La finestra di Ciro

Chi è più evasore, lo Stato o il cittadino ?


Se da un parte ci rincresce constatare che mediamente l’italiano non è affatto un onesto contribuente, considerato che, secondo un calcolo effettuato  dalla KRLS Network of Business Ethics per conto della Associazione Contribuenti Italiani, è risultato che nei  primi quattro mesi del 2010, l’imponibile evaso in Italia è cresciuto del 6,7% ed ha raggiunto l’ammontare di 371 miliardi di euro l’anno, bisogna anche ammettere che lo stato non è che si comporti meglio.      È vero si che “lavoro nero” è denaro che passa da una mano all’altra senza pagare  dazio, ma comunque la prestazione è pagata. Però, che ne è di tutto quel lavoro svolto e non retribuito ? Perché nessuno ne parla e non lo si mette in conto? La riproduzione della “forza lavoro”, cioè di noi comuni mortali, chiede ben più che mettere al mondo bambini; dopo averli generati bisogna allevarli, nutrirli, vestirli, dar loro una casa, istruirli, e infine introdurli nel mondo del lavoro. I costi di questo processo si traducono in quello che è forse il peggior caso di valutazione distorta in ogni parte del mondo: il trattamento che il mercato e i governi riservano al lavoro domestico delle donne.      Ovunque si guardi, la fatica quotidiana di crescere i figli , mandare avanti la casa e offrire il proprio tempo alla collettività, quel lavoro che le femministe  chiamano il “triplice fardello delle donne”, non viene correttamente prezzata. Nel 1995 si è stimato che per remunerare tutto il lavoro non retribuito svolto nel mondo si sarebbero dovuti sborsare 16000 miliardi di dollari ( Si, sedicimila). Di questi, 11000 miliardi corrispondevano al lavoro non retribuito delle donne. Nel ’95 questa cifra rappresentava più della metà della produzione totale mondiale.      Quel che è peggio, tuttavia, è che questo errore di valutazione non è innocuo. Se oggi esiste una così grande economia retribuita è proprio perché è opinione diffusa  considerare il lavoro riproduttivo, e tutto ciò che ne consegue, una naturale ed esclusiva prerogativa delle donne. E giacché il loro lavoro non viene computato come tale,  le donne sembrano avere tempo libero,  tempo che, secondo le agenzie di sviluppo, spiegherebbe perché le donne sono in grado di “assumersi parte del carico”, di controbilanciare in parte l’assenza di servizi pubblici adeguati, che le sgravino un poco il pesante fardello.      E quel che è peggio questo “sessismo” si estende anche al lavoro retribuito: secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro, nella maggioranza dei paesi la remunerazione percepita dalle donne, a parità di occupazione, è compresa tra il 70 e il 90 % di quella dei colleghi maschi, anche se in alcune regioni, particolarmente in Asia, la percentuale è ancora più bassa.      Quindi come vedete lo stato e tutto il sistema economico dovrebbero farsi un esame di coscienza: è vero si che bisogna fare in modo che ogni cittadino paghi le tasse in proporzione al suo reddito,  ma è ancor più giusto che venga riconosciuto il lavoro non retribuito svolto dalle donne, e non con  ridicoli sgravi fiscali del tipo “figli a carico”, ma quanto meno valutandolo come la retribuzione mensile di tre ore giornaliere di una colf . A conti fatti, ogni lavoratrice di reddito basso, che non può permettersi una collaboratrice familiare, dovrebbe prendere la sua retribuzione al lordo dei contributi, e le ragazze madri senza lavoro dovrebbero quanto meno percepire un contributo statale pari alla pensione minima vigente.   Una volta adottate queste misure ben venga la galera e la confisca dei beni ai futuri evasori. Ma finché ci sarà uno Stato che non riconoscerà questo tipo di diritti, e dove in cambio dei contributi, fornisce dei beni e dei servizi, che spesso sono pessimi e costosissimi, difficilmente si sfaterà quella antifona italiana che fa: << Le tasse sono un furto e non pagarle è legittima difesa >>.