Storia, letteratura

di MARIA ALBERTA FAGGIOLI SALETTI


II parte- Il camino del marchese IacopoQueste parole che fanno dubitare di un assassinio da parte di Iacopo, sono state usate in una lettera inviata al “Duca di Firenze” proprio il 12 novembre 1545. Nella lettera, il Capitano di Fivizzano, Buongiovanni Gianfigliazzi, dichiara di scrivere “per adviso”.[1]Non conosciamo le reazioni del fratello Giovanni, ma sappiamo che già nel 1544 ha riconosciuto la legittimazione dei figli naturali di Iacopo, Lepido e Ottavio[2], e nel 1548, tre anni dopo la morte di Galeotto, insieme con Iacopo e con il figlio di Galeotto, Corrado, ha contratto nuova “accomandigia” per 50 anni con il duca di Firenze, Cosimo de’ Medici.[3]Dopo la scomparsa del fratello (Giovanni muore nel 1550[4]), Iacopo, ormai l’unico superstite tra i figli di Aurante e di Leonardo di Castel dell’Aquila, non perde occasione per realizzare quanto gli sta a cuore: nel 1558 chiede invano l’assenso dell’imperatore alla legittimazione dei figli e ripete la richiesta nel ’59, quando deve venir rinnovata l’investitura.[5]Nello stesso anno impone ai nipoti legittimi di riconoscere in particolare quello che spetta a lui delle loro quote paterne, e, per superare i prevedibili ostacoli, ricorre al Granduca di Toscana. Delegato a risolvere la lite è ancora una volta il Capitano di Fivizzano, Antonio Guidoni che, nel 1559 la conclude con un “lodo”  (decisione dell'arbitro di una vertenza): "stabilito che il Castello dell'Aquila, che pare sia principal causa della contestazione, deve, per quote rispettive, appartenere a tutti i condomini", dello stesso castello toccano "a ciascuno una determinata porzione di stanze e resèdi” (i resedi erano probabilmente appezzamenti di terreno individuabili, al momento della spartizione, in quanto occupati da cespugli, oppure da piante coltivate; forse erano gli antichi terreni terrazzati per uso agricolo, attorno alle fonti perenni del “Bozzo dell’Inferno”, località del colle su cui sorge il castello dove l’acqua scende fino al fiume Aulella).Con un atto pubblico, nello stesso anno (1559), si formano tre feudi: una parte di Castel dell’Aquila con Cortila, una parte di Castel dell’Aquila con Viano, una parte di Castel dell’Aquila con Gragnola.[6]Così Iacopo può ancora una volta chiedere all’imperatore di riconoscere la legittimazione dei suoi figli e l’investitura per sé e per loro, ma il diploma dell’imperatore Ferdinando autorizza solo lui come sacerdote (non i figli), a succedere nei feudi e gli concede l’investitura di Viano.Vecchiaia e amarezza decretano la sua fine che avviene presumibilmente nel 1562 (nel Castel dell’Aquila), perché in quell’anno si videro i figli Lepido e Ottavio “nel luogo suo”.[7] Iacopo Malaspina ha dimorato nel Castel dell’Aquila per almeno quarant’anni (dal 1521-23 al 1562), durante i quali, come risulta dalle date ancora impresse -1533 sul muro dello spalto e 1542 sull’architrave di una porta della Loggia- ha curato gli importanti lavori per l’ allestimento di fortificazioni esterne adatte all’impiego della polvere da fuoco[8], dopo la drammatica intimidazione militare di Giovanni ‘delle Bande Nere’, nonchè un completamento murario di buona parte della Loggia quattrocentesca che ha ampliato gli spazi abitativi del castello. Un’altra data lo ricorda, il 1543, anno in cui, con il nipote Leone, figlio di Giovanni, fa variare e correggere i vecchi Statuti del 1410.[9]Scritto da  Maria Alberta Faggioli Saletti, Gabriella Girardin[1] E. BRANCHI, cit., vol. III, p. 690.[2] Con un atto “tra vivi” dona a Lepido e Ottavio la propria parte dell’eredità spettantegli dopo la morte di Iacopo, e obbliga figlio e nipote a sborsare 4000 scudi vincolati, in E. BRANCHI, cit., vol III, p. 694. [3] E. BRANCHI, cit., vol. III, p. 692.[4] G. GIRARDIN, M.A. FAGGIOLI SALETTI, cit., p. 51.[5] E. BRANCHI, cit., vol. III, p. 697. [6] G. GIRARDIN, M.A. FAGGIOLI SALETTI, cit., p. 51.[7] E. BRANCHI, cit., vol. III, pp. 696-698. La discendenza dei due eredi legittimati durerà fino al 1577.[8] N. FAUCHERRE, storico della fortificazione, La messa in difesa del Castello dell’Aquila a Gragnola ai tempi delle armi da fuoco (1450-1550), in G. GIRARDIN, M.A. FAGGIOLI SALETTI, cit., pp. 117-120.[9]  E. BRANCHI, cit., vol. III, p. 696; G. SFORZA, Saggio di una Bibliografia storica della Lunigiana, Modena 1874, rist anast. A. Forni Editore, Bologna 1982, pp. 227 e seguenti.