Clamore mediatico della scopertaLa scoperta dello scheletro, nel 2004, ha suscitato immediato scalpore e curiosità, tanto che la notizia ha corso veloce, e non solo nell’ambito degli addetti ai lavori, ma anche fra gli organi di stampa locali e nazionali, fino a venire accolta nella pubblicazione web del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, oltre che nei siti internet degli Istituti di Antropologia e Medicina Legale di numerose Università e in vari siti divulgativi. Gli antropologi studiano lo scheletro: un cavaliereIl 25 febbraio iniziavano le operazioni di recupero dei resti ossei, non facili per la posizione dello scheletro all’interno della fossa. Il prelievo del materiale osseo è avvenuto con accuratezza, per favorire gli studi seguenti da eseguire in laboratorio.Le prime osservazioni, condotte, con l'autorevole guida del professor Francesco Mallegni, antropologo di fama dell'Università di Pisa[1], hanno consentito di capire che era un uomo adulto, dal fisico possente e più alto della media. Il cranio, fratturato in una ventina di pezzi, è stato osservato prima della rimozione. Inoltre, lo stato delle ossa dello scheletro, e di quanto resta della dentatura quasi perfetta, hanno indotto a ritenere che si trattasse di una persona ben alimentata, probabilmente un cavaliere, per le particolarità anatomiche delle braccia e delle gambe, tipiche di chi pratica la cavalleria.“Il cavaliere che viene dal passato”, secondo la definizione del professor Mallegni, aveva il cranio “sotto una grossa pietra”, posta “in modo da non buttare terra sulla sua faccia, per rispetto al morto”.La posizione leggermente scomposta, soprattutto delle “coste” di sinistra fa pensare che l’individuo indossasse un corpetto di materiale più resistente dei legamenti e dei muscoli che sostengono questo distretto, tanto da permettere il crollo delle ossa prima del disfacimento del corpetto; la posizione un po’ aperta degli arti inferiori e soprattutto il movimento laterale dei femori fa pensare a indumenti resistenti (stivaloni di cuoio che arrivavano fino alle cosce), mentre l’ammucchiamento delle ossa (distali) dei piedi presso i tarsi può essere dovuto a calzari in materiale (cuoio?) più resistente dei legamenti dei piedi”. “Lo scheletro è appartenuto ad un individuo maschile, con un’età alla morte che si aggira sui 30 anni ed è perfettamente conservato.La sua statura doveva essere all’incirca di 170 centimetri (calcolo effettuato sulla lunghezza dell’omero, del radio, dell’ulna, del femore e della tibia)”.[2] Queste le risultanze degli studi compiuti dagli antropologi. Alcune caratteristiche, poi, come il cranio “corto e alto”, e “basso in norma posteriore”, la conformazione della mandibola e delle “orbite ad apertura media-alta”, il naso stretto, fanno supporre un'etnia nordica tipica delle popolazioni del centro Europa (Francia del Nord e Germania).Il ritrovamento si è configurato così con le tinte del giallo interessante: che cosa significava questo scheletro, integro, vestito di un corpetto robusto, stivali di cuoio e calzari, deposto nella nuda terra, con il capo volto a destra, e con le braccia composte sul tronco, forse per onorare una persona legata alla vita del Castello?Unico indizio: presenta la netta frattura di tre denti.Gli oggetti recuperati nella sepoltura Alla fine del primo giorno di scavo si recuperavano anche due oggetti di ferro o di bronzo: un oggetto, notevolmente ossidato, di forma circolare e con un piccolo foro ad una estremità, forse un medaglione o una fibbia; un altro oggetto informe perché completamente ossidato, a contatto con la colonna vertebrale, all’altezza delle ginocchia, presso la mano destra. Gli archeologi hanno avviato l’analisi e lo studio del medaglione o fibbia (importante ma di difficile lettura, perché, come detto, molto arrugginito), e di alcuni frammenti metallici, tracce di una possibile (costosa) maglia di protezione? Se fosse risultato un medaglione, poteva contenere l’effigie di san Giorgio notoriamente protettore del cavaliere in epoca medievale, ed essere scivolato nelle mani, giù dal petto sul quale pendeva attaccato con il gancio ad una catena (scomparsa).Sennò era una fibbia , di quelle solide, per la cintura di cuoio robusta, come si saprà più tardi. Malgrado la difficoltà di analisi, perché l’oggetto era molto arrugginito, si è infatti capito che doveva essere una fibbia di bronzo (non di ferro) scivolata sul petto, durante i secoli: all’inizio del 2006, il restauro della fibbia si è concluso: si tratta di una fibbia ad anello, piccola e piatta (si è perso lo spessore), poco robusta, non da cintura.In quella data, anche una concrezione ferrosa rinvenuta tra i due femori è risultata essere un gancio, probabilmente di quelli per la cintura cui appendere oggetti. Il gancio si presenta come un’ancoretta a tre punte, tre uncini con un unico perno. In un testo di antropologia, si suggerisce che potesse servire per recuperare i secchi dei pozzi. Sono stati inoltre individuati e recuperati alcuni chiodi corti, di quelli da tenere in una borsa, forse per ferrare il cavallo? Conclusione delle operazioni di recupero Dall’inizio delle operazioni aveva incuriosito gli esperti una strana frattura di tre denti superiori, netta e sicuramente avvenuta prima della morte dell’individuo, di cui non si capiva la causa. Alle 17.30 del 26 febbraio veniva rinvenuto sotto la base del cranio un oggetto di ferro ancora conficcato nella seconda vertebra cervicale, l’epistrofeo. L’oggetto è stato recuperato con grande cautela, rimandandone la pulitura, con tutte le cure del caso, ad un secondo momento, in laboratorio. Con l’asportazione della calotta cranica alle ore 19 del 26 febbraio finivano le operazioni di recupero. Il reperto, in accordo con la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana veniva trasportato in deposito presso il Laboratorio di Antropologia del Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Siena.La freccia di balestra: un cavaliere colpito a morte da un balestriere. Dopo l’estrazione della mandibola, si è potuto esaminare l’oggetto entrato dalla bocca e conficcato nel corpo della seconda vertebra. Emozione fortissima: si trattava di una punta di freccia tirata in bocca al malcapitato alla quale era verosimilmente addebitabile la frattura dei denti. Il proiettile, che aveva colpito l’individuo, quando egli aveva la bocca aperta, aveva conservato tanta energia da trapassare l’osso del rachide senza frantumarlo, recidendo di netto il midollo spinale e causando la morte quasi istantanea dell’individuo. Proprio la presenza dell'oggetto, che la radiografia prontamente eseguita ha rivelato essere la punta di una grossa freccia di balestra penetrata con forza nelle ossa, ha restituito uno dei rarissimi esempi di omicidio perpetrato nell'antichità: un cavaliere colpito a morte da un balestriere! Il cavaliere è stato colpito mentre era diritto in piedi e guardava il “nemico” che stava scoccando il proiettile, con la bocca semiaperta, quasi a esprimere un moto di curiosità o di stupore. Chi l'ha colpito gli era davanti ed ha mirato alla testa, così la bocca del cavaliere si è aperta in un grido di orrore, o altro?Maria Alberta Faggioli Saletti Gabriella Girardin[1] Francesco Mallegni ha studiato il corpo di Giotto ed ha portato alla ribalta, con le sue ricerche, i resti del conte Ugolino, dei suoi due figli e dei due nipoti; il Mallegni rimarrà nella storia dell’antropologia fisica italiana per lo studio della quasi totalità dei più antichi resti umani rinvenuti in Italia, e per aver definito una nuova specie ominide: “Homo cepranensis”.[2]F. Mallegni, L’uomo di Gragnola: il cavaliere che viene dal passato, in Dal Medio Evo al nuovo millennio: Il Mistero del Cavaliere dell’aquila fra miti e realtà, op. cit., pp. 44-51.
Rassegna Stampa III
Clamore mediatico della scopertaLa scoperta dello scheletro, nel 2004, ha suscitato immediato scalpore e curiosità, tanto che la notizia ha corso veloce, e non solo nell’ambito degli addetti ai lavori, ma anche fra gli organi di stampa locali e nazionali, fino a venire accolta nella pubblicazione web del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, oltre che nei siti internet degli Istituti di Antropologia e Medicina Legale di numerose Università e in vari siti divulgativi. Gli antropologi studiano lo scheletro: un cavaliereIl 25 febbraio iniziavano le operazioni di recupero dei resti ossei, non facili per la posizione dello scheletro all’interno della fossa. Il prelievo del materiale osseo è avvenuto con accuratezza, per favorire gli studi seguenti da eseguire in laboratorio.Le prime osservazioni, condotte, con l'autorevole guida del professor Francesco Mallegni, antropologo di fama dell'Università di Pisa[1], hanno consentito di capire che era un uomo adulto, dal fisico possente e più alto della media. Il cranio, fratturato in una ventina di pezzi, è stato osservato prima della rimozione. Inoltre, lo stato delle ossa dello scheletro, e di quanto resta della dentatura quasi perfetta, hanno indotto a ritenere che si trattasse di una persona ben alimentata, probabilmente un cavaliere, per le particolarità anatomiche delle braccia e delle gambe, tipiche di chi pratica la cavalleria.“Il cavaliere che viene dal passato”, secondo la definizione del professor Mallegni, aveva il cranio “sotto una grossa pietra”, posta “in modo da non buttare terra sulla sua faccia, per rispetto al morto”.La posizione leggermente scomposta, soprattutto delle “coste” di sinistra fa pensare che l’individuo indossasse un corpetto di materiale più resistente dei legamenti e dei muscoli che sostengono questo distretto, tanto da permettere il crollo delle ossa prima del disfacimento del corpetto; la posizione un po’ aperta degli arti inferiori e soprattutto il movimento laterale dei femori fa pensare a indumenti resistenti (stivaloni di cuoio che arrivavano fino alle cosce), mentre l’ammucchiamento delle ossa (distali) dei piedi presso i tarsi può essere dovuto a calzari in materiale (cuoio?) più resistente dei legamenti dei piedi”. “Lo scheletro è appartenuto ad un individuo maschile, con un’età alla morte che si aggira sui 30 anni ed è perfettamente conservato.La sua statura doveva essere all’incirca di 170 centimetri (calcolo effettuato sulla lunghezza dell’omero, del radio, dell’ulna, del femore e della tibia)”.[2] Queste le risultanze degli studi compiuti dagli antropologi. Alcune caratteristiche, poi, come il cranio “corto e alto”, e “basso in norma posteriore”, la conformazione della mandibola e delle “orbite ad apertura media-alta”, il naso stretto, fanno supporre un'etnia nordica tipica delle popolazioni del centro Europa (Francia del Nord e Germania).Il ritrovamento si è configurato così con le tinte del giallo interessante: che cosa significava questo scheletro, integro, vestito di un corpetto robusto, stivali di cuoio e calzari, deposto nella nuda terra, con il capo volto a destra, e con le braccia composte sul tronco, forse per onorare una persona legata alla vita del Castello?Unico indizio: presenta la netta frattura di tre denti.Gli oggetti recuperati nella sepoltura Alla fine del primo giorno di scavo si recuperavano anche due oggetti di ferro o di bronzo: un oggetto, notevolmente ossidato, di forma circolare e con un piccolo foro ad una estremità, forse un medaglione o una fibbia; un altro oggetto informe perché completamente ossidato, a contatto con la colonna vertebrale, all’altezza delle ginocchia, presso la mano destra. Gli archeologi hanno avviato l’analisi e lo studio del medaglione o fibbia (importante ma di difficile lettura, perché, come detto, molto arrugginito), e di alcuni frammenti metallici, tracce di una possibile (costosa) maglia di protezione? Se fosse risultato un medaglione, poteva contenere l’effigie di san Giorgio notoriamente protettore del cavaliere in epoca medievale, ed essere scivolato nelle mani, giù dal petto sul quale pendeva attaccato con il gancio ad una catena (scomparsa).Sennò era una fibbia , di quelle solide, per la cintura di cuoio robusta, come si saprà più tardi. Malgrado la difficoltà di analisi, perché l’oggetto era molto arrugginito, si è infatti capito che doveva essere una fibbia di bronzo (non di ferro) scivolata sul petto, durante i secoli: all’inizio del 2006, il restauro della fibbia si è concluso: si tratta di una fibbia ad anello, piccola e piatta (si è perso lo spessore), poco robusta, non da cintura.In quella data, anche una concrezione ferrosa rinvenuta tra i due femori è risultata essere un gancio, probabilmente di quelli per la cintura cui appendere oggetti. Il gancio si presenta come un’ancoretta a tre punte, tre uncini con un unico perno. In un testo di antropologia, si suggerisce che potesse servire per recuperare i secchi dei pozzi. Sono stati inoltre individuati e recuperati alcuni chiodi corti, di quelli da tenere in una borsa, forse per ferrare il cavallo? Conclusione delle operazioni di recupero Dall’inizio delle operazioni aveva incuriosito gli esperti una strana frattura di tre denti superiori, netta e sicuramente avvenuta prima della morte dell’individuo, di cui non si capiva la causa. Alle 17.30 del 26 febbraio veniva rinvenuto sotto la base del cranio un oggetto di ferro ancora conficcato nella seconda vertebra cervicale, l’epistrofeo. L’oggetto è stato recuperato con grande cautela, rimandandone la pulitura, con tutte le cure del caso, ad un secondo momento, in laboratorio. Con l’asportazione della calotta cranica alle ore 19 del 26 febbraio finivano le operazioni di recupero. Il reperto, in accordo con la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana veniva trasportato in deposito presso il Laboratorio di Antropologia del Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Siena.La freccia di balestra: un cavaliere colpito a morte da un balestriere. Dopo l’estrazione della mandibola, si è potuto esaminare l’oggetto entrato dalla bocca e conficcato nel corpo della seconda vertebra. Emozione fortissima: si trattava di una punta di freccia tirata in bocca al malcapitato alla quale era verosimilmente addebitabile la frattura dei denti. Il proiettile, che aveva colpito l’individuo, quando egli aveva la bocca aperta, aveva conservato tanta energia da trapassare l’osso del rachide senza frantumarlo, recidendo di netto il midollo spinale e causando la morte quasi istantanea dell’individuo. Proprio la presenza dell'oggetto, che la radiografia prontamente eseguita ha rivelato essere la punta di una grossa freccia di balestra penetrata con forza nelle ossa, ha restituito uno dei rarissimi esempi di omicidio perpetrato nell'antichità: un cavaliere colpito a morte da un balestriere! Il cavaliere è stato colpito mentre era diritto in piedi e guardava il “nemico” che stava scoccando il proiettile, con la bocca semiaperta, quasi a esprimere un moto di curiosità o di stupore. Chi l'ha colpito gli era davanti ed ha mirato alla testa, così la bocca del cavaliere si è aperta in un grido di orrore, o altro?Maria Alberta Faggioli Saletti Gabriella Girardin[1] Francesco Mallegni ha studiato il corpo di Giotto ed ha portato alla ribalta, con le sue ricerche, i resti del conte Ugolino, dei suoi due figli e dei due nipoti; il Mallegni rimarrà nella storia dell’antropologia fisica italiana per lo studio della quasi totalità dei più antichi resti umani rinvenuti in Italia, e per aver definito una nuova specie ominide: “Homo cepranensis”.[2]F. Mallegni, L’uomo di Gragnola: il cavaliere che viene dal passato, in Dal Medio Evo al nuovo millennio: Il Mistero del Cavaliere dell’aquila fra miti e realtà, op. cit., pp. 44-51.