TRIBUTE TO PIERLUIGI

LA CONDIVISIONE


Papi ha cinque anni, è un bambino del mio quartiere, sempre solo. Papi non parla, ti guarda e segue ogni tuo movimento. Papi è sempre "bianco", cioè sporco di polvere, nudo, pieno di piaghe, ma non piange, non si lamenta, Papi ha semplicemente fame! Al mattino è lì, al pomeriggio è lì ... gli altri bambini non lo chiamano a giocare insieme a loro. Con due grandi occhi mi guarda e segue le mie scorribande avanti e indietro. Papi ha paura del mio cane che continua ad abbaiare e se ne sta a debita distanza. Papi ha un grosso ventre, e braccia e gambe scheletriche. Papi ha semplicemente fame! Sono arrivato da qualche mese in missione e ormai lo vista di Papi fa parte del "panorama" ... lui c'è e basta. Non mi chiede mai niente, non parla. Così un giorno mi avvicino, tento qualche parola in tupurì, lo saluto, lui prende paura, non mi guarda negli occhi ma resta fermo lì. Giorno dopo giorno Papi prende confidenza, lo invito a farmi da segretario, ad accompagnarmi nei miei viaggi per la città ... ma lui continua a non guardarmi e a non parlare. Poco a poco alza un po' lo sguardo, mi indica lo sua casa ... con lui entro e conosco lo mamma (il papà è lontano, in qualche città della Nigeria) e i fratelli, tanti come sempre. La mamma mi sorride e, con l'ironia tipica delle donne tupurì, mi dà il soprannome "Panpapi" , papà di Papi. .. eccomi "papà"! Papi ora non ha più paura, si avvicina alla missione, mi guarda, ma ancora non parla ... chiedo ai parenti, agli altri bambini, tutti mi dicono che Papi non parla, è muto ... Non ci credo, non ci posso credere. Sembra un bambino sveglio, i rumori li sente, non è certamente sordo ... Un giorno gli chiedo di accompagnarmi al mercato e lui, tutto fiero, mi aiuta portando il pane e la frutta che avevo comperato. Arriviamo alla missione e prima di salutarlo gli porgo un pezzo di pane, ma non so se faccio bene, con quel gesto mi sento il "bianco ricco". Lui accetta il pane e sussurra "sussè", che significa grazie in tupurì. .. sussurra quella parola che aspettavo da tanto tempo. Allora Papi parla, parla! Guarda il pane, mi guarda, io me ne vado ... ma resto a spiarlo di nascosto. Papi sorride, lecca il pane, ne mangia in fretta alcuni bocconi e poi, più si avvicina alla fine, più mangia lentamente, l'ultimo pezzo lo mette in una specie di tasca in quella specie di pantaloncini... sorride tra sé e se ne va. Dove sarà andato a finire con il suo panino? Nel suo nascondiglio segreto? Ha paura che gli altri lo vedano? Si vergogna? Mi faccio tante domande. Verso sera faccio una passeggiata, entro nel cortile della casa di Papi e lui mi viene incontro ancora sussurrandomi "sussè". Anche i fratellini più piccoli mi vengono incontro di corsa e sorridono ... Un giovane che conosco mi dice che Papi, raggiante, era tornato la mattina dalla missione col pezzo di pane come fosse un trofeo e lo aveva condiviso con i fratellini. Papi finalmente può parlare. Papi è diventato l'eroe del giorno!