La finestra di Ciro

Si copia di tutto


I cinesi, si sa, sono bravi a copiare di tutto, dalle borse ai vestiti, dagli occhiali ai giocattoli. Insomma tutto ciò che puoi trovare su un banco di mercato, per il 90% è cinese. E non finiscono mai di stupirci, se si pensa che sono riusciti perfino a riprodurre una Ferrari, rossa fiammante e perfettamente funzionante.  
           Ma quando si parla di arte, non ci sono discussioni, i più bravi falsari sono in Italia. Voi penserete subito ai falsari di tele famose. No, vi sbagliate di grosso !  Questa volta noi siamo riusciti andare oltre, c’è stato un italiano che ha copiato e pubblicato più di un libro senza mai farsi pizzicare.            Questa è la storia di Fabio Filipuzzi, ingegnere e scrittore a Udine, ha pubblicato 6 libri in 4 anni, dal 2006 al 2010  (Fonte). Romanzi e saggi di estetica, filosofia, architettura, usciti per Campanotto e Mimesis. Casa editrice, quest’ultima, dove Filipuzzi ricopre la carica di vicedirettore editoriale per la narrativa. Una produzione vasta.        Peccato che almeno due dei suoi romanzi siano interamente copiati da altri autori di fama, si intende in modo integrale, dalla prima all’ultima pagina, mentre il terzo presenta in molte pagine un collage di interi brani e paragrafi presi da opere di scrittori che vanno da Paul Auster a Zygmunt Bauman, da Jospehine Hart ad Alain Elkann e altri.            Vediamo più nel dettaglio. La scoperta di quello che passerà alla storia come uno dei più clamorosi casi di plagio letterario mai attuati, l’ha fatta un traduttore, saggista e libraio italo-tedesco di Trieste, Jean-Pierre Bouerdick. Colto e appassionato lettore, Bouerdick si era sorpreso, nel leggere ”La parola smarrita” di Filipuzzi, di trovare forti assonanze con uno dei suoi autori preferiti, appunto Peter Handke.             C’è voluto poco per avere le prove del plagio. Jean Pierre ha allora iniziato una sua personale indagine, e ha scoperto che pure l’ultimo romanzo di Filipuzzi, “La donna di velluto”, uscito nel 2009 per l’e ditrice Mimesis, riporta in molte pagine interi brani e paragrafi copiati da opere diverse, da ”L’invenzione della solitudine” di Paul Auster (Einaudi) a ”Un uomo solo” di Christopher Isherwood (Guanda) fino a ”Il danno” di Josephine Hart (Feltrinelli), in un collage non di citazioni ma di intere parti di altri testi.                                                        
               Fabio Filipuzzi non dice perché ha copiato libri di altri autori. Raggiunto al telefono, ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni: « Non ho niente da dire », ribadisce. «Sconcertato» si dice invece Pierre Dalla Vigna, responsabile delle edizioni Mimesis: « Naturalmente non ne sapevamo niente - spiega Dalla Vigna -, non abbiamo mai sospettato nulla, ci dispiace molto ». « Non potevo immaginarlo - interviene Carlo Marcello Conti, titolare della Campanotto -, facciamo sempre firmare clausole contrattuali con le quali gli autori si impegnano a non recare danno all’editrice; adesso dovrò ritirare quei libri dal mercato ».            Per concludere, se dobbiamo dare retta alle parole di Roberto Gervaso, che : « il plagio è un atto di omaggio, e chi copia è uno che ammira »,  allora dobbiamo dedurre che l’ingegnere  Filipuzzi era un fan sfegatato dei sopra citati autori.