Storia, letteratura

Recensione di VINCENZO SAGONA


Lucca, Concerto di Musica Sacra e Melodie Natalizie nella Chiesa di San PaolinoLa sera del 27 dicembre scorso, nella mistica città di Lucca, nella Chiesa di S. Paolino, il leggendario vescovo protettore della città - e, dicono, inventore delle campane, avvenne un miracolo, fiorì una spontanea stella di Natale.Entrai nella chiesa, stranamente ancora aperta, a quell'ora, a conclusione di un mio pellegrinaggio pucciniano, scrupoloso e gelido (specie nelle congelate soffitte di Palazzo Guinigi), con l'intenzione fantasiosa di ritrovarvi quasi l'eco ideale delle primizie del Maestro giovinetto: del Mottetto e del Credo (1878), e della Messa per 4 voci e orchestra (1880). Vi trovai, invece, inaspettatamente, ai piedi dell'altare, un pianoforte e, nei banchi, un pubblico in attesa, convenuto numeroso, nonostante la distrazione de “Il Tirreno", il giornale cittadino, e nonostante la svagata e chiassosa gioventù ingrumita nella piazzetta a capannelli infreddoliti.All'entrata mi venne offerto il programma di un concerto benefico di Musica Sacra e Melodie Natalizie: “Parole e Musica intorno al Natale". Promotrici due benemerite e coraggiose Associazioni cittadine, l’"ANGSA Toscana Onlus" e l'"Escola da vida – Brasile”, impegnate nella raccolta di fondi, a sostegno delle loro rispettive iniziative, altamente civili e caritatevoli, che furono illustrate e testimoniate con fervide e umanissime parole prima del concerto.Una signora del Comitato si premurò, quindi, di avvertire il pubblico che, dei tre artisti di canto elencati dal programma, era rimasto soltanto il soprano Emma Martellini. Il mezzosoprano aveva dovuto rinunciare all'impegno per l'incombere d'una dolorosa situazione familiare; il basso per un malessere stagionale; ed erano stati sostituiti all'ultimo momento, grazie alla sua generosa disponibilità, dal soprano concittadino Cosetta Gigli, pronipote del grande Beniamino.Non è un caso frequente l'imbattersi in un concerto di due voci sopranili nella stessa serata, e, soprattutto, che questo si risolva, non in un confronto sorridentemente stizzoso, ma in emulazione di simpatia e in fervida intesa. Lasciatelo dire a uno "dell'ambiente”, anche questo non può che configurarsi come un aspetto miracoloso di questo miracolo natalizio di S. Paolino!Il programma musicale, in parte necessariamente improvvisato, contribuì a dare un senso ancor piu' genuinamente natalizio all'avvenimento. Le due voci, sopranili entrambe, ma distinta ciascuna da un suo personalissimo colore timbrico, poterono, così, alternarsi in una variata sequenza di sensibile canorità, fino a congiungersi, quasi improvvisando, in due brani dei piu' cari e tradizionali, nel "Panis Angelicus" della Messa Solenne, op.12, di C.A.Franck, e nello "Stille Nacht" di Gruber.  Cosetta Gigli, pur provenendo da una affermata esperienza d'operetta, seppe modulare il suo canto con luminosa, morbida religiosità, oltre che sull'onda di tradizionali melodie natalizie, nell'"Ave Maria" di Schubert e nel "Largo" Haendeliano fino agli accenti di accorato abbandono del "Salve Regina" di Puccini. Una pagina rara questa, e preziosa, perchè in essa, l'ala inventiva del Maestro sembra librarsi primieramente nei suoi personalissimi, sensuali volteggi, in avvincente intesa con le armonie sottese:"....Stella del mar....tu accogli e benedici d'ogni sventura il pianto". Mosco Carner è in errore nell'attribuire la significativa paginetta al periodo lucchese, a "prima del 1880". Il testo della preghiera è di A. Ghislanzoni e fu pubblicato da questo straordinario "servitore della musica" nel 1882 a Milano, nella seconda edizione delle sue "Melodie per canto", una raccolta di "canevacci per trapunti melodici", ai quali Puccini si rivolse straordinariamente ancora tre volte, e ai quali si rivolse ripetutamente tutta una sterminata coorte di musicisti contemporanei, da Ponchielli, Gomez e Mascagni, a Pizzi, Maggi, Buzzi-Peccia,Gastaldon, Pedrotti, Petrella, Cagnoni e cosi via musicando....La bella melodia del "Salve Regina", composta sul finire dell'82, verrà riproposta da Puccini nelle "Villi" e, quindi, nell'introduzione orchestrale e nella preghiera del baritono dell'"Edgard", sulle parole: " Angiol di Dio che i vanni rivolgi al ciel stasera".Sin dalle prime frasi, intonate dalla voce ambrata di Emma Martellini sugli arpeggi della "Virge Marie" di J.M.Siougos - "Il mio cuore s'apre.....e a te risponde la mia voce..."-, vi sentii quasi una spontanea, commossa professione di stile, dal quale la cantante non derogò mai nel prosieguo della sua esibizione, ma, anzi, riconfermò, con mirabili gradazioni e vibrazioni, personalissime e, insieme, sempre fedeli alle indicazioni degli Autori, dal pensoso Rossini dei due "a solo" della "Petite Messe", al fascinoso Gounod del "Repentir", al fervido Adam del "Cantique de Noel". Pensai d'impulso allo stile de "il cantar che nell'anima si sente", vagheggiato da messer Petrarca, lo stile delle voci autentiche, le sole nate al Canto. E l'autenticità, prima di ogni altra valutazione, è la categoria valutativa essenziale dell'Arte. Non avvertii nel canto della Martellini la minima concessione alla piattezza stentorea a cui ci ha abituato il gusto circense dei nostri tempi frastornati. Le volte della chiesa e le orecchie dei presenti sembravano ritrovare le facoltà dell'ascolto partecipe e meditato. Rossini scrisse nel 1863, a Passy, che, per il suo "ultimo peccato della vecchiaia", voleva cantanti cherubini. E i Cherubini scritturali, ben più prossimi agli uomini dei Serafini, hanno il compito di intercedere per loro lassù. Così avvenne l'altra sera in S. Paolino, con l'esitante, sommessa rievocazione del "Crucifixus etiam pro nobis", che Rossini tratteggia sul palpito segreto di un pianissimo di quattro p, trattenendo il soprano in una tessitura inesoratamente grave, sino a sciogliere il canto dell'accorata speranza nella "Salutaris Hostia", che dovrebbe irrobustirci in mezzo alle insidie che "premunt" ostili sulla nostra debolezza. Soprattutto nell'interpretare l'avvolgente, e squisitamente femminile, invocazione di Gounod "O Divine Redempteur" la Martellini ha trovato modo di valorizzare al meglio i chiaroscuri e il teso legato della sua calda vocalità, specie nella ripetuta frase discendente - quasi saintsaeniane, quasi pucciniana- modulata in un "maggiore" liberatorio sulle parole " O Divine Redeemer, pardonne à ma faibles". Dopo aver aderito con felice estro all'atmosfera affettuosa dello "spiritual", "Nacque il suo bambino",  il soprano veronese seppe mettere in piena luce la solennità gioiosa del "Cantique de Noel" di A.Adam, concludendo, così, la sua esibizione solistica con sicuro, espansivo sfoggio del suo registro acuto, che risuonò nel silenzio raccolto quasi come uno svettante augurio di bene.Ammirevole per la sicurezza e la duttilità interpretativa, con la quale seppe assecondare e sostenere le intenzioni e le emozioni delle due infervorate cantanti, il pianista Simone Tomei, che nei passi solistici e nelle frasi concertanti rivelò una non comune inclinazione al canto.Dalla variata e vivida fiorita musicale del programma si levarono, opportunamente distanziati, tre altissimi momenti meditativi, tre guglie celesti della poesia: il XXXIII Canto del Paradiso, un passo dal "De fide" di Efrem, l'alighieri siriano del IV secolo, e, del Manzoni, l'inno sacro "Il Natale". Giuliano Domenichelli, raffinato dicitore, convinse e coinvolse con la sua lettura schietta, immune da ogni esteriore compiacimento, in perfetta sintonia con la misura e la spontaneità delle esecuzioni musicali e con i generosi, congrui propositi benefici delle due Associazioni promotrici della straordinaria serata. Applauditi e ringraziati gli artisti, e S. Paolino, me ne andai per le irrigidite vie di Lucca, accompagnato quasi, passo a passo, nel pensiero, dalle desolate quinte parallele della pucciniana "barriera d'Enfer" e, nella schiena, dai brividi debussiani del IV atto della "Wally" di Catalani. Ma nel cuore il caldo riverbero di uno "Stille Nacht, heilige nacht" cantato da due voci di soprano.               "......e lento               il suon sacrato ascese               fin che più nulla intese               la compagnia fedel ".