Dal sito spigolature.it -Thriller e Noir medievaliCandace Robb, La rosa del farmacista (The Apothecary Rose). Thriller Medievale, traduz. di G. Lonza, Piemme Pocket, Casale Monferrato (Al) 2002.Un affascinante giallo storico, che si svolge nell’anno del Signore 1363, nella città di York, con un titolo di elegante allusività (a Lucie, la moglie del farmacista, donna medievale dal passato tormentato, ma dotata d’intelligenza acuta e d’ambizione tali da renderla sospetta).Owen Archer, il protagonista, “era stato il primo arciere di Lancaster,aveva istruito altri uomini in quell’arte, era salito al grado di capitano. Una gran bella carriera per un gallese. Nessun animale riusciva a sottrarsi alle sue frecce. E nessun uomo. Si era sempre premurato di uccidere soltanto per procurarsi il cibo e per obbedire al suo signore e padrone. E tutto a maggior gloria di Dio. Ma poi tutto gli era stato strappato… ”, tranne intelligenza e forza fisica (pp.36, 428).Divenuto “guercio”, Owen è passato al servizio dell’arcivescovo di York dal quale riceve un delicato incarico: indagare, nell’abbazia di St. Mary (che non è nella sua giurisdizione), sulla misteriosa morte di un soldato speciale, il suo pupillo, probabilmente avvelenato, e la cui morte ha parecchie analogie con il decesso di un umile e semplice pellegrino (p. 45).Ma come si può venir assassinati con il veleno, in quegli anni? Il confine tra “pozione” che, con giusti ingredienti, guarisce, e sostanza aggiunta che avvelena è affidato a competenza, diligenza e onestà del farmacista: vanno somministrati ruta, ginepro, tanaceto e assenzio in dosi basse, perché il farmaco possa agire gradualmente senza avvelenare (p.357), mentre un balsamo di calendula e miele può contenere “aconito” (il cui odore è coperto dalla fragranza del miele), un ingrediente capace di uccidere, (p. 110), e si capisce troppo tardi che vertigini, battito cardiaco lento e faticoso, vomito e diarrea indicano un probabile avvelenamento da digitale (p. 342).Aiutano a seguire gli avvincenti e funzionali fili di questa storia la mappa di “York nella seconda metà del Trecento” e l’utile “Glossario”, nelle prime pagine, come la conclusiva “Nota dell’autrice”, ricca di informazioni sulle scelte letterarie e sugli studi storici da lei condotti. In effetti, colpiscono anche nel racconto, gli innumerevoli dettagli riferiti alla vita quotidiana di quei secoli lontani, in particolare alle abitazioni, all’abbigliamento (di nobili, soldati, uomini di chiesa, donne, descritti nelle varie stagioni), e alla bottega del “mastro apotecario” (l’antico farmacista o speziale), con il “giardino delle erbe medicinali”: angelica, mentuccia, robbia, lavanda, santolina, papaveri, timo,… (pp. 120, 349). Alcune descrizioni conservano l’arguzia del documento e la freschezza di certi testi medievali, come i Racconti di Canterbury, di Geoffrey Chaucer. Il Prologo di questo thriller, cui non manca un tocco di romanticismo svolto attraverso il personaggio-protagonista, è pubblicato nel sito www.candacerobb.com.
Maria Alberta Faggioli Saletti
Dal sito spigolature.it -Thriller e Noir medievaliCandace Robb, La rosa del farmacista (The Apothecary Rose). Thriller Medievale, traduz. di G. Lonza, Piemme Pocket, Casale Monferrato (Al) 2002.Un affascinante giallo storico, che si svolge nell’anno del Signore 1363, nella città di York, con un titolo di elegante allusività (a Lucie, la moglie del farmacista, donna medievale dal passato tormentato, ma dotata d’intelligenza acuta e d’ambizione tali da renderla sospetta).Owen Archer, il protagonista, “era stato il primo arciere di Lancaster,aveva istruito altri uomini in quell’arte, era salito al grado di capitano. Una gran bella carriera per un gallese. Nessun animale riusciva a sottrarsi alle sue frecce. E nessun uomo. Si era sempre premurato di uccidere soltanto per procurarsi il cibo e per obbedire al suo signore e padrone. E tutto a maggior gloria di Dio. Ma poi tutto gli era stato strappato… ”, tranne intelligenza e forza fisica (pp.36, 428).Divenuto “guercio”, Owen è passato al servizio dell’arcivescovo di York dal quale riceve un delicato incarico: indagare, nell’abbazia di St. Mary (che non è nella sua giurisdizione), sulla misteriosa morte di un soldato speciale, il suo pupillo, probabilmente avvelenato, e la cui morte ha parecchie analogie con il decesso di un umile e semplice pellegrino (p. 45).Ma come si può venir assassinati con il veleno, in quegli anni? Il confine tra “pozione” che, con giusti ingredienti, guarisce, e sostanza aggiunta che avvelena è affidato a competenza, diligenza e onestà del farmacista: vanno somministrati ruta, ginepro, tanaceto e assenzio in dosi basse, perché il farmaco possa agire gradualmente senza avvelenare (p.357), mentre un balsamo di calendula e miele può contenere “aconito” (il cui odore è coperto dalla fragranza del miele), un ingrediente capace di uccidere, (p. 110), e si capisce troppo tardi che vertigini, battito cardiaco lento e faticoso, vomito e diarrea indicano un probabile avvelenamento da digitale (p. 342).Aiutano a seguire gli avvincenti e funzionali fili di questa storia la mappa di “York nella seconda metà del Trecento” e l’utile “Glossario”, nelle prime pagine, come la conclusiva “Nota dell’autrice”, ricca di informazioni sulle scelte letterarie e sugli studi storici da lei condotti. In effetti, colpiscono anche nel racconto, gli innumerevoli dettagli riferiti alla vita quotidiana di quei secoli lontani, in particolare alle abitazioni, all’abbigliamento (di nobili, soldati, uomini di chiesa, donne, descritti nelle varie stagioni), e alla bottega del “mastro apotecario” (l’antico farmacista o speziale), con il “giardino delle erbe medicinali”: angelica, mentuccia, robbia, lavanda, santolina, papaveri, timo,… (pp. 120, 349). Alcune descrizioni conservano l’arguzia del documento e la freschezza di certi testi medievali, come i Racconti di Canterbury, di Geoffrey Chaucer. Il Prologo di questo thriller, cui non manca un tocco di romanticismo svolto attraverso il personaggio-protagonista, è pubblicato nel sito www.candacerobb.com.