La finestra di Ciro

Le reliquie taroccate di Giovanna d’Arco


Ai giorni d’oggi, leggere un titolo del genere, viene subito da pensare: Oddio, i cinesi si sono messi a taroccare anche le reliquie sacre ? No, non vi preoccupate, non sono giunti ancora a tanto! Anche perché ci è stato chi gli ha preceduti, visto che in Europa l’arte di taroccare le reliquie dei santi è ben radicata da millenni.       Ora il termine reliquia (dal latino reliquiae, resti) indica, in senso stretto, la salma, o una parte di essa, di una persona venerata come santo o beato e più in generale di una persona famosa. In senso lato, una reliquia è un qualsiasi oggetto che abbia avuto con i santi una più o meno diretta connessione. La venerazione delle reliquie è diffusa soprattutto nel Cristianesimo, specificamente nel credo cattolico e in quello ortodosso, ma il culto pubblico è stato sempre considerato dalla nostra Chiesa come una forma di religiosità popolare, e proprio per questa ragione  è autorizzato da quest’ultima  soltanto per le reliquie che si riferiscono a santi o a beati, riconosciuti ufficialmente tali dalla Santa Sede. I resti conservati devono essere autenticati, e tale facoltà compete esclusivamente ai cardinali, agli ordinari ed agli altri ecclesiastici, cui sia stata conferita da un indulto apostolico.       Queste regole furono imposte per porre un freno a tutti quegli abusi che tanto si erano verificati, specialmente nei secoli  passati. Come si evidenzia dalla narrazione, risalente all’anno mille, del poeta Cristoforo di Mitilene,  nella quale affermava che erano state ritrovate:<< 10 mani di san Procopio, 15 mandibole di san Teodoro, 8 piedi di san Nestore, 4 teste di san Giorgio e quant'altro.>> Oppure, stando a quanto parafrasava, cinque secoli dopo, Erasmo da Rotterdam:<<… che a mettere insieme tutti i legni ritenuti appartenenti alla croce di Cristo, ci si potrebbe costruire una nave intera.>>      Ora siamo arrivati al XXI secolo, è sembrerebbe che gli ignoranza dei secoli bui, che molto contribuì alla diffusione di false reliquie, sia un ricordo ormai lontano e sbiadito dal tempo; ma se andiamo a spulciare nelle cronache recenti, ci accorgiamo invece che la situazione, per certi versi, non è affatto cambiata, stando almeno a quanto è emerso dalle ultime analisi fatte sulle ceneri di santa Giovanna d’Arco. Come è risaputo Giovanna d'Arco, in francese Jeanne d'Arc, o Jehanne Darc nella versione più arcaica, è nata nel 1412 a Domnrémy-la-Pucelle. A lei si ascrive il merito di aver riunificato la Francia, guidando vittoriosamente le armate francesi contro quelle inglesi, e così contribuendo a risollevarne le sorti durante la guerra dei Cent'anni.  Catturata dai Borgognoni, Giovanna fu venduta agli inglesi che la sottoposero ad un processo per eresia, al termine del quale, il 30 maggio 1431, fu condannata al rogo.      L’esecuzione procedette con modalità ben descritte nelle cronache dell'epoca: la condannata fu uccisa direttamente dalle fiamme, contrariamente a quanto accadeva solitamente per i condannati a morte, che erano soffocati dall'inalazione dei fumi arroventati prodotti dalla combustione del legname e della paglia. Alla fine di quella orrenda escuzione, del corpo della Pulzella d'Orléans  rimanevano solo le ceneri, il cuore e qualche frammento osseo, che furono caricati su un carro e gettati nella Senna, per ordine del conte di Warwick. Dopo pochi anni, nel 1452, il legato pontificio Guillame d'Estouteville e l'Inquisitore di Francia, Jean Bréhal, aprirono anch'essi un procedimento ecclesiastico che portò ad un rescritto a firma del Pontefice Callisto III che autorizzava una revisione del processo del 1431. Ci vollero dieci mesi per ascoltare centoquindici testimoni, ma alla fine la giuria dichiarò nulla la precedente sentenza e Giovanna fu, a posteriori, riabilitata e riconosciuta innocente.       Guarda caso, però, quattro secoli dopo, nonostante la meticolosità dei carnefici, e le rigide disposizioni delle autorità borgognone e inglesi avessero reso all’epoca molto improbabile questa eventualità, nel 1867 furono rinvenute alcune presunte reliquie di Giovanna d'Arco. Così avvenne che nel 1869 il vescovo d'Orléans diede avvio ad una petizione per la canonizzazione della fanciulla. Che fu subito ben accolta da Papa Leone XIII, il quale solertemente diede inizio al suo processo di beatificazione. E, come c’era d’aspettarselo, Giovanna venne beatificata il 18 aprile 1909 da papa Pio X e proclamata santa da papa Benedetto XV il 16 maggio 1920, dopo che le era stato riconosciuto il potere intercessorio per i miracoli prescritti. Per l’occasione il governo francese, lo stesso anno, per non essere da meno e ribadire il concetto cristiano che “bisogna dare a Cesare, ciò che è di Cesare”, dichiarò festa nazionale l'8 maggio, giorno della battaglia di Orléans. Da quel momento Giovanna d’Arco venne dichiarata dalla Chiesa patrona di Francia, ed oltre ad esserlo della telegrafia e della radiofonia, è venerata anche come protettrice dei martiri e dei perseguitati religiosi, delle forze armate e di polizia. Di certo,  non poteva aspettarsi di meglio quella giovane visionaria, che finì per essere arsa viva ad appena 19 anni !       Però, per quanto riguarda le reliquie,  la stessa Chiesa che canonizzò l’eroina francese nel 1920, rimase prudente e non autorizzò la venerazione delle reliquie esistenti. Fu allora che, nel 1979, l’associazione degli “Amici del Vecchio Chinon”, che prende il nome dalla cittadina del centro della Francia, attuale custode delle sante reliquie, allo scopo di avere una conferma scientifica di quanto custodiva, decise di affidarsi agli esperti, ma la perizia non ebbe risultati certi. Si è dovuto attendere altri trenta anni per mettere probabilmente fine alla storia della reliquie della neonata santa, e ciò e stato possibile grazie ai  nuovi metodi forensi usati da un team di studiosi francesi.            E qui viene il bello ! Dopo sei mesi di ricerche, l’equipe di 18 ricercatori guidata dal medico legale Philippe Carlier  ha innanzitutto confermato quanto emerso dalle analisi del ’79,  ribadendo che fra  resti analizzati vi era anche un femore di gatto la cui presenza, a detta di chi ne sosteneva l'autenticità, era probabilmente spiegabile con il fatto che uno di questi animali sarebbe stato gettato nel rogo in cui ardeva Giovanna d'Arco. Ma la cosa più interessante è che le recenti analisi  hanno però dimostrato che le reliquie attribuite alla santa sono in realtà databili tra il VI e il III secolo a.C. e sono frammenti di una mummia egiziana. Secondo quanto sostiene il Philippe Carlier  :<< Le possibilità che quanto ho analizzato, siano realmente i resti dell’eroina francese diminuiscono. I risultati degli studi non permettono di dare una risposta con certezza. Quei resti non erano stati bruciati e la sostanza nerastra sui frammenti non era di resti organici carbonizzati, ma corrispondono a pezzi vegetali e minerali. >> . Da tutta questa lunga storia vi è un solo risultanza che non potrà essere confutata:  in fatto di reliquie taroccate, almeno in Europa, non ci sono ancora cinesi che tengano!