mutui subprime. Molti lo avevano consigliato di agire in tal senso. E adesso tutta la nostra economia ne paga le conseguenze. Ritiene che la sua ideologia l’abbia spinto a prendere decisioni che vorrebbe non aver mai preso ? Greenspan: Be, bisogna ricordare, però, cos’è una ideologia. È un quadro concettuale con cui le persone affrontano la realtà. Tutti ne hanno una. È inevitabile per esistere, bisogna avere una ideologia. La domanda da porsi e se sia accurata o meno. Quello che sto dicendo è che, si, ho trovato una pecca, non so quanto grave o permanente, e sono stato molto turbato da questa scoperta. Waxman: Lei ha trovato una pecca ? Greenspan: Si, ho trovato una pecca nel modello che consideravo la struttura di funzionamento cruciale che definisce come va il mondo, per così dire. Waxman: In altre parole, lei ha scoperto che la sua visione del mondo, la sua ideologia, non era corretta, non funzionava. Greenspan: Precisamente. Proprio per questo sono rimasto sconvolto, perché per oltre quaranta anni ho creduto vi fossero prove inconfutabili che funzionasse eccezionalmente bene. Giusto per chiarire, la “pecca” in questione non era un difettuccio marginale dovuto a dati scadenti, la pecca di cui parlava Greenspan è ancora più basilare, al punto da deformare la sua maniera di intendere l’organizzazione del mondo, di concepire la sociologia del mercato. Le ammissioni di Greenspan hanno profonde ripercussioni , e comprenderle fino in fondo significherebbe mettere completamente in discussione il modo in cui viviamo. Le nostre aspettative sulla società e l’economia avrebbero bisogno di un nuovo punto di approdo, basato su ipotesi più ricche riguardo alla natura umana. Insomma si renderebbe necessaria anche una ideologia differente per governare lo scambio di beni e servizi.