TRIBUTE TO PIERLUIGI

I SOLDI NON PIOVONO DAL CIELO


Dare soldi ai figli? Quanti? Quando? Perché? Ecco un problema educativo in cui i genitori sono i veri arbitri. Le idee possono essere molto differenti.Ogni settimana Paolo, 11 anni, incassa una somma che oscilla tra uno e cinque euro: "Dipende da quello che ha fatto", spiega suo padre Mario, 43 anni, insegnante a Monza. "Prendere un bel voto o mettere in ordine la camera gli permette di guadagnare uno o due euro oltre il budget. Ma una marachella o una parolaccia possono costargli caro...". Per Mario i risultati di questo metodo sono infallibili: buoni voti a scuola e un comportamento migliore. Angela, 42 anni, madre di tre figli di 6, 10 e 13 anni, ritiene invece inconcepi­bile un tale metodo educativo: "Lo trovo debole e immorale", dice. "È così facile dare la mancia per farsi obbedire...". Rosa, trentottenne romana, due gemelli di 6, rincara la dose: "Non bisogna comprare i propri figli, ma educarli. Sono due cose totalmente diverse". Niente ipocrisia, però. I genitori non possono “far finta di niente” e mettere soltanto toppe in una specie di tiremmolla più o meno controllabile. In famiglia e con gli amici si parla moltissimo di soldi, spese, stipendi che non bastano mai, di aumenti salariali, ecc.È un momento educativo. Il problema deve essere inquadrato con chiarezza nella strategia educativa decisa dai genitori. Nel modo di gestire i soldi si rispecchiano idee e comportamenti quotidiani che finiranno per modellare i figli per la vita futura. L’inesperienza e l’incapacità di gestire il denaro sono alla base di molte infelicità familiari. Sempre più famiglie hanno scelto di domiciliare in banca le loro utenze: i costi di affitto, riscaldamento, corrente elettrica, gas, acqua, tasse dei rifiuti, assicurazioni, contributi di associazio­ni, pagamenti rateali vengono così detratti in modo silenzioso e invisibile dal conto. «Compralo!» è il sussurro (talvolta il grido) che ci viene in­contro dai negozi, dai grandi magazzini, sulla strada. Chi può sempre resistere all'aggressività della pubblicità? Chi non vuole nuotare nel lusso? Proprio perché siamo circondati e circuiti da più parti occor­re diventare consapevoli di ciò che entra e di ciò che esce dalle nostre tasche il più precocemente possibile, cioè fin da bambini.Discutete di questioni di soldi con i vostri figli. Spiegate loro tutto ciò che riguarda conti in banca, libretti di risparmio, buoni del Tesoro, carte di credito, interessi, eccetera. Spiegate che si deve pagare per tutto ciò che si compra e che il costo aumenta se spendiamo al di là delle nostre possibilità e se esageriamo con i prestiti. I genitori che parlano apertamente della loro situazione eco­nomica con i loro figli dimostrano di avere fiducia in loro. I bambini sperimentano in questo modo che vengono inclusi nelle decisio­ni importanti, sviluppano solidarietà e comprensione nei con­fronti dei loro genitori e delle scelte che questi operano. Senza parlare del fatto che i bambini capiscono più di quello che la maggior parte dei genitori riesce a immaginare. Deside­rano essere presi sul serio come membri della famiglia e voglio­no essere impegnati per il «bene comune» secondo le loro capa­cità. Pare che esista una serie di validi motivi per cui è bene che i bambini ricevano una paghetta regolare (settimanale, quindicinale o mensile non importa). Ad esempio, per imparare a gestire il proprio denaro e a cavarsela con quello di cui dispongono; per sviluppare la gioia che nasce dalla loro crescente auto­nomia; per sviluppare il senso di responsabilità; per avere le stesse possibilità dei loro coetanei; per farli partecipare al reddito familiare e perché i genitori possano parlare con loro del fatto di «fare economia», «pianifi­care» e «risparmiare»; per poter imparare dalle loro decisioni sbagliate, ecc. I ragazzi che ricevono dai genitori un microstipendio regolare e lo arroton­dano con qualche commissione dome­stica, pagata a parte, crescono intratte­nendo un rapporto responsabile con il denaro, non fosse altro perché imparano fin da bambini a collegarlo al merito e alla fatica. Troppe volte, però, la paghetta fissa è rimpiazzata dal prototipo della tangente: elargizioni estemporanee, dettate dalla convenienza o dalla parzialità e slegate da qualsiasi prestazione professionale lecita (tipo portare fuori i rifiuti o andare alla posta). Così nel ragazzo si fa strada l’idea che i soldi non siano la ricompensa per un lavoro ben fatto, ma il frutto di una concessione capricciosa da strappare con tecniche seduttive e ricattatorie. Se i figli s'attaccano alla banca a fondo perduto dei genitori oppure al pronto soccorso dei nonni, imparano a vivere allegramente al di sopra dei propri mezzi e non ci rinunciano più.Si può discutere di “premi di produzione”. Lo fanno gli adulti, perché non possono farlo i figli?Le trattative che riguardano il denaro però devono essere sempre corrette.I genitori non devono farsi ricattare. I bambini fanno confronti («A Gaia danno 50 euro alla settimana»). Decidete per conto vostro che cosa va bene e tenete duro. Questo è uno dei campi in cui non ci devono essere né vincitori né perdenti. Non siate né troppo generosi, né troppo tirchi. Vostro figlio deve imparare ad affrontare la questione denaro. Da pic­colo, il problema è come spenderlo; da grande è come guadagnarlo. Dategli abbastanza soldi, perché possa pren­dere qualche decisione da solo e abituarsi alla realtà della vita.Non pretendete che i bambini più piccoli riescano a rispar­miare.Come anche i grandi, ci si provano, ma molto di rado gli va bene. Sono troppe le cose che piacciono loro e subiscono troppa pressione da parte dei media e degli amici. È importante anche mettere in guardia i figli dall’eccesso del consumismo e abituarli a forme concrete di generosità e solidarietà.                                                               Bruno FerreroIL “COLORE” DEI SOLDINon è più una questione soltanto dei grandi; il rapporto con il denaro coinvolge anche molti ragazzini, che sperimentano sempre più precocemente la distanza fra i loro bisogni e aspettative e la concreta disponibilità di risorse per provvedere alla loro soddisfazione.Da piccoli, i figli si abituano a chiedere e ottenere senza troppa fatica quel che vogliono; anche nelle famiglie che benestanti non sono, si fa di tutto per accontentare le loro esigenze (vere o presunte): per non deluderli, per non creare loro una sensazione di disagio di fronte ai coetanei, perfino per comprare il loro affetto (soprattutto quando il papà e la mamma devono farsi perdonare la decisione di una separazione o una evidente latitanza dalla casa per ragioni di lavoro o di svago).A mano a mano che crescono, aumentano i desideri e le necessità; quanto più si inoltrano sulla strada della socializzazione, tanto più gli adolescenti diventano preda di un consumismo che ben si sposa con la strategia del “tutto e subito”. E i genitori appaiono sempre più frequentemente esasperati ed estenuati da richieste esorbitanti, immotivate, frivole; nello stesso tempo, anche impotenti, perché è difficile invertire la rotta di abitudini e stili di vita ormai consolidati, soprattutto se sviluppati alla luce di comportamenti adulti poco responsabili.Per non cadere in questa spirale dalla quale è oggettivamente difficile uscire e che comporta comunque sofferenze, incomprensioni e un inquinamento delle relazioni familiari, occorra muoversi per tempo e porsi in una prospettiva preventiva: non è mai troppo presto per abituare i figli al valore della sobrietà, anche quando la posta in gioco è l’uso di un piccolo salvadanaio. Sono tanti i modi per trasmettere e, soprattutto, condividere questo atteggiamento, che è una delle contestazioni più radicali alla logica dello spreco, che domina nella società odierna: e occorre stare in guardia, perché può accadere che i figli confondano la sobrietà con una presunta avarizia dei genitori. Come evitare questa confusione? Credo che, innanzitutto, occorre superare la tentazione di ricompensare i ragazzi perché hanno fatto il loro dovere. Andare bene a scuola, fare qualche lavoretto domestico e cose di questo genere non possono essere remunerate a livello economico: comportarsi bene è qualcosa che non ha prezzo e non può essere mercanteggiato. Un padre e una madre possono però mostrarsi comprensivi e perfino generosi di fronte a richieste motivate: quel che conta è cercare insieme di distinguere il superfluo e il necessario e, cosa più difficile, il necessario e l’essenziale. Questo significa insegnare ai propri figli a comprendere la relazione fra il mezzo e il fine: le cose da comprare valgono se costituiscono un obiettivo sensato, che è l’esatto contrario del cedere alla moda e all’apparenza.Un altro modo di educare i figli all’uso del denaro è guidarli a saper distribuire le proprie esigenze e desideri nel corso del tempo: questo non serve soltanto a creare una certa distanza fra il volere qualcosa e l’ottenerla, ma ad accrescere la riflessione e la verifica sul perché procurarsi un certo bene. Spendere o investire? Non è un dilemma di poco conto, ma i ragazzini spesso sono molto più intelligenti di quanto possiamo pensare. In questa prospettiva, può essere interessante che i figli imparino a riconoscere il “colore” dei soldi: sono grigie le banconote che vengono consumate per cose insignificanti o solo per una momentanea gratificazione personale; assumono le tonalità dell’arcobaleno quelle che contribuiscono a migliorare la vita, soprattutto se si tratta dell’esistenza di tutti e non solo della propria. Il denaro come trampolino di lancio per un progetto esigente, come ponte per transitare verso gli altri, come leva per esprimere la cura del mondo in cui abitiamo: sono indicazioni preziose e tutt’altro che scontate, che aiutano i ragazzi a capire che, in definitiva, la politica – che dovrebbe essere un approccio sapiente alla convivenza umana – comincia fra i banchi di un supermercato, oltre le vetrine di un centro commerciale.Infine, e non è cosa di poco conto, mi sembra giusto che in famiglia i figli possano sperimentare, anche in rapporto all’uso dei soldi, una relativa autonomia, che è alla base di una duratura responsabilizzazione. In questo esercizio che spesso è quotidiano, è inevitabile che si siano errori di valutazione e momenti di debolezza; ma a poco a poco un adolescente apprende come utilizzare questa risorsa mettendo insieme la sua libertà e il rispetto di esigenze che vanno oltre il momento presente.                         Marianna Pacucci da BS Maggio 2008