Tamara De Lempicka - "La Belle Rafaela" - 1927 - (greyscale version) La sveglia non ha mai tatto. La mia almeno. E’ una stronza irriverente come me. Non è un bacio adagiato sulla finestra. E non svolazza né s’acquieta sul volto, come un involucro di vita nuova, di cellophane mai sfiorato, mosso tuttalpiù da un litro d’aria sporca di mattino. Suona lei. Strilla. Fa il suo porco mestiere. E allora piano-forte s’allunga la mano tiepida e lenta, da sotto le praterie di piume colorate, e cerca la scatola che canta. Canta. Canta. Canta ancora la stronza. Ok, fattene una ragione. Ci sono cose peggiori nella vita (o no?). E’ ora d’alzarsi. Un attimo. Un lunghissimo attimo. Ancora uno, per favooooore. E poi il conto alla rovescia prima della nuova era glaciale. “Are you ready? Go!”. Ed esco dal letto. Sguazzo in trecentoquarantaseimila gelide gocce d’acqua e aleppo, democraticamente distribuite su tutto il corpo, indispettito e volubile come una foglia umida. Passiamo all’operazione dress-you-up. Mastico una lancetta d’orologio di fretta, senza neanche il tempo di capire che colori sto scegliendo. Che poi non c’è nulla da scegliere, nulla da capire. Neri. Marroni. Grigi. Non ci si sbaglia in questo periodo. Niente caffè, anche stamattina ho usato quei quattro preziosi minuti, idealmente preposti all’avvitamento della vecchia gravida metallica, per dormire e finire il mio sogno anziché alzarmi e augurarmi il buongiorno.. liscio e non zuccherato come il manto dei cavalli di Barbie. E poi il sogno non era un granchè. E non l’ho neppure finito. Ecco, ci sono. Una volta tornata a me tocca alla camera mortuaria a motore. Stesso calore. Stesso rumore. Stessa sensazione d’accoglienza, non fosse per le custodie colorate dei CD sparse a qua e la, vuote ovviamente. Eppure a volte sono stata meglio lì, seduta e zitta con i gligli avvizziti, che a casa mia. I gigli come i miei CD. Tentativo numero uno, fallito. Tentativo numero due, fallito. Parti cazzo. Parti cazzutissima macchina. Ok, provo con le buone. Parti ti prego. Parti amatissimo rottame mio. Accenditi oggi, fosse anche l’ultima volta. Siiiii! E adesso muoviti. Corri di più. Corri là. Corrigli incontro. “Va da lui!”, la frase cinematograficamente più abusata al Mondo. Che il treno mica t’aspetta sai, bambina.. E nemmeno la tua nuova te. Corri, che se si sveglia il fantasma di quel che eri ieri allora si che sono guai..