La finestra di Ciro

La globalizzazione colpisce ancora


Chi di voi ha visto il film di un paio di anni fa,  “La Zona” , dove si racconta cosa accade dietro un muro alto e impraticabile, che  separa la  “Zona”, un quartiere residenziale e abbiente di Città del Messico, da un mondo di baracche e di miseria.                               
      Bene questo è uno dei tanti effetti negativi della globalizzazione: l’inarrestabile ricerca di sicurezza da parte dei più ricchi, a difesa dei propri beni e della propria incolumità, dalla quale ne deriva una conseguente mancanza di libertà di movimento di quest’ultimi. Indubbiamente, nella finzione scenica, si è calcato un poco la mano nell’evidenziare la “ricercata segregazione”, ma non è tanto distante da quanto sta accadendo realmente in una delle aeree più ricche della odierna Cina capitalsocialista.      Voi non ci credereste che la globalizzazione possa arrivare a creare un mondo di automi , subdolamente soggiogati, e pienamente convinti di vivere nel “migliore dei mondi possibili”, ma  Huaxi, cittadina della provincia cinese dello Jiangsu, una specie di Brianza dell’estremo oriente, considerata da tutti i cinesi la “Città più ricca della Cina”, è la conferma che tutto ciò è possibile.  Bisogna precisare, però, che la mancanza di libertà da parte degli abitanti di Huaxi, non dipende tanto da un fattore di sicurezza, qui non ci sono muri a protezione di niente, qui si tratta di un infido  ricatto imposto dall’alto e, cosa incredibile, benevolmente accettato dalla popolazione che lo subisce, affermando così che il loro “totalitarismo” è il punto culminante della modernità.      Tutto ciò è potuto avvenire perché il pragmatico governo locale ha potuto finora garantire ad ogni abitante di Huaxi  dei privilegi quali: un lavoro in una delle industrie cittadine (manifatturiero, tessile, industria pesante), l’abitare in ville perfettamente somiglianti di almeno 400 mq, dotate di ogni comfort,  il possedere una macchine di lusso, quali Audi, Bmw, Mercedes, Cadillac, l’essere  tutti indistintamente azionisti della Holding Huaxi  (la quale gli assicura un bonus attorno ai 10 mila dollari all’ anno, un dividendo di 25 mila e un salario di 1500, cifre da capogiro per il resto del Paese), l’assistenza sanitaria gratuita, e infine la quota annua pro capite di olio per friggere, molto utilizzato nella cucina cinese. 
     Però il prezzo per avere tutto il “pacchetto” è alquanto salato per i parametri occidentali, perché consiste nel dare la completa disponibilità a lavorare sette giorni su sette, nel  rispettare il ferreo divieto di trasferirsi altrove (anche se sulla carta si è liberi di viaggiare), nella  l’impossibilità di licenziarsi, o sposare qualcuno al di fuori del villaggio, a patto di perdere tutto ciò che si possiede.      Ora, se avete qualche minuto a disposizione, guardatevi questo video, purtroppo in inglese,  preparato e confezionato a misura dalla propaganda di governo e capirete di cosa sto parlando .       Aveva ragione Hannah  Arendt quando affermava:<< il dominio totale, che mira ad organizzare gli uomini nella loro infinita pluralità e diversità, come se tutti insieme costituissero un unico individuo, è possibile soltanto se ogni persona viene ridotta a un’immutabile identità di reazioni, in modo che ciascuno di questi fasci possa essere scambiato con qualsiasi altro. Si tratta di fabbricare qualcosa che non esiste, cioò di un tipo di uomo simile agli animali, la cui unica libertà consiste nel preservare la specie >>.       Come a dire che gli abitanti della ricca Huaxi , più che somigliare a una comunità felice e soddisfatta della propria vita, sembra essere più una perfetta e organizzata colonia di inconsapevoli formiche.