C'era una volta un aquilone.Era legato ad un filo sottile e si librava nell'aria, come danzando,pilotato dolcemente dalle maniesperte di un piccolo uomo,il suo creatore. L'aquilone gioiva nel vederlo sorridere mentre lui danzava, ma un giorno sentì il desideriodi andare più in alto,di volare da solo e si accorse che quel filo, quel filo sottile glielo impediva. D'un tratto quell'esile filo che era stato l'unione col suo creatoredivenne per lui come una catena opprimente. L'aquilone cominciò a dimenarsi,a dare strattoni, ad imprecare contro quel piccolo uomoche lo teneva prigioniero.Tanto si agitò che ad un certo puntoil filo si spezzò. L'aquilone cominciò a volare da solo,finalmente libero, felice di danzarenel vento senza catene. Il piccolo uomo lo chiamava,supplicandolo di non andare troppo in alto, ma egli, ormai libero, non ascoltava le sue parole. Improvvisamente il vento divenne più fortee cominciò a sbatterlo da ogni parte, a trascinarlo in una folle corsa. Avrebbe voluto rallentare,fermarsi per un attimo,ma non poteva. Il vento lo feriva con le sue raffiche mortali,lo mandava a sbattere contro le cime degli alberi e non poteva scansarle.I rami aguzzi... gli strappavanobrandelli di carta,mettevano a dura prova il suo esile scheletro. L'aquilone cominciò ad aver paura,a pensare che presto il suo volosarebbe finito per sempre. Guardò giù e, sotto di sé, vide il piccolo uomo che correva affannosamente, cercando di non perderlo di vista. Provò nostalgia per quel viso sorridente, ma il vento non gli dava tregua, sembrava divertirsi a tormentarlo. All'improvviso il ventocominciò a scemaree l'aquilone pensò che presto si sarebbe finalmente fermato. Guardò diritto davanti a sé e videuna grossa pozzangherache sì faceva sempre più vicina. Provò un brivido di terrore, ma non poteva cambiare strada. L'acqua lo accolse in un abbraccio mortalee sentì la carta rammollirsi, disfarsi lentamente. È la fine, - pensò - ma poi,improvvisamente si sentì sollevatodelicatamente da una mano familiare. Il piccolo uomo, tutto sporco di fango,lo asciugò pazientemente, curò le sue ferite,sistemò il suo esile scheletroe lo legò di nuovo con quel piccolo filo. Passarono i giorni e l'aquilone tornò a volare legato a quel filo sottile, tra le mani del piccolo uomo. Capì che era bello volare insieme a lui, danzare per lui e quel filo sottilenon gli sembrò più una catena crudele,ma un appiglio sicuro, un rifugio contro le avversità. Aveva capito, finalmente, che la libertà è bella, ma ha un prezzo,che occorre pagare.