Storia, letteratura

L’ARRIVO AL CASTELLO


UN GRANDE GIORNALISTA E SCRITTORE DEL PRIMO NOVECENTO RACCONTA L'ARRIVO AL CASTELLORacconta Il Viandante come giunse al castello qualche decina di anni fa: Senza troppa fatica sono giunto dove la regina dell’aria dà il nome al più fosco arnese di guerra della Lunigiana, al Castello dell’Aquila.Dal nome s’immagina di dover salire e salire per guadagnare un’aguzza cima appenninica confusa col cielo, forse si teme di vedere volare, roteante, minaccioso l’uccello rapace, ed invece nulla: un’altura ripida sì, ma non oltre la misura della collina rivestita d’erbe fresche e nessun pericolo d’aquila, neppure delle vertigini, giacchè si sale una comoda viuzza che si stacca da Gragnola (il borgo sottostante).Si vuole che il Castello dell’Aquila sia stato così chiamato per la sua ripida e scoscesa situazione, ma è più probabile che il suo nome sia stato suggerito dal frequente volo d’aquila visto ed ammirato da chi volle eretto il castello, prima del secolo XIII… rimpetto al maestoso Pizzo d’Uccello, vero regno dell’aquila apuana.[1][1] C. CASELLI,  'Il Viandante', Lunigiana ignota, La Spezia 1933, rist. anast. A. Forni, Bologna 2003, pp. 122-123.