Essere sinceri con sé stessi significa riconoscere e accettare la propria totalità, significa vedere luce e ombra, significa essere testimoni equanimi della realtà del proprio mondo interiore. Molti di noi vivono la realtà di uno stato di continua tensione, di cronico conflitto interiore. In parte influenzati dalla nostra costituzione, in parte dalla storia delle nostre relazioni e dal contesto culturale in cui siamo cresciuti, costruiamo un'immagine di noi stessi generalmente fissa, generalmente molto ottimistica e positiva e che viene regolata dal rapporto con l'immagine del sé ideale.Ognuno di noi è, più o meno consapevolmente, a conoscenza del fatto che la realtà al nostro interno è molto meno rosea e profumata di quella che abbiamo fossilizzato nelle immagini del sé, di quella che ci sforziamo di mostrare col nostro comportamento e con i nostri modi di porci. Dentro ci sono giudizi, confronti, risentimenti, conflitti, invidia, gelosia, colpa, bisogni di potere e supremazia, bisogni di riconoscimento, malizia, rabbia furiosa, egocentrismo, desideri contrastanti, bramosia e paure inconfessabili. Quello che normalmente facciamo è nascondere queste cose non solo agli altri ma anche a noi stessi; ci sforziamo continuamente di coprire, reprimere, rimuovere tutto ciò che contrasta con l'immagine del sé. Viviamo quindi in uno stato di tensione cronica per non venire in contatto con la realtà delle nostre brutture. Riconoscere un'emozione "negativa" come la rabbia o l'odio, permettersi di assaporarne l'intensità, non equivale a esprimerla all'esterno. Si può benissimo vivere uno stato emozionale intenso inibendone, senza problemi, l'espressione. Ci sono persone che trovano difficile inibire l'espressione di un'emozione distruttiva come la rabbia : in questi casi é bene sfogarla fisicamente su un oggetto inanimato per evitare di creare sofferenza. Se riusciamo a essere sinceri con noi stessi riguardo alla nostra realtà interna una grande energia verrà liberata, molta tensione e sofferenza scomparirà e uno stato di calma comincerà a stabilizzarsi nella nostra mente. Una difesa tipica è la proiezione : per sbarazzarci di ciò che non riusciamo ad accettare di noi stessi ( pensieri, immagini, emozioni, stati, tendenze, tratti, motivazioni ) lo proiettiamo su l'altro, lo mettiamo dentro l'altro e questo generalmente provoca conflitto, paura, sofferenza e separazione. Oltre ad una sincera accettazione della propria totalità personale è bene anche essere onesti riguardo la totalità della propria vita. Considerare, cioè, quanto la nostra vita è in armonia con il nostro orientamento profondo, quanto amore c'è nella nostra vita, quanta gioia e quanta soddisfazione... Cosa stiamo facendo? dove stiamo andando? Cosa sente la totalità di ciò che siamo riguardo ai nostri modi di essere nel mondo? Bhagavan dice : "La gente è inconscia della sofferenza che morde la propria esistenza...Bisogna prima sentire il dolore, questo è il primo passo...Ti posso aiutare solo se sei davvero a disagio...Il primo passo verso l'illuminazione è essere consci, vedere la prigione nella quale si è confinati. Ciò di per sé è già una benedizione".Mettere ordine nelle proprie relazioni significa purificare l'inconscio attraverso il perdono e la completa accettazione dell'altro. Si capisce che si tratta di un movimento non disgiunto dalla sincera osservazione del mondo interno e di qualcosa che per molti può non essere affatto facile. Se una persona è pronta a perdonare non dovrebbe esserle difficile permettere che i nodi del proprio cuore vengano sciolti dalla semplice comprensione intellettuale dei vincoli a cui è sottoposta ogni azione, dal capire quanti fattori condizionano le nostre scelte. Esiste la possibilità per tutti di essere liberi dalla sofferenza e stabilizzati nella gioia, è possibile per tutti vedere le cose perfette così come sono. La percezione è una questione di energia, di vibrazione. Uno stato di percezione superiore e stabile deve essere dato dal Divino, non si può raggiungere. Avere il cuore libero dall'amarezza e aperto ci dispone a ricevere il dono della liberazione.