La terza guerra mondiale è iniziata nel 1991 quando George Bush Sr., petroliere e figlio di banchieri che hanno fatto affari con la Germania nazista ben oltre l'inizio della seconda guerra mondiale, ha risposto militarmente all'invasione del Kuwait fatta da Saddam Hussein. La figura del dittatore iracheno è assai controversa: salito al potere grazie ad un colpo di stato, è stato foraggiato di soldi ed armi dall'amministrazione statunitense per contrastare il potere di Khomeini, a sua volta sponsorizzato dall'impero sovietico.Caduto il muro di Berlino il Rais di Baghdad è diventato un personaggio ingombrante per la CIA: occorreva mantenere il controllo della Mesopotamia, ricca di petrolio, ma con un personaggio meno sanguinario ed imbarazzante. Al baffuto dittatore qualcuno consiglia che un'eventuale invasione del Kuwait non sarebbe malvista dalla NATO, anzi, lo stato maggiore del pentagono si fiderebbe molto più di lui che degli emiri del Kuwait. Saddam abbocca, inizia l'invasione e consente all'esercito degli "States" di iniziare la militarizzazione dell'Iraq. Ai petrolieri americani non interessa l'invasione totale dell'Iraq, basta avere il controllo della zona nord del paese, quella dove passano i maggiori oleodotti verso l'occidente. Dunque il fido George Bush Sr. si placa, si inventa la "No fly zone" a nord ed a sud del paese e torna a casa fiero di aver compiuto il suo dovere di americano e di petroliere texano. Ma Saddam si è legata al dito tutta la faccenda, non si fida più degli ex azionisti di riferimento e medita vendetta. Incredibilmente è l'unione europea a fornirgliela, con l'introduzione dell'Euro. Tutta l'economia americana si fonda sul petrol-dollaro. Qualunque stato, dal più piccolo al più grande, se vuole comperare una tanica di petrolio la deve pagare in dollari. Dunque tutti i paesi debbono avere nelle loro riserve monetarie una cospiqua quantità di dollari per far fronte alla domanda di petrolio. In definitiva agli Stati Uniti basta battere moneta per creare ricchezza. Saddam ci riflette sopra qualche nottata, decide di vendere il suo petrolio (quello che riesce a passare nelle larghe maglie dell'embargo) in Euro e cerca di convincere anche gli altri paesi dell'OPEC. Non fa nemmeno in tempo a pronunciare la parola Euro che diviene improvvisamente il nemico pubblico numero uno degli Stati Uniti, il detentore delle armi di distruzione di massa che ancor oggi non sono state trovate.Nel frattempo il nuovo presidente degli USA, dopo un interregno del democratico Bill Clinton, è diventato George Bush Jr., assai più inetto del padre e quindi ancor più malleabile dalla lobby petrolifera.Probabilmente ci saranno stati dei contatti tra emissari dei due paesi al fine di trovare un accordo. Probabilmente, se i petrolieri avessero rinunciato alla "No fly zone" e se fosse stato ritirato l'embargo, l'lraq avrebbe continuato a vendere il suo petrolio in dollari. Probabilmente. In realtà i petrolieri texani sono dei rudi cowboy la cui concezione della politica estera è assai simile a quella di un cinghiale in calore. Rumsfield e tutto il braccio armato del pentagono decidono la "linea dura", ed i risultati non si fanno attendere: l'undici settembre del 2001 vengono abbattute le "Twin Towers" di New York e con esse centinaia di vite innocenti.Il mandante sembra essere il fantomatico Osama Bin Laden, ex amico degli Stati Uniti al tempo dell'invasione sovietica dell'Afghanistan, ricchissimo emiro e petroliere. Sembra che si nasconda nelle brulle ed inaccessibili montagne dell'Afghanistan, dunque sarebbe logico aspettarsi una reazione degli USA in quell'impervio paese. Sarebbe logico se non ci fossero di mezzo il petrolio e la difesa degli oleodotti che lo portano in occidente. George Bush jr. decide un invasione ma non dell'Afghanistan, bensì dell'Iraq, il nuovo stato canaglia.La propaganda statunitense fa credere a tutti che si tratterà di una passeggiata: invece la guerra dura mesi, le perdite di vite umane, tra militari e civili, sono elevatissime. Alla fine il dittatore viene deposto ed arrestato, ma lo scenario di guerra si allarga tremendamente. Il 13 luglio 2006, il giorno prima della guerra israelo-libanese, viene inaugurato l'oleodotto Ceyhan-Tbilisi-Baku (BTC), che collega il Mar Caspio al Mediterraneo Orientale passando per l' Azerbaijan, la Georgia e la Turchia, tutti protettorati statunitensi. Ma è anche pericolosamente vicino all'Iran, alla Siria ed al Libano, stati canaglia per eccellenza.Questo oleodotto ha un'importanza vitale, non tanto perche assicura un cospiquo afflusso di petrolio verso l'occidente, ma perchè aggira di fatto la Russia. Il gelido Putin non la prende bene e fa un accordo con la Libia che rischia di far passare i prossimi inverni senza metano l'intera Europa. I bifolchi petrolieri texani, invece di trovare accordi diplomatici con la Russia, come il buon senso della massaia pretenderebbe, decidono che è ora di "bonificare" la zona dove passa l'oleodotto. Ma stavolta fanno fare il lavoro sporco ad Israele, che avrà il compito di conquistare il Libano, per poi minacciare la Siria (protettorato russo) e quindi l'Iran. Come un orologio svizzero, l'esercito israeliano comincia a bombardare il Libano il 14 luglio, ammazzando donne, vecchi e bambini.E' chiaro come in questi conflitti non c'entrino nulla le religioni, o meglio l'unica fede che anima le parti è quella per il dio petrolio. E la scarsa moralità dei personaggi politici coinvolti (Bush, Olmert, Putin, Mahmud Ahmadinejād, Siniora) fa prospettare tristi presagi di guerra e di attentati.L'unico modo per evitare che vengano sterminate migliaia di vite umane nei prossimi anni è il superamento della dipendenza dal petrolio. Non è credibile che nel 2006 non vi sia la possibilità di sfruttare fonti energetiche alternative. Basterebbe che tutti i paesi della comunità europea iniziassero ad investire massicciamente sulle energie rinnovabili ed ecologiche. In pochi anni potremmo non dover dipendere più da puzzolenti cowboy texani, da russi alcolizzati e da emiri dal terrorismo facile.Ma l'unione europea non esiste, grazie anche alla politica estera di totale servilismo agli Stati Uniti messa in atto dai governi più deleteri che l'Europa abbia visto dai tempi di Mussolini e del caudillo Franco: il governo Aznar in Spagna ed il governo Berlusconi in Italia.Domani i telegiornali ci faranno vedere i corpi martoriati dalle bombe israeliane e dai razzi "Katiusha" degli Hezbollah. Ma il sangue degli innocenti scorre più lentamente del petrolio negli oleodotti. E soprattutto vale molto meno.
Il dio petrolio
La terza guerra mondiale è iniziata nel 1991 quando George Bush Sr., petroliere e figlio di banchieri che hanno fatto affari con la Germania nazista ben oltre l'inizio della seconda guerra mondiale, ha risposto militarmente all'invasione del Kuwait fatta da Saddam Hussein. La figura del dittatore iracheno è assai controversa: salito al potere grazie ad un colpo di stato, è stato foraggiato di soldi ed armi dall'amministrazione statunitense per contrastare il potere di Khomeini, a sua volta sponsorizzato dall'impero sovietico.Caduto il muro di Berlino il Rais di Baghdad è diventato un personaggio ingombrante per la CIA: occorreva mantenere il controllo della Mesopotamia, ricca di petrolio, ma con un personaggio meno sanguinario ed imbarazzante. Al baffuto dittatore qualcuno consiglia che un'eventuale invasione del Kuwait non sarebbe malvista dalla NATO, anzi, lo stato maggiore del pentagono si fiderebbe molto più di lui che degli emiri del Kuwait. Saddam abbocca, inizia l'invasione e consente all'esercito degli "States" di iniziare la militarizzazione dell'Iraq. Ai petrolieri americani non interessa l'invasione totale dell'Iraq, basta avere il controllo della zona nord del paese, quella dove passano i maggiori oleodotti verso l'occidente. Dunque il fido George Bush Sr. si placa, si inventa la "No fly zone" a nord ed a sud del paese e torna a casa fiero di aver compiuto il suo dovere di americano e di petroliere texano. Ma Saddam si è legata al dito tutta la faccenda, non si fida più degli ex azionisti di riferimento e medita vendetta. Incredibilmente è l'unione europea a fornirgliela, con l'introduzione dell'Euro. Tutta l'economia americana si fonda sul petrol-dollaro. Qualunque stato, dal più piccolo al più grande, se vuole comperare una tanica di petrolio la deve pagare in dollari. Dunque tutti i paesi debbono avere nelle loro riserve monetarie una cospiqua quantità di dollari per far fronte alla domanda di petrolio. In definitiva agli Stati Uniti basta battere moneta per creare ricchezza. Saddam ci riflette sopra qualche nottata, decide di vendere il suo petrolio (quello che riesce a passare nelle larghe maglie dell'embargo) in Euro e cerca di convincere anche gli altri paesi dell'OPEC. Non fa nemmeno in tempo a pronunciare la parola Euro che diviene improvvisamente il nemico pubblico numero uno degli Stati Uniti, il detentore delle armi di distruzione di massa che ancor oggi non sono state trovate.Nel frattempo il nuovo presidente degli USA, dopo un interregno del democratico Bill Clinton, è diventato George Bush Jr., assai più inetto del padre e quindi ancor più malleabile dalla lobby petrolifera.Probabilmente ci saranno stati dei contatti tra emissari dei due paesi al fine di trovare un accordo. Probabilmente, se i petrolieri avessero rinunciato alla "No fly zone" e se fosse stato ritirato l'embargo, l'lraq avrebbe continuato a vendere il suo petrolio in dollari. Probabilmente. In realtà i petrolieri texani sono dei rudi cowboy la cui concezione della politica estera è assai simile a quella di un cinghiale in calore. Rumsfield e tutto il braccio armato del pentagono decidono la "linea dura", ed i risultati non si fanno attendere: l'undici settembre del 2001 vengono abbattute le "Twin Towers" di New York e con esse centinaia di vite innocenti.Il mandante sembra essere il fantomatico Osama Bin Laden, ex amico degli Stati Uniti al tempo dell'invasione sovietica dell'Afghanistan, ricchissimo emiro e petroliere. Sembra che si nasconda nelle brulle ed inaccessibili montagne dell'Afghanistan, dunque sarebbe logico aspettarsi una reazione degli USA in quell'impervio paese. Sarebbe logico se non ci fossero di mezzo il petrolio e la difesa degli oleodotti che lo portano in occidente. George Bush jr. decide un invasione ma non dell'Afghanistan, bensì dell'Iraq, il nuovo stato canaglia.La propaganda statunitense fa credere a tutti che si tratterà di una passeggiata: invece la guerra dura mesi, le perdite di vite umane, tra militari e civili, sono elevatissime. Alla fine il dittatore viene deposto ed arrestato, ma lo scenario di guerra si allarga tremendamente. Il 13 luglio 2006, il giorno prima della guerra israelo-libanese, viene inaugurato l'oleodotto Ceyhan-Tbilisi-Baku (BTC), che collega il Mar Caspio al Mediterraneo Orientale passando per l' Azerbaijan, la Georgia e la Turchia, tutti protettorati statunitensi. Ma è anche pericolosamente vicino all'Iran, alla Siria ed al Libano, stati canaglia per eccellenza.Questo oleodotto ha un'importanza vitale, non tanto perche assicura un cospiquo afflusso di petrolio verso l'occidente, ma perchè aggira di fatto la Russia. Il gelido Putin non la prende bene e fa un accordo con la Libia che rischia di far passare i prossimi inverni senza metano l'intera Europa. I bifolchi petrolieri texani, invece di trovare accordi diplomatici con la Russia, come il buon senso della massaia pretenderebbe, decidono che è ora di "bonificare" la zona dove passa l'oleodotto. Ma stavolta fanno fare il lavoro sporco ad Israele, che avrà il compito di conquistare il Libano, per poi minacciare la Siria (protettorato russo) e quindi l'Iran. Come un orologio svizzero, l'esercito israeliano comincia a bombardare il Libano il 14 luglio, ammazzando donne, vecchi e bambini.E' chiaro come in questi conflitti non c'entrino nulla le religioni, o meglio l'unica fede che anima le parti è quella per il dio petrolio. E la scarsa moralità dei personaggi politici coinvolti (Bush, Olmert, Putin, Mahmud Ahmadinejād, Siniora) fa prospettare tristi presagi di guerra e di attentati.L'unico modo per evitare che vengano sterminate migliaia di vite umane nei prossimi anni è il superamento della dipendenza dal petrolio. Non è credibile che nel 2006 non vi sia la possibilità di sfruttare fonti energetiche alternative. Basterebbe che tutti i paesi della comunità europea iniziassero ad investire massicciamente sulle energie rinnovabili ed ecologiche. In pochi anni potremmo non dover dipendere più da puzzolenti cowboy texani, da russi alcolizzati e da emiri dal terrorismo facile.Ma l'unione europea non esiste, grazie anche alla politica estera di totale servilismo agli Stati Uniti messa in atto dai governi più deleteri che l'Europa abbia visto dai tempi di Mussolini e del caudillo Franco: il governo Aznar in Spagna ed il governo Berlusconi in Italia.Domani i telegiornali ci faranno vedere i corpi martoriati dalle bombe israeliane e dai razzi "Katiusha" degli Hezbollah. Ma il sangue degli innocenti scorre più lentamente del petrolio negli oleodotti. E soprattutto vale molto meno.