dal sito spigolature.itscritto da Stefano AgnelliL’importanza del documento Maria Alberta Faggioli Saletti, Quello che mi è successo mentre son stata nel Castello dell’Aquila 7-22 maggio 1638. Un manoscritto inedito sulle drammatiche vicende della marchesa Cleria Malaspina di Treschietto, Ferrara, Ed. San Giacomo, 2005, pp. 141, Euro 15,00Davvero singolare l’opera di Maria Alberta Faggioli Saletti: Quello che mi è successo mentre sono stata nel Castello dell’Aquila. Sin dal titolo e dalla suggestiva illustrazione di copertina, il lettore viene preso per mano e trasportato nella Lunigiania del XVII secolo, attraverso il racconto dei sei testimoni la cui voce ritorna a noi grazie al prezioso manoscritto, rinvenuto dall’autrice nell’ Archivio di Stato di Mantova. La vicenda occorsa alla marchesa Cleria Malaspina è qui ricostruita con paziente abilità sfruttando fino in fondo la forza evocativa dei documenti presentati (davvero tanti). Proprio il ricorso costante alla “voce” del documento, fa di questo libro un opera unica nel suo genere; vediamo perché.Dopo gli interventi di L. Stone e di altri storici in difesa della narrazione romanzesca della Storia, dopo il successo di opere quasi divulgative come Il ritorno di Martin Guerre, di N. Z. Davis, o di romanzi in cui il riferimento alla Storia la fa da padrone – penso in particolare a Il nome della rosa e a Baudolino, entrambi di U. Eco – ecco comparire un nuovo modo di raccontare gli eventi storici, un modo erudito, che adotta il documento come fonte non solo per la fase della ricerca, ma anche per quella della narrazione. Se da un lato infatti, l’opera della Saletti Faggioli, non si distacca dall’alveo della Microhistoire, dall’altro la forma particolare della narrazione, la iscrive probabilmente in quel filone della Storia, dove quest’ultima si mescola con l’erudizione, tipica dei grandi storici del passato che provenivano dal collezionismo e dall’ antiquaria (si pensi ad Aby Warburg).Oltre alla serrata narrazione delle vicende occorse alla marchesa Cleria Malaspina di Treschietto, nel libro è presente anche un notevole apparato iconografico, attraverso il quale vediamo qualche fase della ricostruzione, ultimata nel 2005, del Castello dell’Aquila, nonché il suo aspetto attuale, che mi sembra il maggior corollario possibile al proficuo lavoro di Maria Alberta Faggioli Saletti, con la quale ha validamente collaborato Gabriella Girardin, proprietaria del castello.
RECENSIONE
dal sito spigolature.itscritto da Stefano AgnelliL’importanza del documento Maria Alberta Faggioli Saletti, Quello che mi è successo mentre son stata nel Castello dell’Aquila 7-22 maggio 1638. Un manoscritto inedito sulle drammatiche vicende della marchesa Cleria Malaspina di Treschietto, Ferrara, Ed. San Giacomo, 2005, pp. 141, Euro 15,00Davvero singolare l’opera di Maria Alberta Faggioli Saletti: Quello che mi è successo mentre sono stata nel Castello dell’Aquila. Sin dal titolo e dalla suggestiva illustrazione di copertina, il lettore viene preso per mano e trasportato nella Lunigiania del XVII secolo, attraverso il racconto dei sei testimoni la cui voce ritorna a noi grazie al prezioso manoscritto, rinvenuto dall’autrice nell’ Archivio di Stato di Mantova. La vicenda occorsa alla marchesa Cleria Malaspina è qui ricostruita con paziente abilità sfruttando fino in fondo la forza evocativa dei documenti presentati (davvero tanti). Proprio il ricorso costante alla “voce” del documento, fa di questo libro un opera unica nel suo genere; vediamo perché.Dopo gli interventi di L. Stone e di altri storici in difesa della narrazione romanzesca della Storia, dopo il successo di opere quasi divulgative come Il ritorno di Martin Guerre, di N. Z. Davis, o di romanzi in cui il riferimento alla Storia la fa da padrone – penso in particolare a Il nome della rosa e a Baudolino, entrambi di U. Eco – ecco comparire un nuovo modo di raccontare gli eventi storici, un modo erudito, che adotta il documento come fonte non solo per la fase della ricerca, ma anche per quella della narrazione. Se da un lato infatti, l’opera della Saletti Faggioli, non si distacca dall’alveo della Microhistoire, dall’altro la forma particolare della narrazione, la iscrive probabilmente in quel filone della Storia, dove quest’ultima si mescola con l’erudizione, tipica dei grandi storici del passato che provenivano dal collezionismo e dall’ antiquaria (si pensi ad Aby Warburg).Oltre alla serrata narrazione delle vicende occorse alla marchesa Cleria Malaspina di Treschietto, nel libro è presente anche un notevole apparato iconografico, attraverso il quale vediamo qualche fase della ricostruzione, ultimata nel 2005, del Castello dell’Aquila, nonché il suo aspetto attuale, che mi sembra il maggior corollario possibile al proficuo lavoro di Maria Alberta Faggioli Saletti, con la quale ha validamente collaborato Gabriella Girardin, proprietaria del castello.