TRIBUTE TO PIERLUIGI

La visione della Psicologia Umanistica


Una vera e propria rivoluzione copernicana nell'ambito della psicologia ha riportato l'essere umano al centro, ridandogli fiducia in se stesso, insegnandogli a riconoscere e usare con responsabilità la sua libertà. Verso la fine degli anni '50, in risposta ad alcune posizioni estreme del comportamentismo - che vedeva l'individuo come modellato esclusivamente dai condizionamenti ambientali - emerge una nuova voce, che rimette nuovamente l'individuo al centro del suo mondo, riconoscendogli potenzialità di autodeterminazione, di crescita, di trasformazione, ben più forti di qualsiasi condizionamento. E' l'inizio della psicologia umanistica, che amplia il campo di osservazione e di studio dell'essere umano dal comportamento alla qualità delle relazioni, dal resoconto del passato alla progettazione del futuro, dal patrimonio genetico ai talenti inespressi, dal riflesso condizionato alla spinta creativa, dal determinismo alla libertà di scelta, dall'enfasi sugli istinti a quella sulla dimensione etica, dallo studio dell'uomo malato a quello dell'uomo sano, dalla terapia alla formazione. Tra i principali esponenti di questa corrente troviamo Abraham Maslow, che si è concentrato sullo studio della personalità sana, Rollo May, attento all'essere e al suo divenire, Viktor Frankl, che ha sottolineato l'importanza di dare un senso alla propria vita, Carl Rogers, dalla visione dell'essere umano così ottimistica, basata su libertà e responsabilità, Roberto Assagioli, che tanta attenzione ha dato anche alla componente spirituale dell'individuo, Fritz Perls, con la sua fiducia nella capacità di autoregolazione degli esseri umani, e tanti altri che in futuro saranno sempre più noti. Facendo tesoro di tutto il percorso che l'ha preceduta, la psicologia umanistica trova applicazione sempre crescente in ambiti non solo terapeutici ma anche educativi, aziendali e socio-sanitari, ampliando il campo d'azione dello psicologo classico e ufficializzando nuove figure professionali.Nel campo delle professioni di aiuto questo contributo si traduce in un passaggio sostanziale dall'atteggiamento di pietà, carità, solidarietà e assistenzialismo, a uno di collaborazione, corresponsabilità e compartecipazione. Non c'è più qualcuno che, dall'alto del suo sapere, risolve i problemi di un altro, ma c'è un addestramento all'indipendenza e all'autonomia in cui non si utilizzano le conoscenze sulla natura psichica dell'essere umano per "far guarire" qualcuno, ma si forniscono direttamente queste conoscenze a chi ne ha bisogno, affinché la persona possa poi comprendersi meglio e riequilibrarsi anche da sé.                                               Marcella Danon