TRIBUTE TO PIERLUIGI

L’UOMO OCCIDENTALE...


L’uomo moderno non è più padrone della sua vita. Tutto è programmato, inscatolato e rimane fuori del nostro controllo.Carlo Fath è nato in Germania, vive in Italia da quando aveva 4 anni, ha in curriculum studi musicali e universitari mai completati e di mestiere fa il produttore musicale per una casa discografica indipendente.  O meglio faceva. Perché  alla veneranda età di 35 anni (artisticamente parlando) decide di mettersi in gioco come cantautore, sceglie un nome d’arte assai singolare (Io, Carlo) e fa uscire il suo primo album In perenne riserva.Il disco si segnala presso la critica e il pubblico soprattutto per la freschezza e il brio della musica e per qualche trovata nella scrittura dei testi. Ma non meno importanti sono la sapienza nel manipolare e confezionare i suoni e la versatilità della voce di Carlo, coinvolgente ed efficace in una vasta gamma di registri. I testi esprimono l’insofferenza di un giovane-adulto verso un mondo tarato su ritmi frenetici e limitanti e deludente rispetto alle aspettative che si hanno da adolescenti. Colpisce il linguaggio che alterna invettive banali, arguta ironia e sofismi intellettuali: “mamma e papà non mi avevano detto / che usare il cervello è un grave difetto” (Mamma e papà); “dimmi qual è il meccanismo ch’è rotto / e dammi un ricambio perfetto / così la smetto di riflettere, di ragionare / di cercare di capire il senso delle cose” (L’ego); “quante cose si fanno per caso / le cose migliori non hanno un perché” (Per caso); “la mente nasconde ogni sua operazione / tramando alle spalle del suo possessore” (L’ennesima nota).Il disagio nell’affrontare l’appiattimento imposto dal “sistema” sembra raggiungere l’apice ne L’uomo occidentale. Nel testo similitudini inquietanti dipingono la quotidianità del nostro vivere “civilizzato” come un incubo, un marchingegno perverso da cui non abbiamo possibilità di emanciparci  se non attraverso la definitiva uscita dalla vita. Tutto viene amplificato dalla musica: melodia spezzata in brevi e ripetitivi frammenti; arrangiamento con tappeti ampi di suoni sintetici su cui si ergono ossessivi il ritmo martellante della batteria elettronica e il disegno tormentato delle chitarre pesanti. Anche l’interpretazione, gelida, è assai poco rassicurante. In definitiva un quadro sconfortante e crudo. Che però sembra il frutto non di stolta rassegnazione, ma di rabbia a lungo trattenuta e pronta ad esplodere: energia forse in grado di produrre cambiamento?                                              Lorenzo Angelini da BS Aprile 2008L’uomo occidentale di Carlo Fath La prima colazione è importante / che sia sana e nutrienteSe no non rendi niente / e poi il capo chi lo senteE poi la gente cosa dice / se dovessero scoprire che tu non vali nienteOrde di impiegati rassegnati si preparano / a bordo di veicoli fumanti s’incolonnanoMandrie di umani silenziosi si riversano scontenti / sui sentieri nell’asfaltoVoci suadenti di sirene ammaliatrici / ti convincono a gettare la tua vitaCosa vuoi che ti dica / questa coda è infinita e tu non hai…Tu non hai che una vita vissuta, / sprecata aspettando l’uscita Viviamo impacchettati sigillati ed addossati / gli uni agli altri come surgelatiAspettiamo silenziosi che qualcuno venga / e ci scongeli così torniamo viviGli istinti primordiali si assopiscono nel traffico l’uomo non si muove senza il verde di un semaforoMandrie di umani silenziosi si riversano scontenti / sui sentieri nell’asfaltoVoci suadenti di sirene ammaliatrici / ti convincono a gettare la tua vitaCosa vuoi che ti dica / questa coda è infinita e tu non hai…Tu non hai che una vita vissuta, / sprecata aspettando l’uscita