La finestra di Ciro

Il mantra del PIL


<< La libera circolazione di denaro e il libero mercato creano lavoro e benessere>>,  è il mantra  che, da mezzo secolo a questa parte, vanno ripetendo senza fine i guru della finanza mondiale, le forze politiche di tutti i governi e i media del mondo intero.      Quello che oggi conta di più  per  una nazione è il suo PIL,  ogni  singola popolazione da un giorno all’altro può perdere o guadagnare credibilità, come accade ad un qualsiasi merce scambiata in borsa,  solo in virtù della variazione  di qualche unità sul valore del PIL. Da un punto di vista più generale quello che appare  più evidente è che il capitalismo, così come è inteso oggi,  sta  in linea di massima ripetendo gli stessi errori commessi dal suo antagonista, il tanto contestato e agonizzante “comunismo”. Sebbene in teoria siano due sistemi in antitesi per quanto riguarda la ripartizione delle risorse comuni, in pratica, però, fanno uso delle stesse armi per imporre la propria visone del mondo.       La tecnica adottata per imporsi è sempre la stessa: elargizione, da parte di chi detiene il potere economico e politico, di enormi vantaggi per chi si adegua al suo modus operandi,  mentre per chi rema contro, emarginazione totale, e ove si rende necessario, anche il ricorso alla extrema ratio. Cito qui di seguito due casi di applicazione pratica delle sopra citate regole non scritte, ma comuni ad entrambi i sistemi, verificatisi proprio nell’Occidente capitalistico, dando per scontata la prepotenza del potere costituito in paesi come la Cina e Cuba, oppure l’Iran o la Somalia.      Jan Kees Vis,  direttore responsabile della agricoltura sostenibile della Unilever, (multinazionale anglo-olandese proprietaria di molti tra i marchi più diffusi nel campo dell'alimentazione, bevande, prodotti per l'igiene e per la casa) è, a detta di tutti, un uomo rispettabile, impegnato, serio e attento al sociale. Egli sovrintende a molte iniziative vantaggiose sia per il pianeta sia per la sua azienda, quali la conservazione dell’acqua o il minor uso di combustibili fossili, ma come lui stesso ha ammesso, se adottasse un provvedimento benefico per l’ambiente ma dannoso per l’azienda, verrebbe licenziato su due piedi.      Questo per quanto riguarda chi non si adegua al sistema vigente, mentre per chi si ostina ad andargli contro, non resta altro che la sopra citata “soluzione finale”, come quella messa in pratica circa cinquanta anni fa con  Robert Kennedy, assassinato durante la sua campagna elettorale per la Presidenza degli Stati Uniti. Il giovane Kennedy era all’epoca una delle poche voci “fuori dal coro” che contavano al mondo, ma proprio per questa sua grande influenza  era un soggetto  pericoloso per l’establishment capitalistico mondiale, il quale era ormai convinto che se fosse salito al potere, avrebbero di sicuro apportato serie modifiche all’intero sistema. E ciò le lobby capitalistiche  non potevano minimamente tollerarlo.      Quali fossero le sue intenzioni, che infine decretarono la sua condanna a morte, le manifestò nel  discorso tenuto davanti agli studenti  della Kansas University il 18 marzo 1968. Parole che vale la pena di leggere, per capire i reali motivi della sua eliminazione: << Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL). Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani >>.      Come a dire:  ormai non ci rendiamo più conto che il denaro da utile mezzo è diventato un fine, da servo si è trasformato in  padrone,  pensiamo di maneggiarlo e invece ci manipola, crediamo di usarlo e invece ci usa, crediamo di muoverlo e invece ci fa muovere, anzi correre, crediamo di possederlo e invece ci possiede.