Marc Augè,etnologo e antropologo francese, s’era sbagliato quando teorizzava come i supermercati fossero l’esempio principe dei nonluoghi, quei posti senza anima appollaiati nelle periferie nelle nostre città e che spersonalizzano l’esperienza umana, il paesaggio e in ultimo, nel loro essere uguali a se stessi in ogni angolo del pianeta, ci fanno sentire cittadini di quel villaggio globale di cui, però, nessuno ha mai chiesto la cittadinanza.
A sostenere ciò è Peter Lorenz, architetto austriaco che lavora spesso, manco a dirlo, per importanti catene di ipermercati austriache e tedesche. La riflessione di Lorenz è partita dalla suggestione del primo architetto ad aver pensato ad un Mall , ipermercato in inglese americano, Victor Gruen, un austriaco emigrato negli Stati Uniti, che non aveva in mente mostri nella campagna appena fuori dai centri urbani, bensì qualcosa che ricreasse la vita e lo spirito della città, quindi luoghi in cui vivere e non solo consumare. Ed è lo stesso architetto ad aver pensato alle isole pedonali in città, quelle zone dei centri storici dove non si può circolare in macchina e che oggi si sono diffuse in Europa e in Italia ma che nascono negli Stati Uniti da un’idea di un immigrato austriaco. Comunque, al di là di essere d’accordo o no con le raffinatezze antropologiche di Marc Augè, il problema delle grandi strutture commerciali è soprattutto la forte sensibilità alle crisi economiche, perché le persone vanno lì solo per acquistare, e non basta che qualcuno scriva che ci sono ragazzini che hanno eletto i centri commerciali a nuovi luoghi di ritrovo per evitare che la crisi costringa alla chiusura queste strutture faraoniche. I centri storici hanno delle economie più resistenti alle crisi perché la gente ci va a passeggiare, va a teatro, al cinema, al bar. Ecco quindi che Lorenz dimostra come l’idea del Mall sia nata bene, ma col tempo i costruttori hanno preso solo quello che interessava nel breve periodo, fare soldi con gli affitti delle gallerie commerciali e dei supermercati. In questo senso, quindi, è vero il titolo dell’articolo, i Mall e i suoi tantissimi cloni, europei e italiani, sono destinati a morire, ad essere dimenticati e, speriamo, a scomparire dalle nostre periferie. Addirittura negli Stati Uniti esiste un sito internet, ormai storico, che si chiama proprio www.deadmalls.com , che celebra, diciamo, il fenomeno dei centri commerciali che muoiono (
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Insomma questa “architettura usa e getta”, inizialmente pensata per il commercio, andrà a scomparire e la gente tornerà al concetto del mercato di una volta, dove, oltre al vendere e comprare, si andava per incontrare gli altri, per dialogare e scambiarsi opinioni, insomma quello che era il “forum” per gli antichi romani, il quale giustamente era collocato al centro della città e non fuori le mura.