La finestra di Ciro

L’interesse pubblico e quello privato possono coesistere ?


In questo post vi voglio proporre due diversi punti di vista di economia politica, espressi circa duecento anni fa da due esimi pensatori.      Le loro analisi circa le misurare da adottare affinché in un governo democratico possano coesistere sia l’interesse pubblico che quello privato, sono, a mio avviso, di una indiscussa attualità, fatta eccezione per il termine “commerciante”, che oggi va inteso come “ ricco imprenditore”.      Il primo pensiero appartiene ad Adam Smith,   filosofo ed economista scozzese del 700, considerato unanimemente il primo degli economisti classici, ed è tratto dal suo saggio sulla storia dell’economica, dal titolo “La ricchezza delle nazioni”. Mentre il secondo fu espresso da Alexander Hamilton, uno dei Padri fondatori degli Stati Uniti d’America, e del quale fu il primo Segretario al Tesoro, figura di spicco nella storia americana,  tanto che il suo ritratto è presente sulla banconota da dieci dollari.      Ecco il primo dei due pensieri:<< Tuttavia l’interesse di coloro che vivono di profitto è sempre, sotto qualche aspetto diverso da quello pubblico, e anche opposto. L’interesse dei “commercianti” è sempre di allargare il mercato e restringere la concorrenza. Allargare il mercato può essere abbastanza coerente con l’interesse del pubblico, ma restringere la concorrenza gli sarà sempre contrario e può solo servire a mettere in grado i commercianti, aumentando i loro profitti al di sopra del livello al quale sarebbero naturalmente, di applicare, a proprio beneficio, una assurda tassa sul resto dei loro concittadini. La proposta di una nuova legge o di un regolamento di commercio che provenga da questa classe dovrebbe essere sempre ascoltata con grande precauzione e non dovrebbe mai essere adottata, se non dopo averla esaminata a lungo e attentamente, non solo con la più scrupolosa, ma anche con la più sospetta attenzione. Tale proposta, infatti, proviene da un ordine di uomini il cui interesse non è mai esattamente uguale a quello del pubblico e che, generalmente, ha interesse a ingannare e anche a opprimere il pubblico, come in effetti ha fatto in numerose occasioni.>>   E permettetemi di aggiungere, …e continuano a farlo da duecento anni a questa parte.  
     Passiamo ora al secondo pensiero:<< Gli operai e gli artigiani saranno sempre propensi, con poche eccezioni, a dare il loro voto ai “commercianti “ piuttosto che a persone del proprio mestiere o della propria professione. Essi sanno che il commerciante è il loro cliente e amico naturale; e sono consapevoli che per quanta fiducia possano giustamente riporre nel proprio buonsenso, il “commerciante” può promuovere i loro interessi più efficacemente di quanto non facciano loro stessi. Perciò dobbiamo considerare i “commercianti” i rappresentanti naturali di tutte queste classi della società.>>      Quindi, come vediamo, l’economista scozzese, evidenziava una ragione strutturale per cui i meccanismi economici possono dar vita a un gruppo di persone in grado di manipolare le scelte di governo e pertanto non c’è tanto da fidarsi quando questi “commercianti” prendono in mano le redini dell’economia. Smith era dunque dell’avviso che non si può affidare a una volpe la custodia del pollaio, e proprio per questa ragione riconosceva al governo un ruolo molto forte, che andava dal punire i comportamenti disonesti al regolamentare la finanza e al garantire istruzione e ordine pubblico. Mentre Hamilton era dell’avviso che sarebbe meglio affidare il governo a persone abile negli affari, poiché questi sono gli unici in grado di poter rappresentare gli interessi della società nel suo insieme.      Quale dei due pensieri ha avuto la meglio nell’economia mondiale degli ultimi due secoli? Di sicuro il secondo, e l’Italia, con un ricco imprenditore ( Silvio Berlusconi) alla guida dell'attuale governo, ne è un classico esempio; come, d'altronde,  lo sono la maggior parte dei membri dei Senati dei governi democratici di tutto il mondo, dove è davvero difficile trovare un appartenente alla classe lavoratrice. Come se la saggezza e la posatezza, necessarie a membri di un parlamento per prendere le più giuste decisioni per il “bene comune”, siano determinate solo ed esclusivamente dal possesso di enormi ricchezze.