Storia, letteratura

La Maestà e le "Sante Rogazioni di primavera" (antiche processioni).


(click sull'immagine: foto di G. Saletti)La Maestà del Castel dell’Aquila21 0ttobre 2007, cerimonia liturgica di riconsacrazione della Maestà (Cappella-Edicola religiosa), poco al di sotto delle fondamenta del Castel dell’Aquila eretto sul  colle, in posizione strategica.Ormai viene detta “Maestà della Madonnina”, perché all’interno c’è la sacra immagine della Madonna dell’uva, una maiolica ferrarese policroma donata, come riconoscimento del meritorio lavoro di tutela e restauro, dall’Associazione Ferrariae Decus, da anni in contatto culturale con la proprietà del Castel dell’Aquila. La struttura restaurata si trova all’incrocio del sentiero che, attraverso il colle su cui sorge il castello, congiunge da sempre il borgo di Gragnola agli importanti itinerari di media montagna.Nessuna datazione è presente nell’Edicola, quindi si può formulare l’ipotesi che fosse affrescata, come le più antiche Maestà della Lunigiana,[1] oppure che contenesse un devoto bassorilievo, (probabilmente marmoreo), datato, ma scomparso, e dedicato a San Giorgio o a Sant’Antonio Abate, il cui culto era molto diffuso nei secoli passati.[2]Ci sono altre Maestà, in luoghi vicini al castello e alle Pievi romaniche della zona, a Casciana una Maestà del 1616, e a Monzone del 1700. Le maestà secentesche sono dedicate alla Madonna della quale il Concilio di Trento ha esaltato il culto.[3]Il padre Davide Lazzini, nelle sue Memorie di Marciaso, ci informa che Edicole e Cappelle dette “Maestà” riparavano dalla pioggia improvvisa o concedevano una sosta ristoratrice allo stanco viandante. Per questo la vecchia “Maestà della Chiesa” di Marciaso si presenta come “un vano a volta bassa, mentre alle basi dei muri corre all’interno, dai due lati, un lungo sedile in pietra”. Il bassorilievo con la Madonna del Buon Consiglio  porta la data 1760. Un’altra Maestà di Marciaso, “degna di menzione”, è quella “lontana dal paese, in piena campagna”, con il bassorilievo della Madonna Annunziata, del 1664, una meta delle tradizionali Rogazioni di primavera.[4]La Maestà  si farà apprezzare come rinnovata traccia storica, suggestiva ed arcaica, in un luogo che accoglie uno splendido testimone del passato, il Castello dell’Aquila.Tornano al castello le “Sante Rogazioni di primavera”, antiche processioni       Nel colle di Castel dell’Aquila è stato restaurato (2007) un antico sentiero che collegava il sottostante borgo di Gragnola con la Maestà del castello. La benedizione del percorso avverrà con le “Rogazioni”,  una cerimonia liturgica di tradizione centenaria che intreccia religione e vita civile. Nello Statuto dei Comuni di Massa-Antona-San Vitale (anno 1439, art. 43), era indicato come riferimento topografico il “luogo dove salgono le Litanie di Massa”, cioè il luogo dove transitava la processione per le Rogazioni (l’antica consuetudine delle Rogazioni viene ancora mantenuta ad Antona di Massa).  I riti agresti conosciuti con il nome di “Rogazioni” erano processioni penitenziali cattoliche di propiziazione per il buon esito delle semine e dei raccolti. Nel territorio di Massa, le Rogazioni venivano celebrate il 25 aprile, festa di San Marco, e tre giorni prima dell’Ascensione, con apposita liturgia: processione, preghiera di “supplicazione”, e  canto delle litanie; alle litanie, a Dio, alla Vergine, ai Santi, si rispondeva “ora pro nobis”.[5] Notizie sullo svolgimento di tre processioni sono contenute nelle Memorie di Marciaso del padre Davide Lazzini il quale informa che durante “le Sante Rogazioni”, si teneva una processione fuori paese lungo i campi, fino alla ricordata Maestà della Madonna Annunziata, “a buonora, all’alba, dal Parroco accompagnato dai chierichetti che portavano la croce e l’acqua benedetta, ed era seguita da quasi tutta la popolazione, interessata a chiedere la benedizione divina sui campi coltivati con grandi sacrifici; famosa era la processione del 25 marzo, Annunciazione di Maria, che terminava nella cappelletta campestre di Viserco (sopra Marciaso); “classica giornata di Rogazione” era il 25 aprile,  giorno di San Marco,  quando alla solenne e ordinata processione, con il popolo e tutto il clero, intervenivano in “capa” i membri delle locali Confraternite.[6]Anche in una recente raccolta di studi, si parla di queste processioni: “Le Rogazioni … venivano fatte in quattro giorni determinati dell’anno liturgico, il 25 aprile (festa di San Marco), il lunedì precedente e successivo dell’Ascensione e il mercoledì seguente. L’unica divergenza fra le processioni era il percorso diversificato, in modo da attraversare tutto il territorio (si tratta delle Rogazioni che si svolgevano nell’antica pieve di San Vitale a Mirteto, nella prima metà del Seicento). Alla partenza veniva intonato il canto di ringraziamento a Dio, scongiurandolo di preservare gli oranti dai flagelli, dalla fame, dalla peste e dalle malattie”.[7]Le Rogazioni, dimenticata fonte di vita spirituale, si apprestano a diventare uno degli avvenimenti straordinari che fanno sentire i presenti fieri partecipanti di un “tutto” arcaico e speciale, e che impreziosiscono l’esistenza nel castello. BIBLIOGRAFIA-P. D. LAZZINI da Marciaso Cappuccino, Memorie di Marciaso,  Convento Frati Cappuccini, Loano (Savona) 2000.                                                                                 -A. MAGNAVACCA, A. MANFREDI, Il culto di San Giorgio in Lunigiana.Storia e leggenda, in “Cronaca e Storia di Val di Magra”, Centro Aullese di Ricerche e di Studi Lunigianesi, Anno XXXIII–XXXIV, 2004-2005,  Aulla di Lunigiana 2006, pp. 53-61.-Gli Ordinamenti criminali (1372), Le Gabelle (1372) e lo Statuto  dei Comuni di Massa Antona San Vitale (1439), Appunti e note a c. di G. C. BERTUCCELLI, traduzione a c. di B. BIASCI, Palazzo Ducale di Massa, 2003(?). Per quanto riguarda la trascrizione dei testi: vd. in E. SALVATORI, Bibliografia-Lunigiana medievale: Giovanni SFORZA, Statuti di Massa di Lunigiana, Bologna 1893 (in Monumenti di Storia Patria per le Provincie Modenesi, Serie degli statuti, t. III, parte II, Modena, G. T. Vincenzi e Nipoti, 1893. Contiene: Statuto de' Comuni di Massa, San Vitale e Antona dell'anno 1439, pp. 9-39. La Salvatori precisa che il volume è privo di titolo ed anche il nome del curatore, Giovanni SFORZA, non vi figura. Le indicazioni qui riportate sono tratte da: Catalogo della raccolta di statuti, consuetudini, leggi, decreti, ordini e privilegi dei comuni, delle associazioni e degli enti locali italiani dal medioevo alla fine del secolo XVIII, IV, pp. 119, 234-235).-F. RAMPONE, M. TELLINI (fotografia), Pievi romaniche in Lunigiana, Aulla (Ms) 2005.-A. ZECCHINI, Le confraternite operanti in Massa al tempo di Carlo I (1623 - 1662), pp. 351-365, in (a cura di O. RAFFO MAGGINI, B. FUSANI) Carlo I Cybo Malaspina principe di Massa e Marchese di Carrara (1623-1662), Atti del Convegno di Studi, Massa e Carrara (8-11 novembre 2001), Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale per gli Archivi, Archivio di Stato di Massa, Deputazione di Storia Patria per le antiche Provincie Modenesi, Luna Editore, La Spezia 2005.[1] Gli Ordinamenti criminali (1372), Le Gabelle (1372) e lo Statuto  dei Comuni di Massa Antona San Vitale (1439), Appunti e note a c. di G. C. BERTUCCELLI, traduzione a c. di B. BIASCI, Palazzo Ducale di Massa, 2003(?), p. 74.Per quanto riguarda la trascrizione dei testi: vd. in E. SALVATORI, Bibliografia-Lunigiana medievale: Giovanni SFORZA, Statuti di Massa di Lunigiana, Bologna 1893 (in Monumenti di Storia Patria per le Provincie Modenesi, Serie degli statuti, t. III, parte II, Modena, G. T. Vincenzi e Nipoti, 1893. Contiene: Statuto de' Comuni di Massa, San Vitale e Antona dell'anno 1439, pp. 9-39. La Salvatori precisa che il volume è privo di titolo ed anche il nome del curatore, Giovanni SFORZA, non vi figura. Le indicazioni qui riportate sono tratte da: Catalogo della raccolta di statuti, consuetudini, leggi, decreti, ordini e privilegi dei comuni, delle associazioni e degli enti locali italiani dal medioevo alla fine del secolo XVIII, IV, pp. 119, 234-235).[2] A. MAGNAVACCA, A. MANFREDI, Il culto di San Giorgio in Lunigiana.Storia e leggenda, in “Cronaca e Storia di Val di Magra”, Centro Aullese di Ricerche e di Studi Lunigianesi, Anno XXXIII–XXXIV, 2004-2005,  Aulla di Lunigiana 2006, pp. 53-61.[3] F. RAMPONE, M. TELLINI (fotografia), Pievi romaniche in Lunigiana, Aulla (Ms) 2005, pp. 40, 44. [4] P. D. LAZZINI da Marciaso Cappuccino, Memorie di Marciaso,  Convento Frati Cappuccini, Loano (Savona) 2000, p. 14.[5][5] Gli Ordinamenti Criminali (1372), le Gabelle (1372) e lo Statuto (1439), cit., p. 66 e n. 59.[6] P. D. LAZZINI da Marciaso Cappuccino, cit., pp. 17, 21.[7] A. ZECCHINI, Le confraternite operanti in Massa al tempo di Carlo I (1623 - 1662), pp. 351-365, in (a cura di O. RAFFO MAGGINI, B. FUSANI) Carlo I Cybo Malaspina principe di Massa e Marchese di Carrara (1623-1662), Atti del Convegno di Studi, Massa e Carrara (8-11 novembre 2001), Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale per gli Archivi, Archivio di Stato di Massa, Deputazione di Storia Patria per le antiche Provincie Modenesi, Luna Editore, La Spezia 2005, p. 355.Maria Alberta Faggioli Saletti, Gabriella Girardin