La finestra di Ciro

Il denaro toglie anche i peccati


È di pochi giorni fa la notizia che sono state riaperte le indagini per la scomparsa di Emanuela Orlandi, e che il Vicariato di Roma ha dato il nulla osta ad ispezionare la tomba di Enrico De Pedis nella chiesa di S.Apollinare       E si perché il De Pedis, uno dei capi più potenti della banda della Magliana, non è sepolto come tutti i comuni mortali in un cimitero qualsiasi, ma bensì nella basilica di Santa Apollinare, nel centro di Roma, accanto alle spoglie di martiri e cardinali. E guarda caso fu proprio un cardinale, Ugo Poletti, ad autorizzare la sepoltura del criminale nella cripta della Basilica di Sant'Apollinare, dietro  richiesta perorata dall'allora vicario di Sant'Apollinare, don Pietro Vergari, vista la presunta attività filantropica verso i poveri della basilica svolta dal De Pedis.
      È proprio vero quello che affermava secoli fa il teologo e filosofo olandese del XIV secolo,Erasmo da Rotterdam: << Pecuniae obediunt omnia >> (Tutte le cose obbediscono al denaro). Evidentemente già da allora il denaro, questo virus inarrestabile, che infetta indistintamente tutti gli animi, aveva ammorbato tutta l'Europa rinascimentale. Sentite quanto affermavano in merito allo “sterco del demonio” ( definizione del denaro, attribuita a Martin Lutero) altri sommi dotti dell'Europa del quattrocento.      Iniziamo col il sommo Dante che, già nel 1339, asseriva:<< troppo sono solleciti di guadagnar denaro in modo che si può quasi dire loro: sempre arde in essi il desiderio dell'acquisto >>. Nello stesso periodo il  Beato Giovanni Dominici sentenziava:<< il denaro è molto amato dai grandi e dai piccoli, dai chierici e dai mondani, dai poveri e dai ricchi, dai monaci e dai prelati: tutto è sottomesso al denaro >>.       Ma la testimonianza più impressionante viene forse da una lettera del Petrarca: << Per noi, buon amico, tutto oggi è oro, le aste gli scudi, i ceppi, le corone.... L'oro riduce schiavo chi è libero e liberi gli schiavi, assolve i rei, gli innocenti condanna, fa muti i facondi, riduce ogni eloquenza al silenzio. Per esso principi i servi, e servi i principi, audaci i timidi, paurosi gli arditi, solleciti i pigri... asciuga i fiumi, feconda i campi, sconvolge i mari, adegua i piani ai monti, rompe ogni chiusa, assalta ed espugna fortezze, abbatte castelli. Ed è pure l'oro che le amicizie dei grandi, le illustri clientele e gli splendidi matrimoni procaccia: per virtù sua infatti vengono gli uomini in fama di nobili, di valorosi, di sapienti, di belli e (mirabile a dirsi) persino di santi; solo i ricchi oggimai sono nella città creduti dabbene e a essi soli quella fede che ai poveri si nega (vedi Berlusconi)>>.       Se certe affermazioni fossero espresse in un italiano più attuale, potremmo benissimo attribuirle a qualche esimio benpensante dei nostri giorni. Ma se riflettete sul fatto che sono state pronunciate più di seicento anni fa, vi renderete subito conto quanto questo bruto e distorto “modus vivendi” sia oggi più in auge di prima, e quanta poca attenzione abbiamo dato a simili ammonimenti in tutti questi secoli.