Uno studioso inglese e uno americano sono riusciti a tracciare una curva dell’andamento della felicità nel corso della nostra esistenza.
Per farlo hanno analizzato i dati riguardanti oltre 2 milioni di individui in 80 Paesi, dall’Albania allo Zimbabwe, passando per Gran Bretagna, Stati Uniti e Italia, e sono giunti alla conclusione che indipendentemente da sesso, status sociale, livello economico, presenza o assenza di figli, le persone raggiungono in media il picco massimo di depressione/insoddisfazione intorno ai 44 anni. Non c’entrano i divorzi, il cambiamento di lavoro o le variazioni di reddito e incide poco in che parte del mondo si viva, arrivati a metà del guado il tono dell’umore tende a diminuire.Ma come è possibile che poi verso i 70 anni, a patto che la salute lo consenta, si possa tornare giulivi come a 20? “Una delle ragioni”, azzarda uno dei due autori, “potrebbe essere che si impara a bilanciare le proprie debolezze, ma anche ad apprezzare le cose belle, nella consapevolezza che rimane meno tempo per godersele”.Sembrerebbe insomma che la crisi di mezza età dipenda dal fatto che si guarda con nostalgia agli anni giovanili e con delusione alle proprie mancate realizzazioni. Ma superati i 50 ci si rassegna al fatto che la giovinezza non dura in eterno e si cerca di guardare al futuro e vivere al meglio gli anni che rimangono(fonte Panorama.it)."La felicità è come un gatto che corre dietro alla sua coda.Più la rincorre e più gli sfugge.Ma quando s'impegna in altre cose, la coda gli viene dietro ovunque lui vada."