TRIBUTE TO PIERLUIGI

L'OBBEDIENZA


Stasera è venuta Marafta, una ragazza di 17 anni, una bella ragazza tupurì che partecipa con gioia e convinzione alle varie attività della parrocchia: il gruppo giovani, la corale, la catechesi. Marafta è di quelle (e qui a Fianga sono poche) che non ha paura di parlare in pubblico, e sa esprimere le sue idee con intelligenza e coraggio. Marafta frequenta il liceo e si impegna nello studio. Quella sera, con lo sguardo basso, mi aspetta per parlarmi. E' seria, preoccupata, e quando arrivo vedo che tiene in mano un fazzoletto e di tanto in tanto si asciuga le lacrime. Marafta sta piangendo. E' vestita bene, come nei giorni di festa. Cosa sta succedendo? Dopo un lungo silenzio Marafta esplode: "Mon père, je dois partir! Iis m'ont mariée ... " (padre, devo partire, mi hanno data in sposa ... ). Ieri, a sua insaputa, il padre l'ha sposata con un uomo della capitale, Ndjamena, che lei non ha mai visto, mai conosciuto e domani dovrà partire. Il padre ha già ricevuto una parte della dote pattuita. Marafta mi spiega che il padre aveva bisogno di soldi ed è per questo che l'ha data in moglie ... le aveva promesso di farle concludere gli studi, di far scegliere a lei il suo futuro e soprattutto con chi avrebbe formato una famiglia ... "Mio padre mi vuole bene, dice che ha scelto per me un buon partito, devo partire, devo obbedire". Marafta mi chiede una benedizione, e vuole in dono un rosario, mi chiede di ricordarla nella preghiera e di dire alla comunità che non dimenticherà Fianga e che continuerà il suo cammino per essere battezzata a Ndjamena ...Siamo nel 2000, mi dico, e qui la donna è proprio una merce, un bene di scambio, qualcosa che ti serve per soddisfarti, avere figli e portare avanti la famiglia ... magari quell'uomo di Ndjamena è già sposato con altre mogli e Marafta diventerà una delle tante. Che tristezza .Sento il cuore rivoltarsi contro queste tradizioni che non rispettano la persona ma che guardano solo al guadagno (una moglie è pagata dall'aspirante marito nove mucche e questo, per i poveri, è una grande ricchezza; una ragazza è sempre valutata per quello che porterà alla famiglia di origine quando sarà sposata). E' vero, poco a poco queste tradizioni stanno cambiando, nelle città si nota una certa emancipazione della donna e in più sarebbe del tutto errato pensare che la donna sia considerata una schiava all'interno della famiglia tupurì, dove ha il suo spazio, una certa libertà e può gestire i propri beni e quelli della famiglia ..Sta di fatto che resta una merce da comperare senza chiederle il consenso! Marafta è il simbolo di tutte quelle ragazze che vogliono uscire dagli schemi fissi di una tradizione che le tiene sottomesse, ma non ne hanno la forza, perché forse non è ancora giunto il momento. Sono a conoscenza di tante ragazze che per non cedere sono scappate via lontano, ... che tristezza! Marafta non è venuta a chiedermi di cambiare la situazione. Io, straniero, non posso entrare in discussioni che riguardano lo tradizione tupurì, ne uscirei incompreso e non servirebbe per trasformare leggi e precetti radicati da centinaia d'anni. Devo sempre ricordarmi che sono "ospite" in questa cultura ... ma stasera sento il cuore gonfio di rabbia! Marafta si mette al collo il rosario di plastica rosa e mi dice: "Padre, questo mi servirà nei momenti difficili, la vita è dura!". "Sì, Marafta, la vita è dura e capisco come la tua obbedienza ti costi la tua stessa vita!". Il mattino dopo, insieme a qualche amico e ai parenti accompagno Marafta alla fermata del camion che la porterà nella capitale per incontrare lo sposo che non ha mai visto. Torno alla missione pensando all'Italia, ai giovani italiani, a tutti gli incontri fatti sui temi dell'amicizia dell' innamoramento, del matrimonio ... tutto sembra così lontano ... come Marafta che dall'alto del grande camion ci saluta, e in mezzo a una nuvola di polvere, scompare, Buon viaggio Marafta!