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Post N° 2

Post n°2 pubblicato il 05 Dicembre 2007 da storiediverse

Oggi volevamo farvi leggere questo racconto.

Secondo classificato al concorso “L’amore ai tempi di internet”.

Speriamo sia di vostro gradimento, a noi è sembrato che con parole semplici l’autore sia riuscito ad esprimere un argomento molto delicato: le diversità dell’amore.

MxM 

MxM. Questo era il mio nick-name quando ho conosciuto Francesco. Un nick essenziale, sintetico, che toglie ogni dubbio ai viaggiatori della rete.

Sta per: Maschio per Maschio.

Lui come nick aveva scelto il suo nome invece. Quello vero.

Non so dirvi però cosa stessi cercando di preciso in quella chat che portava il nome della mia città.

In ogni caso questa storia comincia così:


Francesco: Come ti chiami?

MxM: Tu come vorresti che mi chiamassi?

Francesco: Non lo so.

MxM: Che vuol dire non lo so? Usa la fantasia. Stasera mi chiamo come vuoi!

Francesco: Emanuele.

MxM: E perché “Emanuele”?

Francesco: Perché è un nome da principe, perché mi piace.

MxM: Bene, allora perché non viviamo una fiaba?

Francesco: Ma nelle fiabe non ci sono mai due principi.

MxM: Che importa. La fiaba la scriviamo noi, ci mettiamo dentro chi ci pare.

Francesco: E cosa succede a questi due principi?

MxM: Che domande fai? È pur sempre una fiaba. Succede che si innamorano… che vivranno per sempre felici e contenti.
J

Francesco: A volte penso che non sia normale.

MxM: Ma di cosa parli?

Francesco: Sì, insomma, che non sia normale essere gay. Due uomini che si baciano, che si innamorano, che vivono insieme.

MxM: Ma cosa stai dicendo? Hai solo paura di accettare te stesso, hanno paura gli altri nel giudicarti diverso.

Francesco: Non lo so…

MxM: Ci vediamo domani se ti va, ne parliamo di persona. Davanti una birra è tutto più semplice, credimi. Ti aspetto di fronte al Cinema Italia alle 21.00.

Francesco: Va bene, ci sto. A domani allora. Buonanotte.

MxM: Buonanotte. A domani.

Ed è così che si siamo incontrati, senza troppe suppliche, senza scambiarci i numeri di telefono, senza corteggiamenti virtuali e senza tirarcela troppo.

Tra due ragazzi è più semplice forse, ancor di più se si abita nella stessa città. Non c’è l’imbarazzo dell’aspetto, se non ci si piace si può comunque essere amici. Tra un uomo e una donna è completamente diverso.


Francesco comunque, è bello da mozzare il fiato, ha i capelli biondi, gli occhi nocciola e un portamento di un’eleganza inconsueta.

Sembra davvero un principe uscito dalla fiaba della sera prima.

A considerare l’aspetto e il modo in cui parla, deve sicuramente appartenere a una famiglia colta, benestante, piena di aspettative nei confronti del figlio.

Forse la sua insicurezza è dovuta all’ambiente che lo circonda, alla paura di non sentirsi adeguato al contesto.

Per me è più facile, credo. Vivo di piccole cose in un monolocale del centro. Ho la mia indipendenza. La libertà di essere quello che sono.


Quella sera ci siamo scambiati tenerezze, abbiamo stretto i nostri corpi combattendo contro le sue paure di sembrare diversi. Poi abbiamo confuso gli odori della nostra pelle e abbiamo sognato in silenzio. Abbiamo sognato gli alberi, un castello, cavalli bianchi e carrozze. Abbiamo sognato che il mondo avrebbe potuto capire.

A un certo punto però ci ha raggiunto una voce roca, rozza, una voce ignorante.

“Guarda le cule, Salvato’… guarda che schifo!”.

E Francesco si è staccato dalle mie braccia, mi ha respinto con forza. Ha raccolto le sue cose con un gesto deciso e se n’è andato veloce.

Non l’ho seguito, non si sarebbe fermato.

Sono tornato a casa pensando che non gli avevo neanche detto il mio vero nome, che per tutta la sera mi aveva chiamato “Emanuele”. In questi mesi ho sperato di rincontrarlo in chat, per strada, in qualche bar del centro. Ma non l’ho più visto, non ho potuto rintracciarlo perché non sapevo niente di lui, neanche il numero di telefono.

Mi è rimasto soltanto il ricordo di quella sera. E il ricordo di un mondo che non ha capito…


Questo racconto l’ho scritto per te, Francesco. Per dirti che a volte bisogna lottare per essere se stessi. Per dirti che la conosco bene la sofferenza dei tuoi occhi, perché ci sono passato anch’io. Conosco anche la paura del giudizio degli altri, perché fa male.

Ma la sofferenza è normale.

La paura è normale.


Siamo normali anche noi.
Siamo piccoli principi in cerca di amore.

Un grazie all’autore che ci ha permesso di pubblicare questo racconto sul nostro blog.

Grazie anche a reginapink per il suo bellissimo commento: “L'amore scappa e cessa di essere quando si spegne l'emozione e l'incertezza”.

 

 

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Commenti al Post:
sweet_stefy
sweet_stefy il 05/12/07 alle 18:05 via WEB
Bella ^_______^
(Rispondi)
redelconsumismo
redelconsumismo il 05/12/07 alle 18:10 via WEB
:-))))...ciao
(Rispondi)
reginapink
reginapink il 05/12/07 alle 23:56 via WEB
Questo racconto mi ha toccato il cuore, e mi ha riaperto ferite e ricordi..alcuni dolci...altri molto dolorosi. L'amore omosessuale è considerato un amore diverso, perchè la società non sa neppure cosa sia davvero l'amore: non sa che l'amore vero non è nè fisico nè estetico e tanto meno ha sesso. L'amore è un'anima che sgiora l'altra e non si cura di nient'altro. MI fa piacere abbiate gradito il mio commento di ieri :) Tanti affetuosi saluti, ReginaPink
(Rispondi)
scubasuba
scubasuba il 06/12/07 alle 09:22 via WEB
molto bello davvero,omosessualita',eterosessualita'...sono solo parole...ognuno puo' cercare di amare come puo'(gia non è facile)...è veramente una delle poche cose che si hanno...amare
(Rispondi)
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