M. A. Faggioli Saletti, G. Girardin "Quello che mi è successo mentre son stata nel Castello dell'Aquila". 7-22 maggio 1638, Editrice San Giacomo, Ferrara 2005.E’ il maggio 1638. L’antico Castello dell’Aquila in Lunigiana sta per affrontare una durissima prova: l’assedio da parte del Granduca di Toscana al castello e ai luoghi del suo “Feudo”, cioè Castel dell’Aquila, Gragnola, Cortila e Viano (oggi nella provincia di Massa).La resistenza all’assalto nemico di 1200 fanti di Firenze e di Fivizzano è affidata a una donna, la marchesa Cleria Malaspina, reggente del castello e del feudo, un ruolo delicato e difficile.La grande Storia della guerra secentesca, tra autorità dell’Imperatore, “reputazione” del Granduca e liti dei feudatari, sconvolge la vita della castellana.Seguendo un antico manoscritto inedito, Maria Alberta Faggioli Saletti e Gabriella Girardin espongono quello che è “successo” a Cleria Malaspina, dopo che è stata nominata reggente del Castel dell'Aquila dal genero Cosimo, penultimo marchese Malaspina del castello e del feudo, in lite violenta con il fratello Alessandro. Cosimo, infatti, ha dovuto recarsi a Vienna, per testimoniare davanti al Tribunale Aulico dell’Imperatore.Una donna è quindi protagonista di spicco dell'assedio al Castel dell'Aquila, conteso feudo imperiale rurale. Perché una donna? Perché più rispettata di un uomo, così si credeva a quei tempi.L'assediante è il Granduca di Toscana rappresentato dal Capitano e dal Commissario-Sergente di Fivizzano i quali, obbedendo a un invito-ordine del delegato dell’Imperatore, prima circondano con i 1200 fanti il Castello dell'Aquila poi, fatta la piazza d'armi a Gragnola, tirano moschettate contro le finestre del castello e minacciano di prenderlo a cannonate. Dopo aver sopportato colpi di archibugi e di moschetti, minacce di capitani e prigionia, la marchesa Cleria si arrende
Quello che mi è successo...
M. A. Faggioli Saletti, G. Girardin "Quello che mi è successo mentre son stata nel Castello dell'Aquila". 7-22 maggio 1638, Editrice San Giacomo, Ferrara 2005.E’ il maggio 1638. L’antico Castello dell’Aquila in Lunigiana sta per affrontare una durissima prova: l’assedio da parte del Granduca di Toscana al castello e ai luoghi del suo “Feudo”, cioè Castel dell’Aquila, Gragnola, Cortila e Viano (oggi nella provincia di Massa).La resistenza all’assalto nemico di 1200 fanti di Firenze e di Fivizzano è affidata a una donna, la marchesa Cleria Malaspina, reggente del castello e del feudo, un ruolo delicato e difficile.La grande Storia della guerra secentesca, tra autorità dell’Imperatore, “reputazione” del Granduca e liti dei feudatari, sconvolge la vita della castellana.Seguendo un antico manoscritto inedito, Maria Alberta Faggioli Saletti e Gabriella Girardin espongono quello che è “successo” a Cleria Malaspina, dopo che è stata nominata reggente del Castel dell'Aquila dal genero Cosimo, penultimo marchese Malaspina del castello e del feudo, in lite violenta con il fratello Alessandro. Cosimo, infatti, ha dovuto recarsi a Vienna, per testimoniare davanti al Tribunale Aulico dell’Imperatore.Una donna è quindi protagonista di spicco dell'assedio al Castel dell'Aquila, conteso feudo imperiale rurale. Perché una donna? Perché più rispettata di un uomo, così si credeva a quei tempi.L'assediante è il Granduca di Toscana rappresentato dal Capitano e dal Commissario-Sergente di Fivizzano i quali, obbedendo a un invito-ordine del delegato dell’Imperatore, prima circondano con i 1200 fanti il Castello dell'Aquila poi, fatta la piazza d'armi a Gragnola, tirano moschettate contro le finestre del castello e minacciano di prenderlo a cannonate. Dopo aver sopportato colpi di archibugi e di moschetti, minacce di capitani e prigionia, la marchesa Cleria si arrende